Ha ragione Sarri: l’allenatore dopo un po’ puzza!

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Sono d’accordissimo con Maurizio Sarri quando sostiene che l’allenatore è un po’ come il pesce e dopo un po’ puzza; tant’è che se io fossi il Presidente di una squadra di calcio mi piacerebbe cambiare allenatore ogni uno/due anni, così come se fossi un allenatore di calcio mi piacerebbe cambiare sovente squadra, rimanendo sulla stessa panchina al massimo per due stagioni, a meno che, in ambo i casi, non si sposi un certo tipo di progetto, che parte da lontano, come, ad esempio, iniziare ad allenare dalle giovanili per poi approdare in prima squadra (tipo Ajax, Barcellona, etc)!

E a chi, per giustificare il contrario, tira sovente in ballo l’esempio di Ferguson o di Wenger, vorrei far presente che sia lo scozzese che l’alsaziano hanno ricoperto il ruolo di allenatore/manager e che, in quanto tali, non agivano solo da allenatore, ma anche da direttore sportivo e talvolta addirittura da amministratore delegato, visto che le proprietà di Manchester United e Arsenal sono delle società di capitali con sede all’estero e che, in quanto tali, hanno preferito demandare pieni poteri organizzativi ad un solo uomo al quale hanno dato “carta bianca”. Ecco perché immaginare/auspicare uno scenario simile in qualsiasi altra società strutturata in maniera diversa, ossia una società “pesante” in cui figurano già un Presidente molto presente, un Direttore Sportivo e/o un Direttore Generale, un team manager, un responsabile area tecnica, etc, etc. è pressoché impossibile…

Ciò detto, vorrei fare altresì presente quanto segue: Arrigo Sacchi nell’87/88 vinse il campionato al suo primo anno sulla panchina del Milan; due anni dopo toccò a Bigon laurearsi campione d’Italia col Napoli al suo primo anno da allenatore degli azzurri e, ancora due anni dopo, fu la volta di Fabio Capello vincere il tricolore col Milan al primo colpo. Passano tre anni e a vincere il campionato, dopo un lungo digiuno, fu la volta della Juve di Marcello Lippi, anche lui appena approdato sulla panchina dei bianconeri e lo stesso capitò ad Alberto Zaccheroni, che nell’98/99 vinse lo scudetto col Milan al suo primo anno da allenatore rossonero. Tempo due anni e fu ancora Lippi a laurearsi campione di Italia al suo debutto/bis sulla panchina della Juve e la stessa cosa capito nuovamente anche a Fabio Capello che riuscì, dopo 13 anni, a bissare l’impresa di vincere lo scudetto al suo primo anno in panchina (questa volta alla guida della Juventus, anche se quel titolo, così come quello conquistato l’anno successivo, gli è stato revocato dalla giustizia sportiva). Passano altri quattro anni e fu la volta del portoghese Mourinho riuscire a vincere il campionato al debutto sulla panchina dell’Inter, impresa riuscita dopo di lui ad Allegri nel 2010/11 col Milan, a Conte l’anno dopo con la Juve e nuovamente ad Allegri ancora con la Juve!

Alla luce di ciò, sarebbe opportuno porsi qualche domanda: ma tutti quei “sapientoni” e “sapientini” vari che ci propinano sempre la solita solfa che per raggiungere risultati importanti occorre perseguire la continuità tecnica, di quale sport parlano? Su quale pianeta hanno vissuto negli ultimi trenta anni? Quali droghe assumono?  O davvero pensano che le persone hanno l’anello al naso e si bevono tutte le cazzate che raccontano/scrivono?

 

Giuseppe Santoro

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