PARADOSSO NAPOLI: I RISULTATI NON INCREMENTANO IL FATTURATO (NE’ LA SODDISFAZIONE DEI “TIFOSI”)

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Il Napoli, nelle ultime 10 stagioni, si è sempre qualificato per le Coppe Europee e negli ultimi 9 anni, al netto di un improbabile “tracollo” nella stagione in corso, ha totalizzato quattro secondi posti, tre terzi posti e due quinti posti (quinti posto che solo per un’inezia non sono stati altri due terzi posti, dal momento che nel 2015 bastava che Higuain non sbagliasse il rigore all’ultima giornata contro la Lazio e nel 2012 bastava vincere a Bologna alla penultima giornata contro una squadra già salva e che non aveva alcun obiettivo da perseguire), raggiungendo per ben cinque volte in sei anni (2013, 2014, 2016, 2017, 2018) il proprio record storico di punti in serie A; ha partecipato per ben 5 volte alla fase finale della Champions League, dalla quale in due occasioni è stato eliminato agli ottavi dalla squadra che ha poi vinto la Coppa e altre due volte è uscito ai gironi per la differenza reti arrivando, in entrambe le occasioni, a pari punti con la finalista dell’anno precedente; ha disputato una semifinale di Europa League, ha vinto due Coppe Italia e una Supercoppa (e un’altra non l’ha vinta solo per i noti fatti di Pechino…); ha avuto in panchina due allenatori di grosso “appeal internazionale” come Benitez e Ancelotti e ha annoverato per ben tre anni in rosa (rosa che, secondo il portale Transfermarkt.com, è da anni “quotata” come la 2.a/4.a d’Italia e la 13.ima/16.ima d’Europa!) colui che era da tutti considerato l’unico (o uno dei pochissimi) top-player del campionato italiano….
Ciononostante, così come riportato anche dal noto giornalista de Il Sole 24 Ore, Marco Bellinazzo, il fatturato strutturale (escluse, quindi, le plusvalenze e i proventi Uefa) del Napoli negli ultimi anni non è affatto cresciuto (o, se è aumentato, lo è stato nell’ordine di qualche decina di milioni di euro)…
…evidentemente, alla luce di quanto sopra, i ricavi strutturali del Napoli più di questo non possono crescere (tenuto anche conto del tessuto socio-economico dell’ambiente partenopeo)!

Una soluzione al problema poteva essere rappresentata dalla realizzazione di uno stadio di proprietà (sul modello inglese), ma quando la società aveva individuato e richiesto l’area di Bagnoli dove poter costruire stadio e centro sportivo, le Istituzioni (sia locali che nazionali) fecero muro sostenendo che per la suddetta area c’erano “ben altri progetti in cantiere”. Si fa sommessamente notare che, da allora, sono già trascorsi circa due anni e, per quanto concerne l’area di Bagnoli, non è cambiato assolutamente nulla; avessero avallato il progetto del Napoli, chissà… Successivamente erano stati individuati due terreni tra Melito e Mugnano di Napoli per stadio e centro sportivo ma “l’elite cittadina” è letteralmente insorta contro tale ipotesi: si ricordano, infatti, gli “strali polemici” di alcuni “illustri pensatori e opinionisti” napoletani i quali perentoriamente ammonivano che “ovemai il Napoli fosse andato via da Napoli (come se Melito stesse in Svizzera o Danimarca!), a quel punto si poteva anche non chiamare più Napoli!” E fu così che, alla fine, anche il progetto “stadio di proprietà” è miseramente naufragato!

Rebus sic stantibus, cosa dovrebbe fare la società per far aumentare il proprio fatturato strutturale?

Ma il dato più importante (e per certi versi più preoccupante…) dell’analisi fatta da Bellinazzo è che negli ultimi anni i costi di gestione del Napoli sono sensibilmente aumentati: “nel 2013” -scrive Bellinazzo- “il Napoli pagava 67 milioni di stipendi e aveva ammortamenti (il costo del cartellino spalmato sugli anni di contratto) per 36 milioni circa. La rosa costava in altri termini poco più di 100 milioni. Nel 2018 il Napoli paga ingaggi (sempre incluse le imposte) per 114 milioni ed ha ammortamenti per 65 milioni. Fanno circa 180 milioni. Significa l’80% in più. Quasi 35 milioni in più dei ricavi strutturali”. Va da sé, dunque, che senza i soldi della Champions e quelli delle tanto vituperate plusvalenze il Napoli non può assolutamente mantenersi ai livelli attuali; eppure ci sono tantissimi “tifosi” e “addetti ai lavori” che si lamentano sempre di più di una società che, a loro dire, pensa esclusivamente a conseguire piazzamenti in Champions e a realizzare plusvalenze, piuttosto che puntare a compiere il tanto desiderato e più volte invocato “salto di qualità”!
Ma una squadra che, come visto, in campionato arriva quattro seconda e tre volte terza e in Champions per due volte è arrivata agli ottavi (e due volte non vi è approdata soltanto per un pelo), quale ulteriore “salto di qualità” dovrebbe compiere? Vincere lo scudetto e arrivare tra le prime otto d’Europa? E come si possono conseguire questi risultati se come “competitor” vi sono squadre che, ogni anno, fatturano 2/3/4 volte di più? Piaccia o no, il Napoli non può assolutamente permettersi calciatori che costano 70/100 milioni (e che guadagnano 7/10 milioni netti l’anno) come invece possono fare la Juve, il Real Madrid, il Barcellona, il Paris Saint Germain, il Bayern Monaco, il Manchester City, il Chelsea, il Liverpool, il Manchester United, etc… Nolente o volente, una persona che guadagna 1300 euro al mese non potrà mai avere lo stesso tenore di vita di chi ne guadagna 3000; una Mercedes Classe E non potrà mai correre quanto una auto da Formula 1!

…infine ci sono quelli che “E allora se non può garantirci lo scudetto (come se fosse qualcosa di “dovuto”, non si sa bene in virtù di cosa…), ceda la società!” E a chi? Chi mai spenderebbe 300/400 milioni di euro (si ricorda che tre anni orsono Forbes quotò il Napoli 396 milioni di dollari, pari a circa 350 milioni di euro) per rilevare una società che fattura, al netto di plusvalenze e introiti Champions, 150 milioni l’anno, che non ha uno stadio di proprietà e che partecipa ad un campionato poco competitivo/allettante dove vi è una squadra che fattura più del doppio? Solo un pazzo (o qualche trafficante di armi/droga con ingenti somme di denaro da riciclare)! Ma poi, ammesso e non concesso, che il Sultano del Brunei (l’uomo più ricco del mondo) o Bill Gates decidesse di acquistare il Napoli, lo sanno quelli che bramano la cessione della società che, in virtù del Fair Play finanziario, un proprietario di un club, seppur ricchissimo, non può spendere più di quanto la società stessa incassa? Può anche aver mille milioni di euro da buttare, ma se la sua società fattura 10, di certo non potrà spendere 20! Motivo questo che denota, ancora di più, come coloro che invocano/sognano l’arrivo del fantomatico sceicco per vincere lo scudetto o, peggio ancora, quelli che dicono/scrivono “meglio indebitarsi, vincere lo scudetto e poi fallire piuttosto che arrivare sempre secondi!” in realtà non sanno nemmeno minimamente di cosa stanno parlando… Eppure parlano, eccome se parlano… del resto, come a suo tempo denunciato da Umberto Eco, “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

 

Giuseppe Santoro

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