#FACIMME ‘STU STADIO! (IL “VERO PROBLEMA” DEL NAPOLI È… IL SAN PAOLO)

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Stadio_San_Paolo_-_Scudetto_1987

Inutile girarci attorno, il “vero problema” del Napoli non è la fase difensiva di Sarri, oppure la sua scarsa attitudine a far ruotare 20/22 calciatori, tantomeno una società ridotta al minimo indispensabile e presieduta da un proprietario che, secondo molti, si comporta troppo da “padre-padrone/imprenditore” piuttosto che da “Presidente/tifoso”: il problema del Napoli odierno si chiama… stadio!

Diciamoci la verità: nonostante il pur apprezzabile “maquillage” posto in essere in previsione della sfida con il Real, il San Paolo resta, nel complesso, uno stadio a dir poco indecente e, francamente, giocare le partite di Champions in un impianto simile è una vergogna, per la società, per i tifosi, per la città, per tutti. Sembra quasi di rivivere, al contrario, i tempi della Serie C: in proporzione il San Paolo (attuale) sta ai vari Bernabeu, Anfield, Signal Iduna Park, Stamford Bridge, Allianz Arena, Emirates Stadium, etc, come i campetti di Giulianova, Martina Franca, Sora, Gela, Manfredonia, Acireale, etc stavano al San Paolo 13/14 anni fa; i tifosi ospiti vengono “rinchiusi” in quella specie di gabbia della tribuna laterale da cui la partita si vede malissimo, essendo la stessa decentrata, in posizione asimmetrica rispetto al terreno di gioco e gli stessi tifosi del Napoli (eccetto quelli della Tribuna) nelle gare di cartello sono costretti ad entrare 4/5 ore prima dell’inizio della gare: e poi? Ci fossero almeno dei decenti bar-ristoranti dove trattenersi, dei negozi, il famoso museo, aree dedicate ai bambini, etc, allora uno saprebbe anche come impiegare tutto quel tempo, ma al San Paolo, senza nemmeno una connessione Wi-Fi degna di questo nome, mi dite come si a resistere cinque ore in attesa che inizi la partita senza rischiare di impazzire? Roba da terzo mondo!

Ecco perché urge, come il pane, uno stadio nuovo di zecca, ultramoderno, con tutti i comfort, senza quella stramaledetta pista d’atletica che tiene gli spettatori lontani dal terreno di gioco, con gli spalti a pianta rettangolare e non più ellittica, in modo che anche chi va in curva o chi non occupa i posti centrali di tribuna e/o distinti possa godersi la partita con una buona prospettiva. Un impianto avveniristico, non da 20mila posti come più volte (provocatoriamente) auspicato/minacciato da De Laurentiis e nemmeno da 80mila come il San Paolo dei bei tempi, ma, dalla serie “in medio stat virtus”, da 50mila posti, con una grande area parcheggio (anch’essa di proprietà della società) adiacente o sottostante lo stadio (dipende dalla zona di costruzione), con una copertura degna di questo nome e non come quella attuale che, quando piove, tiene al riparo dall’acqua solo una parte degli spettatori; anzi, considerato che Napoli è famosa nel mondo come “‘o paese d’o sole“, si potrebbe anche ipotizzare un tetto interamente (o in parte) ricoperto da pannelli fotovoltaici e/o termodinamici (come lo è l’Allianz Riviera di Nizza!), in modo da rendere l’intero impianto completamente autosufficiente dal punto di vista energetico (ed eventualmente creare un’ulteriore forma di ricavo per la società dalla “rivendita” dell’energia elettrica –pulita- prodotta in surplus…).

Ovviamente il problema principale è quello di individuare una zona adatta per la costruzione del nuovo stadio e, a tal riguardo, mi permetto di “suggerire” due ipotesi:

1) ad Afragola, nella zona in cui già stanno costruendo la nuova stagione TAV di Napoli, quindi in una zona lontana da centro abitato, dove è possibile usufruire di tanto spazio disponibile per costruire stadio, parcheggi, etc senza andare ad impattare troppo sui problemi di vivibilità dei cittadini;

2) nel caso in cui, invece per motivi “affettivi”, non si volesse spostare lo stadio in provincia e mantenerlo all’interno del territorio comunale di Napoli, la zona a mio avviso più idonea potrebbe essere quella dell’ex Italsider di Bagnoli, da anni al centro di numerose polemiche e discussioni circa la sua bonifica e rivalutazione: quale occasione migliore, quindi, per bonificare e rivalutare l’intera area con la costruzione del nuovo stadio del Napoli?

Certo in entrambi i casi servirebbero le dovute licenze e autorizzazioni, nonché raggiungere determinati “compromessi” con le istituzioni, dal momento che in molti giustamente si chiedono cosa se ne farebbe un domani il Comune di Napoli dello Stadio San Paolo se questo non dovesse essere più la “casa del Napoli”: beh, in primis, il Comune, in siffatte condizioni, potrebbe organizzare/ospitare liberamente al suo interno tutti i concerti e gli eventi di atletica leggera che ritiene opportuno, senza doversi più preoccupare di arrecare danno al suo illustre ”inquilino”, recuperando così una parte dei mancati introiti dovuti alla perdita del canone di locazione da parte del Napoli, il quale, a sua volta, potrebbe ugualmente mantenere il San Paolo, dietro la stipula di un regolare contratto di affitto, come campo dove far giocare la squadra “Primavera” (anzicchè mandarla in giro per i campi di mezza provincia…) e, perché no, ripristinando una cara e vecchia abitudine degli anni d’oro dell’epopea maradoniana, tenere nell’impianto di Fuorigrotta un allenamento aperto al pubblico durante la settimana (salvo, ovviamente, quando ci sono partite infrasettimanali), magari facendo pagare un prezzo simbolico (tipo 50 centesimi per le curve, 1 euro per i Distinti e 2 per la Tribuna…) con incasso a favore del Comune in quanto proprietario dell’impianto! Insomma di soluzioni per “accontentare” tutti ce ne sarebbero, basta solo avere la volontà di affrontare e risolvere seriamente la questione stadio.

Questione che, invece, a quanto pare, a Napoli sembra quasi non importare a nessuno, mentre altrove l’esigenza di dotarsi di un impianto di proprietà è molto sentita, sia dai tifosi che dagli stessi tesserati: si pensi, ad esempio, al caso della Roma, dove Spalletti, nonostante alcuni “rumors” di mercato lo vogliono in procinto di lasciare a giugno la società giallorossa, ha sposato in pieno la (giusta) causa dello stadio, facendo irruzione davanti alle telecamere per gridare “Famo ‘sto stadio”, seguito a ruota da Totti e altri che hanno rilanciato l’appello sui proprio profili “social”; viceversa a Napoli pare si pensi solo ed esclusivamente al calcio giocato, per cui vediamo Sarri che in conferenza, al massimo, si mette a fare ironia sul suo rapporto con De Laurentiis, parlando di improbabili sceneggiature di film, e Insigne ed altri che per bocca dei propri procuratori pensano solo al rinnovo del contratto!

Per non parlare del tifoso “medio” (e anche di certa “stampa”) che sembra preoccuparsi più (o, forse, solo…) della permanenza o meno di Sarri o dei vari Zielinski, Mertens, Koulibaly, Ghoulam, etc, quando poi il futuro del Napoli non può più prescindere da un impianto moderno e di proprietà; preoccuparsi della conferma del tecnico e dei migliori calciatori (e di come fare, semmai, per comprarne altri…) piuttosto che pensare alla realizzazione di un nuovo stadio equivale, più o meno, a quella coppia di sposi che si affanna a comprare mobili di valore, argenteria di lusso, quadri di autore, etc, da mettere poi in una casa popolare, fatiscente, che cade a pezzi, con le pareti ammuffite, di cui, tra l’altro, non sono nemmeno i proprietari…. E non è meglio “arrangiare”, nel frattempo, con mobili, stoviglie e componenti di arredo vari comprati da Ikea e mettere da parte i soldi per comprare un terreno edificabile e costruirci un’intera palazzina in una zona residenziale? Poi, volendo, una volta che sarà terminata, possono, ad esempio, dare in affitto i locali commerciali e/o i posti-auto ricavati rispettivamente al piano terreno o nel locali interrati e, coi soldi ricavati, permettersi, ugualmente, mobili e quadri di valore!

Invece no: a Napoli si preferisce sempre “l’uovo oggi alla gallina domani”, ragion per cui si pretende che i soldi incassati dalle cessioni di Cavani e Higuain (e quelli incassati in futuro da qualche altra eventuale cessione) devono essere tutti reinvestiti in nuovi calciatori: così facendo il Napoli avrà sempre una squadra di valore medio-alto, ma non si garantirà mai un futuro migliore, restando sempre un’eterna incompiuta! Del resto si sa che Napoli è un ambiente troppo “particolare”, in cui non si può mai programmare nulla, preferendo vivere alla giornata, proprio come quelle persone che “nun hanno maje vist’ ‘e bbene”, per cui ci si accontenta dell’immediato dando troppa importanza a cose in realtà fine a se stesse piuttosto che ad altre: e così ci si bea, ad esempio, di 50 minuti (su 190 totali…) di grandissimo calcio contro i pluricampioni del Real Madrid, riempiendoci la bocca con frasi tipo “usciti a testa alta”, dimenticandoci che nel doppio confronto con gli spagnoli il Napoli ha perso 6-2 (e alla luce delle occasioni create e sprecate poteva andare anche peggio!), ci si accampa sotto l’albergo della squadra ospite, fischiando e inveendo contro il loro pullman durante il tragitto aeroporto-albergo e albergo-stadio (francamente mi risulta difficile immaginare scene simili a Parigi quando il Paris Saint Germain ha ospitato il Barcellona…), ci si esalta per il grido “The Champiooons” (manco ci fosse un premio speciale per chi urla più forte), ci si autoproclama la “migliore tifoseria del mondo” per la bolgia dei 60mila accorsi per il Real (ignorando che a Dortmund sono sempre in 80mila, anche contro l’ultima in classifica, mentre a Napoli contro l’Empoli bisogna mettere i biglietti a 5 euro per superare a stento i 15mila paganti….), ci si offende per il dito sulla bocca di Morata, dimenticando che quel gesto lo hanno fatto anche Batistuta e Mourinho al Camp Nou senza per questo suscitare lo stesso sdegno e polemiche…. Insomma si continua a dare troppo peso all’oggi e al “superfluo”, perdendo così di vista il domani e le cose (più) concrete.

Io, invece, al contrario -facendo parte di quella minoranza che “tra i mobili di valore e la casa” ritiene più logico investire su quest’ultima- preferisco guardare avanti, in lontananza, e programmare il futuro ed è per questo motivo che, per assurdo, sono quasi giunto al paradosso di “augurarmi” che il Napoli non raggiunga la qualificazione alla prossima Champions League, purchè la società prenda a pretesto i mancati introiti Uefa per “giustificare” la vendita di alcuni calciatori e, contrariamente a quanto finora avvenuto, non re-investa l’intera cifra incassata per sostituirli bensì rimpiazzi i partenti con altrettanti calciatori pagati più o meno la metà di quanto ricavato dalle loro cessioni, stanziando il rimanente 50% per la costruzione dello stadio. Ad esempio, il Napoli potrebbe vendere Zielinski e/o Milik per 45/50 milioni l’uno e rimpiazzarli con gente tipo Fofana e/o Petagna (o altri profili simili) pagandoli 20/25 milioni a testa (prima che tra qualche anno valgono anche loro 40/50 milioni ciascuno…), vendere Koulibaly a 50/60 sostituendolo, ad esempio, con uno tipo Mangala o un profilo simile da pagare dai 15 ai 25 milioni, vendere un Hysai a 15/20 e sostituirlo con un Toljan a 7,5/10 milioni, etc. Così facendo si manterrebbe ugualmente un impianto di squadra apprezzabile ma, al tempo stesso, e conti alla mano, si riuscirebbe a mettere da parte all’incirca un centinaio di milioni che, uniti al famoso “tesoretto” accumulato in questi anni, consentirebbero al Napoli di potersi costruire uno stadio ex novo senza per questo doversi indebitare con le banche. E poco importa se, con un organico e una politica simile, per qualche anno si dovranno accantonare i “sogni di gloria” e vedere le altre giocare la Champions in tv; anzi, dalla serie “non tutti i mali vengono per nuocere”, può essere che disputare per qualche anno l’Europa League, piuttosto che la Champions, possa dare al Napoli quella famosa “esperienza internazionale” la cui carenza si è sempre paurosamente palesata quando si è trattato di giocare le partite da “dentro o fuori” in Europa. Del resto lo stesso Atletico Madrid, che ha disputato due finali di Champions’ negli ultimi tre anni, si è prima, come si suol dire, “fatta le ossa” nella cosiddetta Europa minore, a differenza del Napoli che, forse, è arrivato un po’ “troppo presto” nell’Europa che conta: basti pensare, infatti, che, da quando è tornato in A, il Napoli ha disputato tre volte le Champions’ e sei l’Europa League, ma se si considera che in due di queste sei volte il Napoli è stato “retrocesso” in Europa League dalla Champions (nel 2013/14 per essere arrivato terzo nel girone di Champions e l’anno successivo per non avere superato il turno preliminare) si può dire che il Napoli “sul campo” ha conquistato quasi più qualificazioni alla massima competizione europea che non all’Europa League e questo, se da un lato ha dato lustro e prestigio a squadra e società, dall’altro ha fatto sì che il Napoli arrivasse a determinati impegni importanti senza aver fatto prima la giusta “gavetta”!

Ecco perché auspico una netta “inversione di tendenza” nei programmi societari e mi auguro che la realizzazione di uno stadio nuovo e di proprietà abbia la precedenza su tutto il resto; viceversa, non potendo contare su ricavi strutturali tali da aumentare, in maniera sensibile, le entrate della società e consentire così quei tipi di investimenti necessari per poter alzare ulteriormente l’asticella, saremo destinati a rimanere in eterno “una grande piazza ma con una mentalità (e un ambiente) provinciale”!

Giuseppe Santoro

P.S.: tale argomento è già stato trattato dallo scrivente in questo altro articolo ( http://www.ilnapolista.it/2016/11/napoli-strutture-proprieta-settimo-posto/ ), pubblicato su “Il Napolista” lo scorso novembre.

 

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