TUTTA “COLPA” DEL TURN-OVER?!?

Standard

 

07102018-panchina-giorno-turn-over-hamsik-insigne-allan-milik-www.ilmionapoli.it_-730x482

E’ luogo comune abbastanza diffuso tra una parte della tifoseria partenopea sostenere che la responsabilità del ritardo accumulato in classifica dal Napoli (sia dalla Juve capolista che dal punteggio conseguito lo scorso anno…) sia, in larga misura, attribuibile alle “rotazioni” di Ancelotti dal momento che l’anno passato, senza ricorrere alle suddette rotazioni, il Napoli dei “titolarissimi” aveva ben 10 punti in più in classifica e, a differenza di quest’anno, ed era in piena lotta per il titolo.

Ebbene, premesso che:

1) come già evidenziato in un precedenti scritti, il ritardo dalla Juve dipende molto anche dalla diversa andatura (e diversa partenza…) in campionato dei bianconeri che, mentre quest’anno, tranne in tre occasioni in cui hanno pareggiato, hanno sempre vinto, l’anno passato fecero registrare ben due sconfitte (a Genova con la Sampdoria e in casa col Lazio) nelle prime dieci partite di campionato (e, con molta probabilità, se anche quest’anno la Juve avesse perso due volte nelle prime giornate, il Napoli difficilmente sarebbe con 13 punti di ritardo);

2) sul ritardo di 10 punti rispetto allo stesso punteggio totalizzato dal Napoli a questo punto della passata stagione incide molto anche la “configurazione” del calendario, tant’è che alla fine del girone di andata il ritardo era di “soli” quattro punti mentre, come già sottolineato in altre occasioni, nella “classifica comparata” tra quest’anno e quello scorso il Napoli, al netto del doppio confronto “in casa e in trasferta” contro i medesimi avversari, ha totalizzato gli stessi punti, ossia 27 punti quest’anno (frutto di 6 punti con la Lazio, 4 col Milan, 3 con la Sampdoria, 4 con la Fiorentina, 4 col Torino e 6 col Parma) e 27 punti l’anno passato (6 con la Lazio, 4 col Milan, 6 con la Sampdoria, 1 con la Fiorentina, 4 col Torino e 6 col Crotone, essendo il Parma una neo-promossa);

3) quest’anno le tanto vituperate (e a molti invise) rotazioni, eccetto nella disastrosa trasferta di Genova con la Sampdoria, nella quale, a mio modesto avviso, ha pesato più l’assetto tattico (con Verdi alto a destra che non assicurava lo stesso lavoro di raccordo tra centrocampo e attacco che solitamente garantisce Callejon e con Diawara e Allan insieme a centrocampo, entrambi più portati a svolgere un lavoro di interdizione piuttosto che di impostazione, tant’è che lo stesso Sarri non li schierava quasi mai contemporaneamente, visto che, quelle poche volte che concedeva un turno di riposo a Jorginho, toglieva anche Allan dall’undici titolare schierando Zielinski come intermedio destro di centrocampo) che non il “turn-over” (basti pensare che nello schieramento iniziale mancavano solo due “titolarissimi”…), e nel pareggio casalingo col Chievo, sono sempre state foriere di risultati positivi (vedi Torino-Napoli, Napoli-Parma, Napoli-Sassuolo, Napoli-Frosinone, Cagliari-Napoli, Napoli-Zurigo, etc);

si fa sommessamente notare quanto segue: nel ritardo che il Napoli ha finora accumulato in classifica nei confronti della Juventus, 4 punti sono dovuti al “surplus” di punteggio che i bianconeri hanno ottenuto rispetto all’anno passato (e, pertanto, non “dipendono” dal Napoli, tantomeno dalle rotazioni di Ancelotti!), altri punti di ritardo sono conseguenti alla sconfitta rimediata nello scontro diretto dell’andata a Torino (e in quella gara il Napoli giocò con la formazione titolare), mentre altri 4 punti il Napoli li ha persi per strada nei due recenti pareggi a reti bianche con Fiorentina e Torino e, in entrambe le gare, la mancata vittoria di certo non è imputabile al “turn-over”, sia perché il Napoli ha prodotto tantissime occasioni da rete (e solo l’imprecisione sotto porta dei vari Insigne, Milik e Mertens, unita ad un po’ di cattiva sorte e alle buone prestazioni dei portieri avversari, hanno impedito di portare a casa l’intera posta in palio), sia perché, anche in queste due gare, non vi sono state eccessive rotazioni (così come contro la Roma e contro l’Inter). Ergo, se proprio si vuole essere “fiscali” (o pignoli…) il Napoli quest’anno ha perso più punti con i “titolari” in campo che non con le cosiddette seconde linee.

Per tali motivi, chi pretestuosamente addossa al “turn-over” e alla gestione dell’organico fin qui adoperata dall’allenatore, la responsabilità dell’attuale ritardo in classifica del Napoli (evitando, tuttavia, di evidenziare che, al tempo stesso, il Napoli ha totalizzato 6 punti in più nelle competizioni internazionali tra Champions ed Europa League…), lo fa solo perché in realtà è prevenuto nei confronti di Ancelotti e/o delle rotazioni in generale.

 

Giuseppe Santoro

Europa League Vs campionato: la “diatriba” che divide i tifosi del Napoli.

Standard

napoli-lipsia

Il nuovo “tormentone social” di molti tifosi del Napoli (in particolar modo i “nostalgici del Sarrismo” e gli “anti-societari”) è quello di affermare che, qualora il Napoli quest’anno non dovesse vincere l’Europa League, quella attuale sarebbe una stagione “fallimentare” in quanto, secondo costoro, essere eliminati ai sedicesimi di finale e uscire ai quarti (o in semifinale), ai fini del risultato finale, è la stessa cosa; beh, se il metro di giudizio è questo, allora si potrebbe tranquillamente affermare che anche arrivare secondi in campionato con 200 punti, ai fini del risultato finale, è la stessa cosa che arrivare quarti con 71 punti…

E, rimanendo in tema di punti, tutti quelli che, a giusta ragione, esaltano il punteggio record di 91 punti conquistato lo scorso anno e non perdono occasione per stigmatizzare il ritardo in classifica del Napoli di quest’anno rispetto a quello dello scorso anno (anche se nella “classifica comparata” il distacco è, al momento, pressoché nullo…), omettono di notare (e far notare) che nelle competizioni europee quest’anno il Napoli ha già totalizzato ben 6 punti in più (3 punti in più Champions, in un girone di ferro, e 3 punti in più, finora, in Europa League) rispetto alla passata stagione; evidentemente per costoro i punti conquistati in campionato hanno una valenza maggiore rispetto a quelli conquistati nelle Coppe europee. Eppure, a ben pensarci, dovrebbe essere l’opposto, dal momento che non solo i punti “europei” valgono anche per il “ranking” (a differenza di quelli conquistati in patria…) ma, appena due giorni orsono, a Madrid, abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di quanto, per una squadra italiana, conquistare punti nelle competizioni internazionali sia un’impresa molto più ardua che farli nel campionato nazionale!

 

Giuseppe Santoro

P.S.: a tutti coloro che porranno obbiezioni sostenendo che, in realtà, lo scorso anno nelle Coppe europee il Napoli non ha totalizzato 9 punti bensì 15 (sommando ai 6 della Champions e ai 3 dell’Europa League, anche i 6 conquistati nella doppia sfida col Nizza nei play-off di Champions), ossia gli stessi di quanti finora totalizzati quest’anno, va fatto notare che i preliminari di Champions costituiscono un turno “extra” che, a differenza degli prossimi ottavi di finale di Europa League che il Napoli di quest’anno ha conquistato “sul campo”, esula dalle prestazioni (e dalla volontà) della squadra attuale; in altre parole sono “mini-competizione” accessoria cui il Napoli di quest’anno, al contrario di quello della passata stagione, non ha proprio partecipato in quanto non “poteva” (sia perché nel frattempo sono cambiati i criteri di accesso ammettendo ben quattro squadre italiane direttamente ai gironi, sia perché, se anche fossero rimasti invariati, il Napoli, in virtù dell’ottimo secondo posto in campionato dell’anno passato, non vi avrebbe ugualmente preso parte) e, pertanto, quei 6 punti “extra” (per quanto importantissimi…) non può essere conteggiati e messi “sulla bilancia”.

IL DISFATTISMO INFONDATO STA OSCURANDO L’OTTIMA STAGIONE DEL NAPOLI

Standard

SSC-Napoli-Wallpapers-football-wallpaper-ssc-napoli-4466-wallpaperLavezzihd

Una delle motivazioni più ricorrenti adottate da moltissimi tifosi del Napoli per giustificare il loro giudizio negativo (sic!) circa l’attuale stagione del Napoli è quella che con Sarri si lottava per lo scudetto, con Ancelotti no. Considerazione che, sulle prime, appare ineccepibile; peccato però che i “tifosi” del Napoli (e anche tantissimi “addetti ai lavori”) dimenticano (o fingono di dimenticare) che il Napoli di Sarri ha dato la “sensazione” di poter vincere lo scudetto per ben due volte in tre anni, soprattutto perché la Juve, in ambedue le occasioni, era partita col freno a mano tirato, rimediando ben tre sconfitte nelle prime 10 giornate nel campionato 2015/16 e due sconfitte in quello 2017/18; non c’è bisogno di aver studiato alla Luiss o alla Bocconi per affermare, senza tema di smentita, che se anche nella stagione in corso la Juve avesse perso 2/3 partite nelle prime 10 giornate, pure il Napoli di Ancelotti sarebbe stato in corsa per il titolo e avrebbe dato la “sensazione” di poter vincere il campionato!

Piaccia o no è la Juve di Allegri e Cristiano Ronaldo che sta andando troppo forte (zero sconfitte, tre pareggi e venti vittorie in 23 gare), non il Napoli di Ancelotti che sta procedendo a rilento rispetto allo scorso anno, anche perché a molti sfugge che se Ancelotti (finora!) non ha fatto meglio di Sarri, è altrettanto vero che neanche Sarri ha fatto meglio di Ancelotti: in campionato il Napoli lo scorso anno è arrivato secondo (con 91 punti e una media di 2,39 punti a partita), ad oggi il Napoli è ugualmente secondo (con 52 punti e una media attuale di 2,26 punti a partita) e nella classifica “comparata”, al netto della doppia sfida di andata e ritorno, ha finora ottenuto gli stessi identici punti che aveva conquistato nel campionato scorso, ossia 17 punti quest’anno (6 con la Lazio, 4 col Milan, 3 con la Sampdoria e 4 con la Fiorentina) e 17 punti lo scorso anno (6 con la Lazio, 4 col Milan, 6 con la Sampdoria e 1 con la Fiorentina); in Champions League l’anno passato il Napoli è arrivato terzo con 6 punti (e una media 1 punto a partita) in un girone con Manchester City, Shakhtar Donetz e Fejenoord, quest’anno è arrivato parimenti terzo ma con 9 punti (e una media 1,5 punti a partita) in un girone con Paris Saint Germain, Liverpool e Stella Rossa; in Coppa Italia il Napoli di Sarri è stato eliminato ai quarti di finale (perdendo in casa con l’Atalanta), così come quello di Ancelotti (eliminato perdendo in trasferta col Milan); in Europa League lo scorso anno il Napoli è uscito ai sedicesimi di finale per mano dei tedeschi del RB Lipsia, quest’anno li deve ancora disputare, per cui se dovesse superare il turno avrà già migliorato lo score dello scorso anno, se malauguratamente dovesse essere eliminato, lo avrà pareggiato!

Eppure, nonostante numeri inequivocabili e inattaccabili, a Napoli si respira, ad ogni latitudine, un’aria da funerale e regna sovrano un disfattismo esagerato misto a delusione diffusa: e se fossimo davvero quinti in classifica (così come previsto dalle famigerate “griglie” estive), se in Champions avessimo realmente racimolato la miseria di 4 punti (così come pronosticato dalle tantissime “cassandre” nostrane che, all’indomani del pareggio ottenuto nella gara d’esordio a Belgrado, prevedevano ben quattro sconfitte contro francesi e inglesi e un’unica vittoria in casa con la Stella Rossa) e in Coppa Italia fossimo stati eliminati perdendo, magari ai rigori, col Sassuolo in casa? Cosa sarebbe accaduto? Cosa avrebbero detto/scritto?

Un’ultima considerazione va fatta per tutti quelli che, perennemente insoddisfatti, addossano la colpa di questa stagione “fallimentare” (ma, come visto, solo nella loro testa bacata!) al “non mercato” del Napoli e all’assenza in rosa di presunti “top-player” e/o calciatori di provata esperienza internazionale: i campioni (quelli veri) costano dai 60 ai 100 milioni e guadagnano dagli 8 milioni ai 15 milioni netti l’anno e il Napoli (con 145 milioni di fatturato strutturale e con ben 118 milioni di monte ingaggi attuale), nolente o volente, non se li può assolutamente permettere.

Sono cose talmente elementari che le capirebbe finanche una bambina di 8 anni, ma loro no…

 

Giuseppe Santoro

PARADOSSO NAPOLI: I RISULTATI NON INCREMENTANO IL FATTURATO (NE’ LA SODDISFAZIONE DEI “TIFOSI”)

Standard

psgnapoliallan_201810242139_400x265

Il Napoli, nelle ultime 10 stagioni, si è sempre qualificato per le Coppe Europee e negli ultimi 9 anni, al netto di un improbabile “tracollo” nella stagione in corso, ha totalizzato quattro secondi posti, tre terzi posti e due quinti posti (quinti posto che solo per un’inezia non sono stati altri due terzi posti, dal momento che nel 2015 bastava che Higuain non sbagliasse il rigore all’ultima giornata contro la Lazio e nel 2012 bastava vincere a Bologna alla penultima giornata contro una squadra già salva e che non aveva alcun obiettivo da perseguire), raggiungendo per ben cinque volte in sei anni (2013, 2014, 2016, 2017, 2018) il proprio record storico di punti in serie A; ha partecipato per ben 5 volte alla fase finale della Champions League, dalla quale in due occasioni è stato eliminato agli ottavi dalla squadra che ha poi vinto la Coppa e altre due volte è uscito ai gironi per la differenza reti arrivando, in entrambe le occasioni, a pari punti con la finalista dell’anno precedente; ha disputato una semifinale di Europa League, ha vinto due Coppe Italia e una Supercoppa (e un’altra non l’ha vinta solo per i noti fatti di Pechino…); ha avuto in panchina due allenatori di grosso “appeal internazionale” come Benitez e Ancelotti e ha annoverato per ben tre anni in rosa (rosa che, secondo il portale Transfermarkt.com, è da anni “quotata” come la 2.a/4.a d’Italia e la 13.ima/16.ima d’Europa!) colui che era da tutti considerato l’unico (o uno dei pochissimi) top-player del campionato italiano….
Ciononostante, così come riportato anche dal noto giornalista de Il Sole 24 Ore, Marco Bellinazzo, il fatturato strutturale (escluse, quindi, le plusvalenze e i proventi Uefa) del Napoli negli ultimi anni non è affatto cresciuto (o, se è aumentato, lo è stato nell’ordine di qualche decina di milioni di euro)…
…evidentemente, alla luce di quanto sopra, i ricavi strutturali del Napoli più di questo non possono crescere (tenuto anche conto del tessuto socio-economico dell’ambiente partenopeo)!

Una soluzione al problema poteva essere rappresentata dalla realizzazione di uno stadio di proprietà (sul modello inglese), ma quando la società aveva individuato e richiesto l’area di Bagnoli dove poter costruire stadio e centro sportivo, le Istituzioni (sia locali che nazionali) fecero muro sostenendo che per la suddetta area c’erano “ben altri progetti in cantiere”. Si fa sommessamente notare che, da allora, sono già trascorsi circa due anni e, per quanto concerne l’area di Bagnoli, non è cambiato assolutamente nulla; avessero avallato il progetto del Napoli, chissà… Successivamente erano stati individuati due terreni tra Melito e Mugnano di Napoli per stadio e centro sportivo ma “l’elite cittadina” è letteralmente insorta contro tale ipotesi: si ricordano, infatti, gli “strali polemici” di alcuni “illustri pensatori e opinionisti” napoletani i quali perentoriamente ammonivano che “ovemai il Napoli fosse andato via da Napoli (come se Melito stesse in Svizzera o Danimarca!), a quel punto si poteva anche non chiamare più Napoli!” E fu così che, alla fine, anche il progetto “stadio di proprietà” è miseramente naufragato!

Rebus sic stantibus, cosa dovrebbe fare la società per far aumentare il proprio fatturato strutturale?

Ma il dato più importante (e per certi versi più preoccupante…) dell’analisi fatta da Bellinazzo è che negli ultimi anni i costi di gestione del Napoli sono sensibilmente aumentati: “nel 2013” -scrive Bellinazzo- “il Napoli pagava 67 milioni di stipendi e aveva ammortamenti (il costo del cartellino spalmato sugli anni di contratto) per 36 milioni circa. La rosa costava in altri termini poco più di 100 milioni. Nel 2018 il Napoli paga ingaggi (sempre incluse le imposte) per 114 milioni ed ha ammortamenti per 65 milioni. Fanno circa 180 milioni. Significa l’80% in più. Quasi 35 milioni in più dei ricavi strutturali”. Va da sé, dunque, che senza i soldi della Champions e quelli delle tanto vituperate plusvalenze il Napoli non può assolutamente mantenersi ai livelli attuali; eppure ci sono tantissimi “tifosi” e “addetti ai lavori” che si lamentano sempre di più di una società che, a loro dire, pensa esclusivamente a conseguire piazzamenti in Champions e a realizzare plusvalenze, piuttosto che puntare a compiere il tanto desiderato e più volte invocato “salto di qualità”!
Ma una squadra che, come visto, in campionato arriva quattro seconda e tre volte terza e in Champions per due volte è arrivata agli ottavi (e due volte non vi è approdata soltanto per un pelo), quale ulteriore “salto di qualità” dovrebbe compiere? Vincere lo scudetto e arrivare tra le prime otto d’Europa? E come si possono conseguire questi risultati se come “competitor” vi sono squadre che, ogni anno, fatturano 2/3/4 volte di più? Piaccia o no, il Napoli non può assolutamente permettersi calciatori che costano 70/100 milioni (e che guadagnano 7/10 milioni netti l’anno) come invece possono fare la Juve, il Real Madrid, il Barcellona, il Paris Saint Germain, il Bayern Monaco, il Manchester City, il Chelsea, il Liverpool, il Manchester United, etc… Nolente o volente, una persona che guadagna 1300 euro al mese non potrà mai avere lo stesso tenore di vita di chi ne guadagna 3000; una Mercedes Classe E non potrà mai correre quanto una auto da Formula 1!

…infine ci sono quelli che “E allora se non può garantirci lo scudetto (come se fosse qualcosa di “dovuto”, non si sa bene in virtù di cosa…), ceda la società!” E a chi? Chi mai spenderebbe 300/400 milioni di euro (si ricorda che tre anni orsono Forbes quotò il Napoli 396 milioni di dollari, pari a circa 350 milioni di euro) per rilevare una società che fattura, al netto di plusvalenze e introiti Champions, 150 milioni l’anno, che non ha uno stadio di proprietà e che partecipa ad un campionato poco competitivo/allettante dove vi è una squadra che fattura più del doppio? Solo un pazzo (o qualche trafficante di armi/droga con ingenti somme di denaro da riciclare)! Ma poi, ammesso e non concesso, che il Sultano del Brunei (l’uomo più ricco del mondo) o Bill Gates decidesse di acquistare il Napoli, lo sanno quelli che bramano la cessione della società che, in virtù del Fair Play finanziario, un proprietario di un club, seppur ricchissimo, non può spendere più di quanto la società stessa incassa? Può anche aver mille milioni di euro da buttare, ma se la sua società fattura 10, di certo non potrà spendere 20! Motivo questo che denota, ancora di più, come coloro che invocano/sognano l’arrivo del fantomatico sceicco per vincere lo scudetto o, peggio ancora, quelli che dicono/scrivono “meglio indebitarsi, vincere lo scudetto e poi fallire piuttosto che arrivare sempre secondi!” in realtà non sanno nemmeno minimamente di cosa stanno parlando… Eppure parlano, eccome se parlano… del resto, come a suo tempo denunciato da Umberto Eco, “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

 

Giuseppe Santoro

A CHI FIGLIO E A CHI FIGLIASTRO!

Standard

trio-1

 

A Napoli aumenta sempre di più la schiera di “tifosi”, “giornalisti” e “opinionisti” che, dopo ogni mancata vittoria del Napoli, vorrebbero che Ancelotti cambiasse modulo e modo di giocare, in quanto, a loro dire, il sistema di gioco adottato dal Napoli non esalterebbe a pieno le caratteristiche di alcuni calciatori i quali, secondo costoro, renderebbero meglio in un centrocampo a tre e, a distanza di anni, si torna a parlare, sempre con maggiore insistenza, dei “famigerati” fuori-ruolo. Ebbene -a parte il fatto che il sistema di gioco di Ancelotti è un sistema molto fluido, liquido, per cui il tanto vituperato 4-4-2 lo si vede solo in fase “passiva”, mentre in fase di possesso il Napoli si posiziona in campo con svariati schieramenti, tutti diversi tra loro (a seconda del tipo di partita che Ancelotti intende giocare, degli uomini schierati in campo e degli avversari…), per cui vediamo sovente il Napoli cambiare pelle in campo e posizionarsi con un 3-5-2, un 4-2-3-1, un 3-4-1-2/3-4-2-1, un 4-3-2-1/4-3-3, etc e, di conseguenza, vediamo ogni calciatore, in particolar modo i centrocampisti, ricoprire più di un ruolo- andrebbe fatto notare ai cosiddetti “filosofi del fuori-ruolo” che nel calcio moderno, e in particolar modo a determinati livelli, è inimmaginabile che un calciatore professionista possa rendere solo in un unico ruolo e, soprattutto, che non renda se spostato di 15 metri più a destra o più a sinistra, più a avanti o più indietro, a maggior ragione se si parla delle cosiddette “mezzali”, tipologia di calciatori che, per definizione, sono una “sorta di compromesso” tra ali (o esterni offensivi), centrali di centrocampo (non difensivi!) e trequartisti di raccordo (quindi non trequartisti-seconde punte!).
Va da se, dunque, che parlare di calciatori “fuori-ruolo”, in siffatte condizioni, è assolutamente… fuori luogo!

Fa specie, però, che la maggior parte di coloro che criticano Ancelotti e le sue scelte, sono tutti o quasi “nostalgici del Sarrismo” e, mentre ad Ancelotti e prima ancora a Benitez si rimprovera/rimproverava di schierare troppi calciatori fuori posizione (!) e, quindi, di voler giocoforza adattare i calciatori alle loro idee invece di adattare il gioco ai calciatori, con Sarri pretendono/pretendevano l’esatto contrario, ossia che devono/dovevano essere i calciatori ad adattarsi all’allenatore e, di conseguenza, chi non si calava alla perfezione nella parte “da soldatino” veniva/viene bollato come non adatto al suo gioco e, quindi, non utile alla causa; da notare, tra l’altro che proprio lo stesso Sarri, nella conferenza stampa di ieri, ha ribadito di non prevedere alcun “piano B” (tanto invocato dalla critica inglese dopo i recenti passi falsi del Chelsea..) e che è sua volontà non cambiare assolutamente il suo modo di fare calcio e di voler continuare con le sue idee!

Si arriva, pertanto, al paradosso (tutto Napoletano) di chiedere (talvolta addirittura pretendere…) ad allenatori pluridecorati e vincenti come Benitez e Ancelotti di cambiare e “adattarsi”, ascoltando i consigli (non richiesti!) della piazza, ma al tempo stesso si accetta/tollera che un allenatore come Sarri, bravissimo ma che finora non ha ancora vinto nulla, dichiari pubblicamente di non volere cambiare e/o adattarsi; si criticano ferocemente Ancelotti e/o Benitez, rei di impiegare le mezzali da esterni, da centrali e/o trequartisti, ma non Sarri, che a Londra impiega un centrocampista difensivo (o, se preferite, un mediano puro, un incontrista) come Kantè da mezzala destra di inserimento, pur di non cambiare il suo modo di giocare che prevede un solo uomo (necessariamente un “fine palleggiatore”) davanti alla difesa e che pretende da calciatori con grossa tecnica individuale e, quindi, bravissimi a portare palla e a saltare l’uomo, un gioco esclusivamente a due tocchi!

Dalla serie: due pesi e due misure o, per dirla alla Napoletana, “a chi figlio e a chi figliastro”!

 

Giuseppe Santoro

STAGIONE FALLIMENTARE??? A NAPOLI ANCHE LA MATEMATICA DIVENTA “OPINIONE”!

Standard

ancelotti.de.laurentiis.750x450

Secondo una mia personalissima “tabella”, il Napoli è una squadra che ha nelle sue corde un potenziale di 87 punti stagionali, così “ripartiti”: 60 punti da conquistare vincendo, sia all’andata che al ritorno, contro le dieci squadre che stazionano nel “lato destro” della classifica, 16 punti vincendo in casa e pareggiando fuori con Atalanta, Torino, Sampdoria e Fiorentina, 6 punti totali contro Lazio e Milan (vittoria in casa e sconfitta fuori), 4 punti pareggiando in casa e fuori con Inter e Roma e 1 punto con la Juve (pareggio in casa e sconfitta a Torino), per un totale, appunto, di 87 punti. Lo scorso anno il Napoli ne ha fatti 91, 4 in più; quest’anno, invece, rispetto alla suddetta “tabella di marcia”, il Napoli ha, finora, perso 2 punti pareggiando in casa col Chievo e altri 2 punti perdendo a Genova con la Sampdoria e a Milano con l’Inter per un totale di 4 punti “mancanti”, ma, sempre rispetto a tale tabella, ne ha già recuperati 8 (1 con il Milan, 3 con la Lazio, 2 vincendo a Bergamo e altri 2 vincendo in trasferta col Torino), ritrovandosi così con una “differenza parziale” di 4 punti in più. Ergo, se il Napoli dovesse proseguire con questo ritmo, chiuderebbe il campionato a 91 punti, eguagliando così il punteggio record dello scorso anno!

In Coppa Italia, male che vada, il Napoli, qualora dovesse perdere martedì sera a Milano, si fermerà ai quarti di finale, esattamente come l’anno scorso, quando il Napoli fu eliminato perdendo in casa con l’Atalanta, con la differenza, però, che uscire da una competizione con una (eventuale) sconfitta in trasferta con il Milan è indubbiamente “meglio” (o meno peggio…) che uscire perdendo in casa con l’Atalanta, pertanto, comunque vada, ci sono tutti i presupposti per poter dire che il Napoli, in Coppa Italia, avrà fatto “meglio” dello scorso anno, così come in Champions League: avesse ottenuto gli stessi 6 punti dell’anno passato, considerato il livello superiore degli avversari affrontati, già si poteva dire che il Napoli aveva fatto meglio, avendone conquistati addirittura 9 (il 50% in più!) si può tranquillamente affermare che quest’anno in Champions il Napoli ha fatto ben “due volte meglio” rispetto allo scorso, mentre per quanto riguarda l’Europa League, basterebbe superare il turno con gli svizzeri dello Zurigo per approdare agli ottavi, migliorando così il risultato della scorsa stagione!

Riepilogando: stesso “trend” in campionato (secondo in classifica con una proiezione finale di 91 punti) e miglioramento in tutte le Coppe dove, nella peggiore delle ipotesi, si saranno raggiunti i medesimi risultati dello anno passato ma affrontando impegni con quoziente di difficoltà superiore.
Ciononostante, non sono pochi coloro che definiscono “fallimentare” l’attuale stagione del Napoli e questo solo perché il distacco in classifica con la Juve, rispetto all’anno scorso, è aumentato sensibilmente. Ebbene è doveroso rispondere a costoro rapportando un esempio alquanto elementare: supponiamo che due persone (Tizio e Caio) si sfidano in una corsa con la bicicletta, corsa che vede Tizio arrivare al traguardo dopo un’ora e Caio dopo un’ora e cinque minuti; l’anno successivo i due ripetono la gara e mentre Caio si ripete coprendo il percorso nuovamente in un’ora e cinque minuti, Tizio si migliora arrivando al traguardo dopo 50 minuti, aumentando così la distanza tra i due dai 5 minuti dell’anno precedente a 15 minuti. Cosa diremmo tutti? È “colpa” di Caio o è merito di Tizio? Se la Juve sta avendo un rendimento ancora superiore rispetto a quello già eccellente del campionato scorso, che “colpa” ne ha il Napoli o, nella fattispecie, Ancelotti?

Alla luce di quanto sopra esposto, si può tranquillamente affermare che chi critica o, peggio ancora, giudica “fallimentare” il percorso del Napoli di quest’anno o lo fa in quanto “spinto” da una mera questione di antipatia/simpatia personale o è in perfetta malafede!

 

Giuseppe Santoro

 

 

PUNTARE SULL’EUROPA LEAGUE PER CONSOLIDARSI E CONTINUARE A CRESCERE

Standard

Napoli-EuropaLeague1

A due giornate dalla fine del girone d’andata del campionato 2018/19, il (“nuovo”) Napoli di Carlo Ancelotti è già “matematicamente” secondo, avendo finora totalizzato sia otto punti di ritardo dalla Juve capolista che otto punti di vantaggio sulla terza in classifica (l’Inter), pertanto si può già tranquillamente affermare che il Napoli ha chiuso la prima parte della stagione in corso esattamente come aveva concluso, a maggio, quella precedente, ovvero al secondo posto in campionato e ai sedicesimi di finale di Europa League, manifestazione quest’ultima nella quale, in ambedue le stagioni, il Napoli è approdato dopo essersi classificato terzo nel proprio girone di Champions League. Ergo, in attesa di disputare, agli inizi dell’anno venturo, la gara casalinga contro il Sassuolo, valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia (torneo in cui, lo scorso anno, il Napoli si fermò ai quarti venendo sconfitto in casa dall’Atalanta di Gasperini…), ci sono tutti i presupposti per dire che, tra Campionato e Coppe, al netto di un clamoroso quanto, al momento, improbabile tracollo in campionato e nonostante lo scetticismo iniziale (e le famigerate “griglie” pubblicate in estate dai maggiori quotidiani sportivi nazionali…) dovuto al non poco discusso cambio in panchina (da più parti paventato come una vera e propria “sciagura” e che, secondo molti tifosi e/o addetti ai lavori, poteva rappresentare l’inizio del declino sportivo…) il Napoli di Aurelio De Laurentiis, ancora una volta, si è confermato sugli stessi livelli (molto alti!) raggiunti negli ultimi anni.

E se da un lato il campionato del Napoli sembrerebbe avere ancora poco o nulla da dire, dal momento che la Juve appare essere, obiettivamente, di tutt’altro pianeta rispetto alle altre e che le stesse “inseguitrici” degli azzurri sembrano non riuscire a tenere lo stesso passo del Napoli (oltre ai già citati 8 punti di vantaggio sull’Inter il Napoli, in 17 gare, ha già accumulato 13 punti sulla Lazio, 14 sul Milan e 17 sulla Roma!), dall’altro la stagione degli uomini di Ancelotti può trovare proprio nell’Europa League un obiettivo “concreto” da perseguire, anche e soprattutto in considerazione del fatto che, realisticamente parlando, in Italia (così come in Champions League…) il Napoli ha pochissimi margini di miglioramento, dal momento che le distanze (in primis economiche e, di conseguenza, sportive) non solo appaiono incolmabili ma, addirittura, sembrano essere destinate ad aumentare sempre di più (vedi, ad esempio, il nuovo contratto di sponsorizzazione tecnica sottoscritto dalla Juventus con l’Adidas che, giocoforza, comporterà un divario sempre più ampio).
Per tali motivi, il Napoli, per consolidarsi e, quindi, migliorarsi, deve necessariamente puntare, con convinzione, sull’unico obiettivo alla sua portata, ossia quell’Europa League troppo spesso (e troppo ingiustamente…) snobbata; è pessima abitudine tutta italiana e napoletana, infatti, declassare la seconda competizione continentale quasi al rango di un torneo semi-amatoriale, come un qualcosa che conta poco o nulla (manco avessimo in bacheca lo stesso numero di trofei vinti dal Real Madrid…), addirittura nel recente passato è stata vista come una sorta di impiccio di cui sbarazzarsi al più presto, una manifestazione “minore” da sacrificare per il raggiungimento di un traguardo ben più prestigioso (leggasi scudetto); tuttavia, a parte il fatto che, come già visto, contro questa Juve, per svariati motivi, è quasi impossibile competere, non è comprensibile per quale assurda ragione una competizione nazionale dovrebbe essere considerata “più importante” di una internazionale, soprattutto in questi ultimi anni in cui i singoli campionati europei stanno diventando sempre più monotoni e scontati (e, quindi, di minore interesse mediatico). E’ convinzione assai diffusa, infatti, ritenere che l’eventuale vittoria di un campionato italiano (dove, si badi bene, sulle 20 squadre partecipanti solo 5-6 figurano tra le prime 50 squadre al mondo per ranking e valore della rosa…) possa apportare lustro e benefici economici maggiori rispetto ad una vittoria in Europa League (dove, sulle 32 squadre che compongono il tabellone dei sedicesimi di finale, ci sono in media almeno 10-15 squadre tra le prime 50…), tanto che si è perso il conto delle volte in cui in tanti hanno detto/scritto che se il Napoli dovesse per ipotesi vincere uno scudetto poi, per magia, vedrebbe aumentare sensibilmente le sue entrate, attirando in questo modo nuovi e fantomatici sponsor che, evidentemente, non vedono l’ora di ricoprire d’oro la società partenopea non appena questa si aggiudicherà il tanto agognato terzo scudetto! Eppure non risulta affatto che ciò sia accaduto, ad esempio, con il Leicester (vincitrice del campionato inglese nel 2016) oppure col Montpellier (campione di Francia sei anni orsono), anzi entrambe le compagini da allora non hanno più ottenuto alcun piazzamento degno di nota, finendo così nel dimenticatoio del calcio che conta, al contrario di quanto accaduto, invece, con l’Atletico Madrid, società che fino a 12 anni fa navigava in pessime acque (e che ancora fino a qualche anno fa, non potendo contare su un introiti e fatturati imponenti, era costretta a cedere ogni anno i suoi calciatori più importanti al fine di autofinanziarsi…) e che poi si è man mano consolidata (e affermata) fino ad approdare tra le prime 10 squadre al mondo, proprio “facendosi le ossa” nell’Europa League, competizione che ha visto i madrileni trionfare per ben tre volte nelle ultimi nove edizioni, ottenendo così una visibilità e una notorietà a livello internazionale decisamente superiore di quella che hanno ottenuto le summenzionate Leicester e Montpellier, vincitrici di campionati nazionali!

Ecco perché, alla luce di tutto ciò, per il Napoli è di fondamentale importanza cercare di andare quanto più avanti è possibile in Europa League, anche a costo di cedere qualcosa in campionato ed eventualmente di perdere qualche posizione in classifica, dal momento che, dal punto di vista mediatico (e del ranking Uefa…), è preferibile arrivare quarti in campionato e quantomeno ai quarti di Europa League, piuttosto che arrivare secondi e fermarsi ai sedicesimi; va da se, ovviamente, che un’eventuale vittoria finale sarebbe l’optimus, considerato che, oltre alla conquista di un trofeo internazionale contro avversari di indubbio prestigio e blasone quali Chelsea, Arsenal, Siviglia, Valencia, Inter, Benfica, Bayer Leverkusen, Villareal, Zenit, Galatasaray, etc, la stessa garantirebbe non solo l’accesso ai gironi di Champions League direttamente in prima fascia come testa di serie (così come per la vittoria dello scudetto!), ma anche un notevole balzo in avanti nel summenzionato ranking Uefa nonché la possibilità di contendere la Supercoppa Europea alla vincitrice della Champions! Davvero niente male per una competizione che, secondo molti, non vale a niente…

 

Giuseppe Santoro

P.S.: auguri di buone Feste a tutti!