S.O.S. campionato: il “problema” non sono le 20 squadre…

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“Campionato falsato”: troppe squadre che, ormai, non hanno più nulla da chiedere alla propria stagione e che, in assenza di obiettivi concreti, danno vita a partite inutili, scontate…

Da settimane non si parla di altro e tutti (o quasi) ad attribuire la responsabilità di ciò alla formula del torneo “a 20 squadre” che, secondo molti, darebbe la possibilità di partecipare alla massima competizione nazionale a società e squadre troppo “deboli” e con poco “appeal”, generando così tornei poco competitivi o addirittura “falsati”; eppure sono anni che al campionato di Serie A prendono parte 20 squadre e, a memoria, non si ricordano altre stagioni come questa, con ben tre squadre, a dicembre già “virtualmente” retrocesse, a dimostrazione ciò che non può essere (solo) il format a 20 squadre ad aver cagionato tutto questo (altrimenti sarebbe accaduto anche in passato…).

E se non è la formula stessa del torneo la causa reale di quanto sta accadendo nel campionato italiano di calcio, la motivazione non può che trovarsi nel sempre maggiore divario tra le cosiddette “grandi” e le cosiddette “piccole”; è innegabile, infatti, che nel corso degli anni la forbice (sia dal punto di vista economico che, di conseguenza, tecnico) è aumentata a dismisura e questa distanza sempre più grande comporta campionati squilibrati, a due velocità, con un gruppo di testa che macina record (di punti) su record e un gruppo in coda che si stacca sempre più, incapace di poter competere con le altre.

Pertanto la “soluzione” più efficace non sarebbe quella di un ritorno al passato, ossia ad un campionato a 18 o addirittura a 16 squadre, così come da più parti suggerito/auspicato (si ricorda, tra l’altro, che, a parte la Bundesliga, cui partecipano 18 squadre, in tutti gli altri tornei più importanti vi partecipano 20 squadre…), bensì sarebbe più logico e sensato intervenire in modo concreto per cercare di ridurre il gap tra grandi e piccole società, in modo da ottenere maggiore competitività e, quindi, campionati più equilibrati/interessanti.

Servirebbe, in primis, una più equa distribuzione dei diritti tv, così come accade, per esempio, in Premier League, dove, a differenza di quanto avviene in Italia, anche le “piccole” possono disporre di cifre importanti e, quindi, possono permettersi di rinforzare la squadra sul mercato con determinati acquisti senza dover “elemosinare” prestiti alle “grandi”; basti pensare al Leicester City, al Southampton, allo Stoke City, etc, ossia squadre “equivalenti” più o meno alle nostre Bologna, Atalanta, Chievo, etc ma che, al contrario delle “corrispondenti” italiane, possono permettersi di fare acquisti da 12/15/18/20 e passa milioni (cosa impensabile in Italia…) e, quindi, allestire organici in grado di “infastidire” le grandi o comunque di mantenere “vivo” il campionato.

In secundis, al fine di far incrementare i fatturati delle società, bisognerebbe incentivare/obbligare le stesse a dotarsi di uno stadio di proprietà, visto che ormai nel calcio che conta (Inghilterra, Spagna, Germania ma non solo) quasi tutte le società dispongono di un proprio impianto, mentre in Italia, tolte Juventus, Sassuolo e Udinese, tutte le altre, ad oggi, giocano ancora in stadi non di proprietà: disporre di strutture proprie e, quindi, non in locazione dagli enti locali equivale ad aumentare gli introiti delle singole società, introiti che possono consentire l’allestimento di organici superiori e, di conseguenza, elevare il livello del campionato rendendolo di fatto più competitivo.

Infine, per evitare che eventuali squadre senza più obiettivi (squadre già retrocesse o che hanno raggiunto la salvezza in anticipo ma che non possono più raggiungere posizioni utili per partecipare alle Coppe Europee) possano giocare le rimanenti gare senza stimoli e quindi “falsare” il cammino delle altre, si potrebbero introdurre premi in denaro per ogni singola vittoria, proprio come già avviene in Champions League, dove sovente capita di vedere squadre già qualificate o eliminate che giocano “alla morte” l’ultima gara per ottenere il premio vittoria messo in palio dalla Uefa (ultimo esempio, in ordine di tempo, la Dynamo Kiev che, pur essendo matematicamente ultima nel proprio girone, ha letteralmente surclassato i turchi del Besiktas che, invece, avevano bisogno dei tre punti per qualificarsi agli ottavi di finale!).

Una più equa distribuzione dei diritti tv, stadi di proprietà per tutte le società e premi vittoria corrispondono a più introiti per tutti e una maggiore disponibilità economica per tutti comporta squadre più competitive e, quindi, campionati più equilibrati.

In caso contrario, l’unica alternativa percorribile, per evitare campionati sempre più “noiosi”, privi di interesse, con organici troppo sbilanciati e dall’esito ormai scontato (e, si badi bene, il “problema” non riguarda solo le “piccole” e quindi la coda della classifica, ma anche il vertice, dal momento che, tranne in Premier, ormai sono anni che si assiste ad un dominio incontrato da parte delle solite “note”: in Italia sono già sei anni che, vuoi per bravura, per episodi, per fatturato nettamente più alto rispetto a tutte le altre o per gli immancabili errori/aiuti arbitrali, il campionato lo vince sempre la Juventus, in Francia, tranne in questa stagione, nella quale si sono susseguite in testa al campionato prima la sorpresa Nizza e in seguito il Monaco, sono anni che domina il ricchissimo Paris Saint Germain, in Germania solo in due occasioni il Borussia Dortmund è riuscito nell’impresa di spezzare lo strapotere della corazzata Bayern, vincitrice, con questo, degli ultimi cinque campionati consecutivi, e lo stesso dicasi per la Spagna e il Portogallo, dove le probabilità che il campionato lo vinca una squadra diversa del duo Real-Barcellona/Porto-Benfica sono veramente ridotte al lumicino…) è quella di dar vita alla cosiddetta “Super-Lega”, ossia un unico campionato Europeo che comprenda le società più ricche e, quindi, più forti del continente e che vedrebbe, pertanto, circa una decina di squadre contendersi la vittoria finale; si immagini, ad esempio, un ipotetico campionato a girone unico composto dalle prime 20 squadre del Ranking Uefa oppure, meglio ancora, a due gironi da 16 squadre ciascuno (coinvolgendo in questo modo le prime 32 squadre del continente) con le prime otto classificate di ciascun girone che darebbero vita, al termine della regular season, alla poule-scudetto (ottavi, quarti, semifinale e finale) e le seconde otto (dalla nona alla sedicesima posizione) prendere parte alla poule-salvezza!

Questo sì che sarebbe Calcio (con la C volutamente maiuscola) per veri amatori: altro che…. Carpi-Frosinone (con tutto il dovuto rispetto…)

 

Giuseppe Santoro

 

 

 

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