Il calcio è cambiato ma in tanti non vogliono capirlo!

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Sempre più spesso capita di leggere o ascoltare tifosi e addetti ai lavori scrivere/dire, ad esempio, che “il Napoli deve blindare Sarri/Mertens/Insigne”, piuttosto che “la Juve deve blindare Dybala/Allegri”, o che “l’Inter deve blindare Icardi/Perisic”, “la Roma deve blindare Nainggolan/Strootman”, “il Milan fare di tutto per trattenere Donnarumma”, etc, dimenticando che calciatori e allenatori sono dei professionisti e che, in quanto tali, a differenza dei tifosi, hanno il sacrosanto diritto di voler cambiare aria e squadra ogni tot anni, sia per vivere nuove esperienze che per trovare nuovi stimoli. Molti ancora non hanno capito (o fingono di non aver capito) che il calcio delle bandiere, ossia di quei calciatori che vestono la maglia di una sola squadra per più di un decennio, se si escludono pochissime eccezioni, è finito da un bel po’, e in tanti ancora si illudono di essere rimasti a cavallo tra gli anni 80/90 e quasi “pretendono” che un determinato calciatore debba “restare a vita” nella propria squadra, ignorando, appunto, che i calciatori non sono come i tifosi, che una volta sposati i colori della propria squadra del cuore vi restano fedeli in eterno, e che pertanto non devono, come loro, rimanere “prigionieri di una fede” per sempre. Invece sono sempre di più quei tifosi, opinionisti, giornalisti, etc che vorrebbero che la loro squadra acquistasse sempre nuovi calciatori (possibilmente più forti di quelli che già si ha in organico), non cedendo, però, nessuno dei propri beniamini, ignorando che se tutte le società facessero realmente come loro auspicano, di fatto non si potrebbe più fare il calciomercato, dal momento che nessuno venderebbe più i migliori calciatori e, di conseguenza, nessuno potrebbe comprarli!

Si fa altresì notare che spesso la stragrande maggioranza di coloro che vorrebbero che la propria squadra non cedesse nessuno, motiva questa precisa volontà recitando con il solito refrain “altrimenti non si cresce!”, dimenticando però che come loro vorrebbero, giustamente, che la propria squadra cresca e si migliori, anche i calciatori vorrebbero legittimamente crescere e migliorare, magari approdando in un club di fascia superiore; invece i tifosi sono talmente “egoisti” (e talvolta anche un po’ ignoranti…) da non capire che, ad esempio, un Mertens, dopo 4 anni al Napoli, potrebbe ambire a vestire, eventualmente, la maglia del Manchester United, oppure che un Dybala vorrebbe approdare al Real Madrid o al Barcellona, o che un Icardi potrebbe desiderare di passare dall’Inter al Bayern Monaco o uno Strootman dalla Roma al Chelsea… Per quale motivo le loro legittime ambizioni dovrebbero essere frenate? Perché un calciatore professionista, dopo aver dato tanto per una squadra, non potrebbe ambire a giocare in un club superiore? Per quale motivo dovrebbe rimanere a vita in una determinata società? Possibile che i tifosi non capiscono che non si può e non si deve diventare “carcerieri” dei propri beniamini? Se un calciatore desidera cambiare, è giusto che lo faccia. Con buona pace di chi si ostina a non voler capire che il calcio è cambiato e che la visione che hanno loro è sì romantica, ma oramai obsoleta, superata, antiquata!

Ma, a quanto pare, a non volere capire/rassegnarsi che il calcio di una volta non esiste più (purtroppo o per fortuna dipende dai punti di vista…) non sono solo i tifosi e i tantissimi opinionisti locali ma, talvolta, anche gli stessi protagonisti dal calcio giocato, come ad esempio tutti quegli allenatori e/o calciatori che, a distanza di anni, ancora si stupiscono/lamentano della partita domenicale alle 12:30, dell’anticipo del sabato alle 18:00, del posticipo del lunedì sera, del turno infrasettimanale, delle tournèe estive o invernali in Oriente o negli Stati Uniti, delle gare di Europa League al giovedì sera, suddivise a loro volta in due fasce orarie (quelle delle 19:00 e quelle delle 21:05), ossia le stesse che, a quanto pare, saranno adottate a partire dalla stagione 2018/19 anche per le partite di Champions’ League (sia per quelle del martedì che del mercoledì), il tutto ovviamente al fine di ottenere una sempre minore contemporaneità tra più gare e, quindi, maggiori ascolti per ogni singola partita trasmessa in tv, dal momento che meno partite si giocano in simultanea e più possibilità ci sono che il singolo evento venga visto da più persone (con conseguente aumento di introiti economici…). Bisogna ormai rendersi conto che la componente romantico-sportiva del calcio è ormai ridotta ai minimi termini, mentre aumenta sempre di più quella economico-commerciale; del resto, come giustamente fatto notare da più parti, senza i tanto vituperati soldi degli sponsor e dei diritti tv, difficilmente le società potrebbero acquistare i campioni tanto invocati dal pubblico e, parimenti, accontentare le costanti richieste di rinnovi contrattuali (con relativi aumenti di ingaggio) che puntualmente ricevono da parte dei procuratori di calciatori e allenatori: pretendere l’acquisto di calciatori importanti che a loro volta pretendono contratti milionari e nel contempo lamentarsi degli orari strani delle partite equivale a volere “la botte piena e la moglie ubriaca”! Non si può accettare di buon grado il lato “positivo” dei cambiamenti del calcio e, al tempo stesso, stigmatizzare quelli “negativi”. Chi non vuole accettare questo “new deal” può sempre seguire o giocare/allenare squadre di Serie B e/o Lega Pro; chi invece vuole stare nei piani alti del calcio deve accettare le nuove regole, anche perché come ammoniva Darwin “non è la specie più intelligente a sopravvivere e nemmeno quella più forte. E’ quella più predisposta ai cambiamenti.”

 

 Giuseppe Santoro

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