Napoli, se con Sarri si arriva ai “saluti”, prendi Paulo Sousa!

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Premessa: ho riflettuto a lungo se pubblicare o meno queste mie considerazioni-riflessioni (tra l’altro già “partorite” all’indomani delle indiscrezioni pubblicate su “Il Tempo” in cui si riferiva di un ipotetico contatto tra l’entourage di Sarri e alcuni intermediari della Juventus…), in quanto, visto il vespaio di polemiche scatenato dalle dichiarazioni rilasciate da De Laurentiis al termine della gara di Madrid, avrei voluto evitare strumentalizzazioni e passare per uno che vuole “destabilizzare” l’ambiente, in particolar modo in prossimità di un filotto di partite importantissime per il prosieguo della stagione, ma poi mi sono detto:

1) figuriamoci se i calciatori e l’allenatore del Napoli leggeranno mai questo mio “articolo”;

2) e se anche, per assurdo, queste mie considerazioni fossero state pubblicate sul New York Times e riportate dai media di tutto il mondo, non capisco come e perché dei professionisti seri, retribuiti fior di milioni e che militano in una squadra che staziona stabilmente ai vertici del campionato nazionale e partecipa alle coppe europee ormai da anni, possano farsi condizionare da talune considerazioni. Ripeto: sono professionisti, non… “peracottari”! E cosa dovrebbero dire, allora, alla Juventus, dove già tutti o quasi sanno dell’ormai certo addio di Allegri a fine stagione? Oppure al Bayern Monaco, dove ogni volta la società ha deciso per un avvicendamento in panchina lo ha sempre reso noto con largo anticipo (Jupp Heyncken nel 2013 centrò il “triplete” già sapendo che era stato scelto Guardiola al suo posto e lo stesso Guardiola, lo scorso anno, comunicò a stagione in corso che a giugno sarebbe passato al Manchester City e già sapeva che Ancelotti lo avrebbe sostituito sulla panchina dei bavaresi)? Parlare, quindi, di “destabilizzazione” e/o condizionamenti, è a mio avviso da “provinciali”, non da squadra di vertice quale è, invece, il Napoli.

Quando circa due anni or sono (febbraio/marzo 2015) a Napoli iniziavano a circolare le prime ipotesi sul futuro dell’allora tecnico Rafa Benitez (che aveva il contratto in scadenza al 30 giugno…) e la sua permanenza sulla panchina azzurra non appariva più così certa come lo era invece qualche mese prima (ricordo che all’indomani della partita di Doha l’allenatore del Napoli appariva blindatissimo e intoccabile), il sottoscritto fu uno dei primi (e pochissimi!) ad auspicare, nel caso in cui ci fosse stato un cambio in panchina a fine anno, l’ingaggio dell’allora tecnico dell’Empoli Maurizio Sarri, in quanto letteralmente affascinato dal gioco “propositivo ed europeo” dei toscani (e per questo ritenevo -e tuttora ritengo- la scelta del tecnico di Figline la migliore soluzione possibile per il dopo-Benitez…) ed enorme fu la mia soddisfazione quando, in estate, una volta consumatasi nel peggiore dei modi possibili (leggi mancato raggiungimento del terzo posto che avrebbe consentito al Napoli di disputare i preliminari di Champions per il secondo anno consecutivo…) la separazione dal tecnico spagnolo e dopo aver incassato il rifiuto dell’allora allenatore del Siviglia (e attuale tecnico del Paris Saint Germain) Unai Emery, il Napoli -dopo aver valutato anche altre soluzioni (Mihajlovic, Prandelli, Montella, Spalletti, etc)- decise di puntare, tra lo stupore generale, sul tecnico toscano.

Sono passati quasi due anni e, paradossalmente, sembra di essere un po’ tornati a quei tempi: il Napoli, oggi come allora, è in corsa su tre fronti -terzo in campionato oggi, terzo/quarto due stagioni fa a poca distanza dalla Roma seconda, è giunto in ambedue casi alle semifinali di Coppa Italia e mentre oggi è arrivato agli ottavi di Champions, due anni fa, dopo aver superato i turchi del Trabzonspor ai sedicesimi, era in attesa di disputare gli ottavi di Europa League contro la Dinamo Mosca (la corsa del Napoli terminò poi in semifinale dove fu, a sorpresa, eliminato dagli ucraini del Dnipro)- e, oggi come allora, la permanenza dell’allenatore sulla panchina del Napoli per la prossima stagione non appare più così scontata come lo era qualche settimana fa.
E come due anni orsono, dissi -a marzo- che nel caso in cui Benitez fosse andato via da Napoli mi sarebbe piaciuto vedere Maurizio Sarri alla guida degli azzurri, oggi dico che, nel caso in cui a fine stagione Sarri dovesse lasciare la panchina del Napoli (per scelta sua, perché la società dovesse decidere di cambiare puntando su un altro tecnico, perché il rendimento della squadra dovesse malauguratamente calare nella parte finale della stagione e gli azzurri non dovessero centrare la qualificazione alla prossima Champions, oppure perché, al contrario, il Napoli dovesse essere protagonista di un grandissimo finale di stagione -magari arrivando secondi e vincendo la Coppa Italia- e Sarri dovesse, per questo, ricevere qualche proposta “irrinunciabile” da parte di un top-club europeo), mi piacerebbe che l’eventuale erede dell’allenatore toscano sia l’attuale tecnico della Fiorentina Paulo Sousa.

Naturalmente qualcuno potrebbe storcere la bocca al pensiero di un avvicendamento in panchina tra Sarri e il portoghese, sostenendo che tra i due non vi sia paragone e ritenendo, almeno a livello di gioco, il toscano superiore all’attuale allenatore dei viola, tuttavia -premesso che se prendiamo per buono ciò che tutti diciamo, ossia che il Napoli pratica il miglior calcio d’Italia, questo discorso non dovrebbe valere solo nei confronti di Sousa ma per qualsiasi altro allenatore- ritengo che la Fiorentina sia una di quelle poche squadre (insieme all’Atalanta di Gasperini, l’Empoli di Giampaolo e, a sprazzi, la Roma di Spalletti e il Sassuolo di Di Francesco dello scorso anno) che, negli ultimi due campionati hanno espresso, dopo il Napoli, un gioco apprezzabile e divertente. Certo, come appena detto, non come quello offerto dal Napoli, anche se, per onestà intellettuale, va ricordato che il livello tecnico e la qualità complessiva della rosa della Fiorentina non è come quella degli azzurri, per cui non si può escludere che, alla guida di un organico superiore, Sousa possa raggiungere livelli come quelli del Napoli di Sarri. Pertanto azzardare un paragone adesso e affermare sin d’ora che il Napoli, con un eventuale cambio, farebbe un passo indietro (un po’ come quelli che sostenevano/temevano un ridimensionamento tecnico all’arrivo di Sarri sulla panchina azzurra…) è quanto mai pretestuoso. E a coloro che ritengono il portoghese un allenatore più adatto ad squadra che lotta per l’Europa League o, al massimo, per il terzo posto e, quindi, non ancora pronto per lottare per le primissime posizioni, vorrei ricordare che Allegri, prima di approdare al Milan e vincere il campionato, aveva allenato in A solo il Cagliari (tra l’altro non terminò neanche l’ultima stagione essendo stato esonerato…), che Conte, prima di approdare a Torino e vincere con la Juve, aveva allenato il Siena in B e, in precedenza, aveva collezionato una sola esperienza in A alla guida dell’Atalanta (anche per lui conclusa anzitempo) e che lo stesso Sarri, prima di giungere sulla panchina del Napoli, aveva allenato in A solo l’Empoli (condotto brillantemente alla salvezza). Faccio, altresì, notare che Paulo Sousa è stato in più occasioni accostato alla panchina della Juve come uno dei papali sostituti di Allegri per la prossima stagione… Ergo: se a Torino lo ritengono all’altezza non vedo perché il portoghese non potrebbe fare al caso del Napoli!

Ciò detto, va anche ricordato che Sousa, finora, vanta anche una piccola, ma discreta, esperienza nelle Coppe Europee, avendo all’attivo una partecipazione in Champions League alla guida del Basilea (terminata agli ottavi dopo aver superato il girone all’italiana) e tre partecipazioni Europa League, di cui una con il Maccabi Tel Aviv (conclusasi ai sedicesimi di finale dopo essere arrivato secondo nel proprio girone) e due con la Fiorentina (anche queste terminate prematuramente ai sedicesimi dopo aver, in entrambi i casi, superato il girone iniziale); obiettivamente ancora poco se rapportato ai mostri sacri delle panchine europee ma nemmeno pochissimo se si considera che, ad esempio, Montella, da più parti e a ragion veduta ritenuto uno dei tecnici italiani più interessanti, conta finora solo due partecipazioni all’Europa League (seppur più “longeve” essendo arrivato rispettivamente agli ottavi e alle semifinali…) o che lo stesso Sarri annovera, finora, solo due partecipazioni alle Coppe: l’Europa League dello scorso anno (terminata ai sedicesimi di finale proprio come la Fiorentina di Sousa) e la Champions League di quest’anno.

Ma, aldilà di queste nozioni meramente “statistiche” e oltre al già menzionato fatto che le sue squadre hanno sempre praticato un buon calcio, ciò che mi farebbe maggiormente protendere per il tecnico portoghese, qualora a fine anno le strade del Napoli e di Sarri dovessero separarsi, è l’indubbia e fin qui dimostrata capacità dell’attuale tecnico della Fiorentina di saper valorizzare i giovani (in particolare quelli cresciuti nel vivaio della squadra mentre, mi duole dirlo, Sarri finora non ha lanciato praticamente nessun prodotto delle giovanili, non avendo concesso nemmeno un minuto in A ai vari Luperto, Dezi, Roberto Insigne, Lasicki, etc, anzi, addirittura, va detto che neanche in una situazione di emergenza, come quella venutasi a creare con l’infortunio di Milik e la contemporanea squalifica di Gabbiadini, ha ritenuto opportuno portare in panchina il centravanti della Primavera Negro, al contrario di quanto fatto, ad esempio, da Allegri a Torino che, in una situazione analoga, ha convocato –e fatto esordire sia in campionato che in Champions- il sedicenne Kean!) e l’intero organico, praticando un discreto turn-over (ossia proprio ciò che maggiormente si “rimprovera” al pur ottimo Sarri…), senza contare il non trascurabile dato che, dopo i vari Mazzarri, Benitez e Sarri, il Napoli potrebbe contare su un tecnico “meno integralista” dal punto di vista tattico, dal momento che Sousa, pur schierando spesso un 3-4-2-1 (ad onor del vero molto diverso da quello utilizzato per tre stagioni e mezzo a Napoli da Mazzarri, ossia con un’ala molto offensiva come il giovane Chiesa a destra e un terzino a sinistra piuttosto che due terzini e dei centrocampisti palleggiatori di indubbia qualità in mezzo al campo -come Bedelj, Vecino e/o Borja Valero- piuttosto che dei mediani di lotta e quantità alle spalle dei trequartisti), ha dimostrato di possedere una certa duttilità, provando anche altri moduli e sperimentando diverse soluzioni a seconda dell’avversario (basti pensare a Sanchez schierato, all’occorrenza, da centrocampista centrale, da difensore centrale o da esterno basso di destra in una linea difensiva a quattro, a Borja Valero schierato sia a centrocampo come regista/interno che come trequartista, a Bernardeschi utilizzato prevalentemente da trequartista ma provato, all’occorrenza, anche come mezzala o esterno di centrocampo, etc).

Senza contare che, essendo relativamente giovane (classe 1970), con uno come Paulo Sousa si potrebbero, eventualmente, anche porre le basi per quel famoso “progetto a lunga scadenza” tanto caro a molti, dal momento che, in più occasioni mi è capitato di leggere e/o ascoltare tifosi che immaginano/desiderano per l’allenatore del Napoli un tragitto e una permanenza sulla panchina azzurra simile a quella di Ferguson con il Manchester United o di Wenger con l’Arsenal: sorvolando il non trascurabile fatto che in ambedue i casi si è trattato della classica figura “all’inglese” dell’allenatore-manager, figura questa ancora non prevista in Italia, men che meno attuabile a Napoli con un Presidente molto “presenzialista” come De Laurentiis, tuttavia vorrei far notare che Ferguson approdò sulla panchina dei Red Devils all’età di 45 anni circa e Wenger su quella dell’Arsenal a 48; pertanto un’ipotesi simile, per quanto difficilmente praticabile, è più probabile da perseguibile con uno di 47 anni che non con un allenatore prossimo ai 60….

Per tutto quanto sopra esposto, nel caso in cui a giugno, per qualsiasi motivo, il Napoli dovesse cambiare guida tecnica, la mia personalissima preferenza va a Paulo Sousa e, considerato che il contratto che lega il portoghese alla Fiorentina è in scadenza a giugno, spero che il Napoli, in attesa di vedere come si evolverà la situazione relativa alla posizione di Sarri, possa quanto meno “opzionarlo”, anticipando così la concorrenza di altre squadre ed evitare di rimanere poi spiazzato in caso di eventuale “divorzio” dal tecnico di Figline; una società moderna ed efficiente quale il Napoli punta ad essere sempre di più, deve sapersi muovere d’anticipo e prevenire ogni eventuale evenienza.

Giuseppe Santoro

P.S.: è doveroso precisare, a scanso di equivoci, che –personalmente- mi auguro solo che il Napoli continui a migliorare sempre di più nel corso degli anni e ad inseguire successi sempre maggiori, a prescindere dall’allenatore; che sia Benitez, Sarri, Sousa o…… Guidolin, a me interessa solo il “bene” del Napoli! Ovviamente, come tutti, ho le mie preferenze e non ho remore ad esporle (e motivarle), possibilmente in tempi non sospetti, proprio come feci due anni or sono con Sarri!

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