DIECI “BUONE RAGIONI” PER CUI NON ERO/SONO D’ACCORDO SUL RITORNO DEL MATADOR CAVANI

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1) perché spendere 60 milioni circa (più altri 15/16 lordi l’anno di ingaggio) per un 31enne era/è un’operazione insostenibile per l’attuale fatturato del Napoli, finanche cedendo uno tra Mertens e Callejon, visto che entrambi erano stati pagati poco più di 9 milioni ciascuno 5 anni orsono per cui il loro costo era già stato abbondantemente “ammortato”, mentre i 60 milioni per Cavani non si sarebbero mai “ammortati”, producendo così una minusvalenza esorbitante che per le finanze del Napoli poteva essere davvero deleteria;

2) perché, statisticamente parlando, nove volte su dieci i cosiddetti “cavalli di ritorno” (o le “minestre riscaldate”) si sono rivelati tutti o quasi dei clamorosi buchi nell’acqua;

3) perché, pur ritenendo Cavani un grandissimo attaccante, lo reputo uno che ha già raggiunto l’apice quindi, non avendo più margini di miglioramento, da qui a venire può andare solo a calare;

4) perché in Italia non garantisce più di 28 reti, ossia quelle che ha già fatto Mertens due anni fa e quelli che può tranquillamente realizzare Milik;

5) perché se fosse arrivato Cavani e andato via uno tra Callejon e Mertens il Napoli si sarebbe ritrovato con tre prime punte pure (Cavani, Milik e Inglese) per una sola maglia e quattro esterni offensivi (Insigne, Callejon o Mertens, Verdi e Ounas) per due maglie, rischiando così di avere “affollamento” per un singolo ruolo e di essere corti altrove;

6) perché, a mio avviso, al Napoli, più che un attaccante serve un buon difensore centrale di piede mancino;

7) perché il Napoli, da cinque anni ormai, non è più il Napoli di Mazzarri, che puntava tutto sulle ripartenze, ed essendo Cavani il miglior contropiedista al mondo, risultava letale negli spazi lunghi;

8) perché l’anno scorso il Napoli (senza Cavani) ha fatto 91 punti che non sono bastati a vincere lo scudetto visto la Juve (senza Cristiano Ronaldo) ne ha totalizzati di più e francamente non credo che il Napoli con Cavani possa fare meglio della Juve con Cristiano Ronaldo;

9) perché, sarò ripetitivo, ma da anni ritengo che il Napoli, se vuole davvero avvicinarsi alla juve, deve pensare prima a fare lo stadio (e il centro sportivo) e poi a comprare nuovi calciatori;

10) perché non mi spiego come mai, fino a tre anni fa, la stragrande maggioranza dei tifosi del Napoli reputava Higuain un centravanti superiore a Cavani (ritenuto a sua volta un infame mercenario e traditore…), salvo poi cambiare “magicamente” idea non appena Higuain firmò per la Juve: ma ci siete o ci fate?

 

Giuseppe Santoro

SARRI E’ UN GRANDISSIMO ALLENATORE, MA NON HA FATTO NESSUN MIRACOLO…

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A tutti coloro che sostengono che il Napoli (e, quindi, Sarri…) non poteva fare di più perchè non ha in panchina ricambi all’altezza vorrei ricordare che:

la Juventus lo scorso anno ha vinto Scudetto, Coppa Italia e fino al 45.imo della finale di Cardiff era ancora in piena corsa per la Champions’, avendo in panchina, come alternative agli attaccanti titolari, i soli Pjaca (infortunato) e Kean (16 anni) e come alternative ai centrocampisti Marchisio (anche lui infortunato), Lemina, Sturaro e Rincon;

sempre lo scorso anno il Monaco ha vinto il campionato francese (avendo la meglio sul più forte e attrezzato Paris Saint Germain…) ed è arrivato in semifinale di Europa League (eliminando agli ottavi il Manchester City di Guardiola e ai quarti il Borussia Dortmund…) avendo in panchina gente come Germain, Carrillo, Nabil Dirar, Almamy Touré, Raggi, Boschilia, Abdou Diallo, N’Doram, Adama Traoré, Cardona, Ivan Cavaleiro, Corentin Jean, Jorge, Badiashile, De Sanctis, Seydou Sy, Tisserand;

quattro anni fa l’Atletico Madrid vinse il campionato spagnolo (primeggiando sulle “corazzate” Barcellona e Real Madrid…) e per pochi secondi non fece uno storico “double” vincendo anche la Champions League, avendo in panchina gli “scarti” della Juve di Del Neri (Diego e Thiago) e del Napoli di Mazzarri (Josè “Guallarito” Sosa);

la stessa Juve di Antonio Conte (vincitrice di tre campionati consecutivi) annoverava in rosa, tra gli altri, gente del calibro di Padoin, Peluso, Matri, Marrone, De Ceglie Estigarribia, Pepe, Vucinic, Quagliarella, Isla, Elia, Krasic, (oltre allo stesso Giaccherini).

In tutta franchezza stento a credere che i cambi della Juve dello scorso anno (così come quelli del Monaco, dell’Atletico Madrid di quattro anni o della Juve di Conte…) fossero migliori di quelli del Napoli attuale; eppure loro sono riusciti a competere su più fronti (e a vincere!!!), mentre qui c’è chi si lamenta sempre di non avere una rosa adeguata…
…del resto si sa che “lamentarsi e piangere” è un po’ lo sport preferito dai Napoletani!

E ai tantissimi che denigrano le seconde linee del Napoli, che non le ritengono affidabili e pensano che non siano all’altezza di giocare da titolari nemmeno contro squadre che lottano per non retrocedere, vorrei ricordare che le riserve del Napoli valgono, da sole, più degli interi organici di oltre la metà delle squadre di Serie A senza contare che:

1) Giaccherini, prima di venire al Napoli, giocava da titolare nel Bologna (e anche discretamente bene, tanto da guadagnarsi la convocazione in Nazionale…), esattamente come ha giocato quest’anno da titolare nel Bologna Simone Verdi e il “papu” Gomez nell’Atalanta;
2) Maksimovic, prima di approdare, dopo due anni di estenuanti trattative, a Napoli era titolare inamovibile nel Torino e veniva unanimemente reputato uno dei migliori difensori centrali in circolazione;
3) Rog giocava titolare sia nella Dinamo Zagabria (aveva disputato i preliminari di Champions’) sia in Nazionale (aveva disputato gli Europei) ed era ritenuto uno dei giovani croati più promettenti e validi;
4) Tonelli all’Empoli era titolare fisso, era stato, insieme al compagno di reparto Rugani, uno dei protagonisti della tanto ammirata linea difensiva dell’Empoli di Sarri e, l’anno successivo, pur senza Rugani, si era confermato nell’Empoli di Giampaolo (migliorando il rendimento dell’anno precedente…) ed era considerato uno dei centrali italiani più interessanti (tanto da essere seguito sul mercato anche Lazio e Roma);
5) Mario Rui era titolare a pieno merito nell’Empoli di Sarri prima e di Giampaolo poi e, se non si fosse infortunato, avrebbe giocato titolare anche nella Roma di Spalletti;
6) Milik era titolare e capocannoniere all’Ajax e appena arrivato a Napoli era considerato il nuovo Higuain e un potenziale top player;
7) Diawara era titolare inamovibile nel Bologna di Donadoni ed era considerato da tutti un talento, tanto che quando il Napoli lo ha prelevato in molti hanno parlato di un vero e proprio “colpo di mercato”;
8) Zielinski era, al pari di Tonelli e Mario Rui, una delle pedine fondamentali dell’Empoli di Giampaolo, nonchè Nazionale polacco;
9) Chiriches era un rincalzo del Tottenham, nonché titolare (e capitano!) della Nazionale rumena;
10) Pavoletti era titolare nel Genoa e figurava anche tra i pre-convocati della Nazionale di Conte per gli Europei del 2016;
11) Grassi era titolare nell’Atalanta e nella Nazionale Under 21 di Di Biagio;
12) Regini era titolare nella Sampdoria di Mihajovic e lo è tornato ad essere una volta rientrato a Genova dopo la fine del prestito….

Inoltre, ai tantissimi che sostengono che, senza Sarri, il Napoli arriverebbe al massimo al sesto/settimo posto, vorrei ricordare che, prima di Sarri, nei cinque anni antecedenti il suo arrivo sulla panchina azzurra, il Napoli, con un organico meno completo e competitivo di quello attuale, si era già classificato una volta secondo (2012/13), due volte terzo (2010/11 e 2013/14) e due volte quinto (2011/12 e 2014/15), per cui era già una squadra che stazionava, stabilmente, tra le prime posizioni, e aveva vinto due Coppe Italia e una Supercoppa (e un’altra non l’ha vinta solo perché gliel’hanno scippata a Pechino…), ha partecipato a due edizioni di Champions’ League facendo rispettivamente 11 e 12 punti (contro avversarie del calibro di Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Manchester City, Arsenal, Olimpique Marsiglia e Villareal) e ha disputato una semifinale di Europa League.
Ecco perché, a mio avviso, chi parla di “miracolo” da parte di Sarri (il più delle volte al fine di sminuire i sacrosanti meriti della società) o mente o è in malafede in quanto, per me, per “miracolo” si intende condurre una squadra di centroclassifica nelle prime posizioni (come fatto, ad esempio, l’anno scorso da Gasperini con l’Atalanta, oppure da Nagelsmann e Favre in Bundeliga, rispettivamente alla guida di Hoffeinhem e Borussia Monchendablach, prese a ridosso dalla zona retrocessione e condotte in Champions, pur avendo, sulla carta, almeno 3-4 squadre con organici nettamente superiori) e non portare una squadra come il Napoli, che da otto anni arriva sempre tra le prime cinque, al secondo o terzo posto (e potendo contare, tra l’altro, su quello che, sulla carta, è ritenuto il secondo/terzo organico della serie A)!

E così come è sbagliatissimo parlare di “miracolo”, è altrettanto sbagliato sostenere, come fanno in tanti, che se Sarri dovesse andar via da Napoli sarebbe una tragedia: prima di lui sono andati via i vari Lavezzi, Cavani, Mazzarri, Benitez e Higuain e il Napoli, nel peggiore dei casi, si è confermato (se non addirittura migliorato…), rimanendo sempre e comunque ai vertici; di contro, vorrei ricordare che l’Empoli, nell’anno in cui Sarri è andato via, sostituito da Giampaolo, pur avendo perso giocatori importanti come Hysaj, Rugani, Valdifiori e Vecino, ha fatto addirittura meglio dell’anno precedente.
Ecco perché, pur senza togliere nulla all’ottimo Sarri, chi paventa catastrofi (sportive) in caso di un suo eventuale addio fa solo del “terrorismo psicologico”, visto che i fatti dimostrano l’esatto contrario!

Purtroppo, però, da un paio d’anni a Napoli si registra una sorta di invaghimento collettivo, di innamoramento, di stordimento, per cui Sarri è il deus ex machina, colui che non sbaglia mai, che non si può criticare nemmeno quando commette palesi errori e a cui vanno per forza riconosciuti meriti ancora più grandi di quelli che pur ha; un esempio eclatante è dato dalla più volte decantata trasformazione di Mertens da attaccante esterno a punta centrale, mossa questa in più occasioni celebrata dagli adepti del “Gran Consiglio del Sarrismo” come un autentico colpo di genio. Peccato però che gli adulatori del tecnico di Figline non sanno (o fingono di non sapere) che molti anni prima di Sarri un certo Guidolin si era “inventato” Di Natale centravanti, spostandolo, esattamente come fatto da Sarri con Mertens, dalla sinistra al centro e, numeri alla mano, Di Natale ha realizzato addirittura più gol di Mertens, pur giocando in una squadra che costruiva molte meno occasioni da gol rispetto al Napoli di Sarri, eppure non si ricorda di elogi o celebrazioni per Guidolin al pari di quelle che si leggono oggi per Sarri! E mi limito a citare il caso di Guidolin con Di Natale, ma di esempi di attaccanti esterni/seconde punte reinventate prime punte ce ne sarebbero tantissime: penso, ad esempio ad Aubameyang, che fino a qualche anno fa agiva sulla fascia per poi essere spostato al centro con numeri da “scarpa d’oro”, a Miccoli che negli ultimi anni a Palermo veniva utilizzato sovente da prima (con Cavani sull’esterno!!!!) e prima ancora a Di Vaio, Totti e tantissimi altri ancora; ergo, Sarri con Mertens non si è inventato assolutamente nulla, eppure sentendo/leggendo i tantissimi “sarriti” convinti, pare che abbia avuto chissà quale felice intuizione.

Per carità Sarri è bravo, bravissimo (il sottoscritto fu tra i primissimi, e in tempi non sospetti, ad auspicare il suo arrivo a Napoli e per lui il toscano è e resta secondo solo a Guardiola per il gioco che riesce a far esprimere alle sue squadre) ma ho l’impressione che in tanti stiano davvero esagerando, volendolo a tutti i costi incensare anche più del dovuto: di questo passo, non mi meraviglierei che qualcuno arrivasse, col tempo, a proporre di intitolargli lo Stadio San Paolo o, addirittura, Piazza del Plebiscito!
E questa infatuazione collettiva fa, addirittura non accorgersi dei difetti che il tecnico ha, difetti messi subito a tacere dai più coi risultati finora raggiunti: in tantissimi, infatti, all’accusa più volte mossa al tecnico sullo scarso utilizzo delle seconde linee, e di contro l’eccessivo utilizzo da parte dei titolari, rispondono elencando i tantissimi record ottenuti dal Napoli di Sarri; tuttavia, se il tutto deve essere ridotto al risultato finale, allora, risultati per risultati, vorrei ricordare a chi utilizza questo metro di giudizio per sottacere i difetti del tecnico che in tre anni siamo ancora a “zero titoli”, che nelle Coppe il Napoli di Sarri a febbraio era già fuori, e quest’anno, ha totalizzato la miseria di sei punti (frutto di due vittorie e quattro sconfitte), ossia il minimo storico di punti del Napoli in Champions, in un girone sulla carta abbastanza abbordabile. Anche questi sono risultati, o no?

…e a quanti sostengono che mister Sarri (dal sottoscritto sempre definito un ottimo allenatore ma un pessimo gestore) ci ha regalato tre anni di spettacolo puro e di divertimento assoluto, vorrei sommessamente ricordare che, quest’anno, nei primi 60 minuti della partita contro l’Atalanta al San Paolo, nel primo tempo a Bologna, in Ucraina contro lo Shakhtar Donetsk, nel primo tempo a Roma con la Lazio, col Chievo a Verona, nel primo tempo al San Paolo con lo Shakhtar Donetsk, a Udine, a Rotterdam contro il Feyenoord, nel primo tempo contro la Sampdoria a Napoli, col Bologna in casa, nel primo tempo con la Lazio al San Paolo, col Genoa e col Chievo in casa, a Sassuolo, nei primi 60 minuti contro l’Udinese in casa, a Firenze e col Torino in casa tutto questo questo spettacolo non l’ho visto e, sinceramente, non mi sono affatto divertito come, invece, in altre occasioni. E stiamo parlando di circa 20 partite sulle 50 totali disputate dal Napoli in questa stagione, anche perchè, si badi bene, che se il Napoli di Sarri ha battuto tutti i record in campionato lo si deve, in parte, anche al fatto che, a differenza di altri, ha disputato un numero inferiore di gare stagionali: 48 il primo anno, 50 il secondo, 50 il terzo. Il suo predecessore (il tanto vituperato Rafa Benitez), con una rosa inferiore, ne ha disputate 53 il primo anno e 59 il secondo, ossia ben 14 gare infrasettimanali in più in due anni: sinceramente non so se Sarri avesse dovuto affrontare 14 turni infrasettimanali in più se avrebbe conseguito i medesimi risultati…

 

Giuseppe Santoro

https://napolioutsider.wordpress.com/2017/11/10/la-rosa-non-e-corta/

https://napolioutsider.wordpress.com/2017/12/12/quanto-vale-la-rosa-del-napoli/

 

P.S.: si ricorda, altresì, che negli ultimi tre anni il Napoli ha speso, per le cosiddette “riserve”, circa 175 milioni:

Milik 32
Maksimovic 25
Pavoletti 18
Rog 14,50
Diawara 14,50
Zielinski 14
Ounas 10
Tonelli 10
Mario Rui 9,25
Grassi 8
Chiriches 7
Valdifiori 5,5
Giaccherini 1,5
Regini (prestito) 1,5
Leandrinho 0,59
Chalobah (prestito) 0,25

 

 

Lettera a Higuain (che in tre anni in azzurro non ha capito che per i Napoletani essere anti-juventini è una “religione”)

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“Caro” (si fa per dire…) Gonzalo,

ho riflettuto a lungo se scrivere o meno questo pezzo (che infatti vede la sua pubblicazione a distanza di giorni dalla duplice sfida ravvicinata tra Napoli e Juventus…) perché il solo pensiero di “rivolgerti la parola” (nonchè di doverti definire “caro”…) già mi urta tantissimo, ma alla fine ho deciso di scriverlo ugualmente poiché ritengo che ci sono alcune cosucce da chiarire.

Ho letto da più parti che all’indomani della gara di campionato (la prima delle due) avresti riferito ad alcuni tuoi conoscenti di esserci rimasto abbastanza male per l’accoglienza particolarmente ostile che ti hanno riservato a Napoli, in quanto convinto di aver dato tanto in tre anni per la maglia azzurra e, quindi, di non meritare affatto i fischi, gli insulti e le offese ricevute dai tifosi, tanto che nella seconda gara (quella di Coppa Italia) hai più volte puntato il dito contro il Presidente De Laurentiis in tribuna come a voler addossare a lui tutta la responsabilità di quanto accaduto la scorsa estate.
Ebbene, “caro” (sempre si fa per dire…) Gonzalo, nonostante tu abbia trascorso a Napoli tre anni (ricchi di soddisfazioni, sia per te che per i tifosi del Napoli…), con molta probabilità questi 36 mesi non sono stati sufficienti a farti capire a pieno cosa realmente provano i tifosi del Napoli nei confronti della tua squadra attuale; evidentemente durante la tua permanenza in Campania non ti sei reso abbastanza conto che per i tifosi del Napoli quella con la Juve è una rivalità sentitissima, senza uguali, forse addirittura superiore a quella, di per sé già molto accesa, tra romanisti e laziali (o milanisti e interisti).
Per i Napoletani, infatti, la sfida con la Juve è come una sorta di “derby” (a distanza), anzi, con molta probabilità, ad alimentare questo vero e proprio “odio” dei tifosi del Napoli verso la Vecchia Signora è proprio la mancanza di una seconda squadra cittadina; si dà il caso, infatti, che Napoli sia una delle pochissime metropoli europee ad annoverare una sola squadra di calcio e ciò ha fatto sì che quella bianconera sia, in termini numerici, la seconda tifoseria (dopo quella azzurra) di Napoli e provincia e dell’intera regione (anzi in talune zone della Campania, addirittura si possono contare più tifosi della Juve che del Napoli!). Ci fosse stata, per esempio, un’altra squadra di Napoli in Serie A, quasi sicuramente i tifosi partenopei si sarebbero suddivisi tra queste due compagini e, di conseguenza, tra essi sarebbe nata una grandissima rivalità, esattamente sulla falsariga di quella esistente tra i tifosi della Roma e della Lazio, del Milan e dell’Inter, del Genoa e della Sampdoria, del Torino e della Juve o, spostandoci all’estero, come quella che contrappone i tifosi dell’Atletico Madrid a quelli del Real, quelli del Celtic ai Rangers Glasgow, del Boca Juniors al River, quelli del Flamengo alla Fluminense, etc.

Tuttavia, considerato che la già citata assenza di un secondo sodalizio partenopeo non ha reso possibile tutto ciò, a Napoli (e in tutta la Campania) la sfida più sentita per i tifosi azzurri è proprio quella che li vede contrapposti alla Juventus, anzi, il fatto stesso che tantissimi loro conterranei abbiano deciso di tifare per una squadra verso la quale non vi è nessun tipo di legame territoriale, viene visto da moltissimi tifosi del Napoli addirittura come una sorta di “aggravante”, in quanto milanisti e interisti (così come romanisti e laziali, etc) pur detestandosi a vicenda, se non altro sostengono squadre (diverse) della stessa città, tanto essere definiti, in gergo, “cugini”; per i tifosi del Napoli, invece, venendo a mancare anche questo immaginario “grado di parentela”, la rivalità con la Juve è, paradossalmente, ancora più sentita (a maggior ragione in quelle realtà in cui la presenza di tifosi juventini è particolarmente nutrita e i tifosi azzurri vivono quasi da “stranieri in casa propria”)!
Non a caso il “vero tifoso” del Napoli si professa anti-Juve a prescindere, anzi se a Roma si dice che una sconfitta della Lazio equivale ad una vittoria della Roma (e viceversa) a volte per i tifosi del Napoli una sconfitta della Juve vale addirittura di più di una vittoria della propria squadra e, pertanto, il Napoletano doc tifa contro la Juve sempre e comunque, che si tratti di una gara di campionato, un incontro internazionale o un’amichevole estiva, qualunque sia la sua avversaria (persino quando gioca contro il Verona…) e, per quanto minime, ci sono più probabilità che un giorno possa disaffezionarsi alla squadra del cuore e smettere di seguirla (o, quanto meno, di seguirla con minore interesse/passione) piuttosto che rinunci alla propria avversione per i gobbi!

Ebbene, “caro” (sempre per modo di dire…) Gonzalo, possibile mai che tu in tre anni a Napoli tutto questo non l’abbia capito? Possibile mai che non ti sia reso conto che per un tifoso del Napoli avere un figlio che tifa per la Juve è la peggiore sventura che potesse capitargli? Possibile che non abbia capito che decidendo di andare proprio alla Juve hai dato a quei tifosi che ti avevano eletto a loro idolo e amato alla follia (forse solo Maradona e San Gennaro sono stati amati più di te…) un dolore persino maggiore di quello che si può provare nel trovare la propria donna a letto con un altro uomo? Se dopo tre anni al Napoli (nei quali la squadra azzurra ha ottenuto un terzo, un quinto e un secondo posto, ha vinto una Coppa Italia, una Supercoppa e raggiunto una doppia semifinale in Europa League e in Coppa Italia) volevi cambiare aria, volevi provare nuove esperienze professionali, volevi vestire una nuova maglia e approdare in un club con ambizioni e possibilità di successo più elevate, perché proprio la Juve? Ad oggi, in Europa, ci sono all’incirca una decina di squadre con storia, blasone, fatturato, palmares, organico, bacino d’utenza e obiettivi stagionali superiori al Napoli cui potevi andare: perché proprio alla Juve?

Certo, puoi sempre dire, a tua (parziale) discolpa, che la Juve era l’unica società disposta a pagare, per intero, l’importo della clausola rescissoria inserita dalla società (e da te liberamente sottoscritta, visto che nessuno ti ha obbligato a firmare con una pistola puntata alla tempia…), ma allora, invece di prendere in giro i tuoi ex tifosi dicendo loro di restare tranquilli, invece di far dichiarare a quel pagliaccio di tuo fratello Nicholas (nonché tuo agente) che, pur non condividendo più il progetto tecnico del Napoli, era vostra intenzione rispettare e onorare il contratto, perché non fargli dichiarare “urbi et orbi” che per te l’esperienza a Napoli era da ritenersi conclusa e che se la società non avesse accettato di trattare la tua cessione all’estero (magari rinunciando alla pretesa di incassare il pagamento dell’intera clausola o inserendo alcune eventuali contropartite tecniche) potevi finire alla Juve? In tal caso, stanne certo, avreste messo la società con le spalle al muro dal momento che, pur di non vederti con quell’odiosa maglia a strisce bianconere addosso, a Napoli avrebbero organizzati cortei, sit-in e petizioni on-line per convincere De Laurentiis a trattare la tua cessione ad un altro club (e a rinunciare anche a 30 e oltre milioni di euro…) e la stessa società, ben conoscendo l’odio che i tifosi provano per quella squadra, non avrebbe potuto fare altrimenti, dal momento che irrigidirsi a non voler rivedere al ribasso le pretese economiche e, quindi, a non voler trattare la tua cessione avrebbe di fatto significato consegnarti “chiavi in mano” alla Juve e quindi al nemico giurato dei tifosi.

Allora sì che potevi, a giusta ragione, puntare l’indice e gridare “E’ colpa tua!”, e allora sì che i tifosi del Napoli ti avrebbero dato, loro malgrado, ragione e avrebbero ritenuto la società “colpevole” del tuo passaggio alla Juve. Invece no: hai preferito navigare sott’acqua, agire nell’ombra, di nascosto, come un serpente, come il peggiore dei cospiratori, consapevole del fatto che stavi tradendo nel peggiore dei modi l’amore smisurato dei tuoi ormai ex tifosi, passando proprio dalla parte del nemico “numero uno” di coloro con cui fino a poche settimane prima ti trattenevi sotto la curva a cantare (ipocritamente) e festeggiare le tue imprese!

Alla luce di tutto ciò, potevi mai aspettarti un’accoglienza diversa? Davvero pensavi/speravi di ricevere applausi e striscioni? Ma lo hai capito che ti sei presentato al San Paolo indossando la maglia dell’odiatissima Juventus e non quella, ad esempio, del Liverpool, del Chelsea o di uno dei due Manchester? In virtù di quanto sopra, il tuo tradimento è stato vissuto dai Napoletani peggio di quello fatto, a suo tempo, dal tuo connazionale Tevez quando passò dal Manchester United al City, peggio di come avrebbero vissuto i tifosi romanisti un eventuale e improbabile passaggio di Falcao alla Lazio, peggio di come ha vissuto Don Pietro Savastano il tradimento di Ciro “l’immortale” Di Marzio (e, successivamente, del figlio Genny) o, per restare in casa Juve, peggio di come hanno vissuto l’ex moglie e l’ex migliore amico (nonché stretto e fidato collaboratore) del tuo attuale Presidente Andrea Agnelli quando quest’ultimo, dopo anni di matrimonio, mollò di colpo lei per mettersi con la moglie di lui (dalla serie: signori si nasce!).

Perciò “caro” (si fa per dire…) Gonzalo, quando dici di esserci rimasto male per il trattamento ricevuto allo stadio dai tifosi Napoletani, ci sei o ci fa? Perché, a ben pensarci, solo uno col cervello piccolo piccolo poteva davvero pensare di essere accolto diversamente….

 

Giuseppe Santoro

La Juve ha una “mentalità europea” e ha ridotto il gap con le altre. E il Napoli?

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All’indomani della semifinale di andata di Champions’ League tra Juventus e Barcellona è d’obbligo fare un paio di considerazioni.

La prima di natura “tattica” e, guarda caso, sembra capitare “a fagiolo” dopo giorni di schermaglie a distanza tra i sostenitori del bel gioco (come quello praticato dal Napoli di Sarri) da una parte e quelli della concretezza dall’altra: a tal riguardo va detto che Allegri non esprimerà certamente un “calcio europeo”, anzi di sicuro è uno che preferisce badare più al risultato che alla prestazione e, se necessario, non disdegna di difendersi in 10 dietro la famosa “linea della palla”, tuttavia ha dimostrato di avere, “sine ullo dubio”, la famosa “mentalità europea”. Quanti allenatori italiani avrebbero affrontato il Barcellona di Messi, Neymar, Suarez, etc schierando contemporaneamente Higuain, Mandzukic, Dybala, Pjanic, Cuadrado, Dani Alves e Alex Sandro?  Forse, per le caratteristiche dei singoli, nemmeno il Napoli di Sarri è così, visto che Dani Alves è più “propositivo” rispetto a Hysaj, Pjanic è più “offensivo” di Jorginho, Dybala è più “attaccante” di Hamsik e Mandzukic è più “prima punta” rispetto a Insigne; eppure sono tutti votati al sacrificio, proprio come lo erano nell’Inter di Mourinho, che pure era piena zeppa di calciatori dalle spiccate capacità propositive (Milito, Eto’o, Pandev, Sneijder, Stankovic, Maicon…). E non sarà un caso se la Juve di Allegri, pur continuando a dominare in campionato, ha finora avuto nelle Coppe un rendimento migliore rispetto alla Juve di Conte.

Ma, oltre alla mentalità “europea” inculcata da Allegri, ciò che deve far riflettere, ancora di più, è il fatto che ormai la Juventus, in questi anni, ha quasi annullato la distanza che la separava dalla grandi d’Europa.  E se è vero, come spesso è stato detto/scritto, che il Napoli sta alla Juve (in Italia) come la Juve sta/stava alle “superpotenze” d’Europa, se il Napoli vuole davvero puntare a ridurre il gap coi bianconeri deve fare esattamente ciò che hanno fatto i torinesi per accorciare le distanze con Real, Bayern, Barcellona e le altre big europee, ossia pensare a ridurre prima il gap economico e, successivamente, quello tecnico, investendo in primis nelle strutture di proprietà (indispensabili per far lievitare sensibilmente il fatturato); non a caso in Europa tutte o quasi hanno impianti propri e nel calcio moderno è ormai quasi impossibile cercare di affermarsi prescindendo da uno stadio di proprietà.

A Napoli, invece, l’ambiente sembra preoccuparsi quasi esclusivamente della permanenza in azzurro dei vari Sarri, Mertens, Insigne, Ghoulam, Koulibaly, etc, e a chi eventualmente acquistare in estate per rinforzare la squadra, convinti che a questa rosa bastino un paio di rinforzi (senza privarsi di nessuno…) per colmare il gap con la prima della classe, non capendo, invece, che così facendo il famigerato gap non si ridurrà mai, in quanto la Juventus, forte del proprio fatturato, avrà sempre una maggiore capacità di investimento e, quindi, potrà effettuare colpi di mercato più importanti di quelli del Napoli, allungando così, ancora di più, le distanze; supponiamo, ad esempio, che in estate il Napoli, assecondando gli umori della piazza, non cede nessuno dei suoi uomini più rappresentativi e compra tre calciatori da 20 milioni l’uno (o quattro da 15 o due da 30) e la Juve, a sua volta, fa 3 colpi da 40 milioni ciascuno (o quattro da 30 oppure due da 60): in tal caso, il famoso gap si sarà ridotto??? O sarà ulteriormente aumentato??? Ecco perché tentare di fare la rincorsa alla Juve in questi termini non condurrà assolutamente a nulla, mentre al contrario il Napoli dovrebbe preoccuparsi prima di realizzare le famose strutture di proprietà (investendo in esse gran parte dei proventi) e poi di costruire una squadra competitiva…

Ma se a Napoli sono già in tanti a criticare una società che nell’ultimo anno ha investito oltre 210 milioni di euro tra cartellini (130 milioni tra mercato estivo e invernale) e monte-ingaggi (80 milioni), non oso immaginare cosa accadrebbe qualora la società dovesse decidere di cambiare strategia/progetto e di investire nelle strutture anziché nella rosa!

E la cosa ancora più grave e che fin quando a ragionare in determinati termini è il classico “popolino”, il tifoso “ignorante” o chi di “professione” fa lo scippatore o lo spacciatore, uno può anche capire e farsene una ragione, ma quando certi tipi di ragionamenti li si sente fare anche dal professionista, dall’uomo di cultura, dall’avvocato, dal commercialista, dal giornalista, dall’ex dirigente o da alcune bandiere storiche del Napoli (come Bruno Giordano e Luis Vinicio), allora veramente ti cadono le braccia e ti ritornano in mente, ancora una volta, le parole profetiche di Eraldo Monzeglio quando ammoniva che a Napoli non si combinerà mai niente di buono!

Giuseppe Santoro

 

Ha ragione Sarri: l’allenatore dopo un po’ puzza!

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Sono d’accordissimo con Maurizio Sarri quando sostiene che l’allenatore è un po’ come il pesce e dopo un po’ puzza; tant’è che se io fossi il Presidente di una squadra di calcio mi piacerebbe cambiare allenatore ogni uno/due anni, così come se fossi un allenatore di calcio mi piacerebbe cambiare sovente squadra, rimanendo sulla stessa panchina al massimo per due stagioni, a meno che, in ambo i casi, non si sposi un certo tipo di progetto, che parte da lontano, come, ad esempio, iniziare ad allenare dalle giovanili per poi approdare in prima squadra (tipo Ajax, Barcellona, etc)!

E a chi, per giustificare il contrario, tira sovente in ballo l’esempio di Ferguson o di Wenger, vorrei far presente che sia lo scozzese che l’alsaziano hanno ricoperto il ruolo di allenatore/manager e che, in quanto tali, non agivano solo da allenatore, ma anche da direttore sportivo e talvolta addirittura da amministratore delegato, visto che le proprietà di Manchester United e Arsenal sono delle società di capitali con sede all’estero e che, in quanto tali, hanno preferito demandare pieni poteri organizzativi ad un solo uomo al quale hanno dato “carta bianca”. Ecco perché immaginare/auspicare uno scenario simile in qualsiasi altra società strutturata in maniera diversa, ossia una società “pesante” in cui figurano già un Presidente molto presente, un Direttore Sportivo e/o un Direttore Generale, un team manager, un responsabile area tecnica, etc, etc. è pressoché impossibile…

Ciò detto, vorrei fare altresì presente quanto segue: Arrigo Sacchi nell’87/88 vinse il campionato al suo primo anno sulla panchina del Milan; due anni dopo toccò a Bigon laurearsi campione d’Italia col Napoli al suo primo anno da allenatore degli azzurri e, ancora due anni dopo, fu la volta di Fabio Capello vincere il tricolore col Milan al primo colpo. Passano tre anni e a vincere il campionato, dopo un lungo digiuno, fu la volta della Juve di Marcello Lippi, anche lui appena approdato sulla panchina dei bianconeri e lo stesso capitò ad Alberto Zaccheroni, che nell’98/99 vinse lo scudetto col Milan al suo primo anno da allenatore rossonero. Tempo due anni e fu ancora Lippi a laurearsi campione di Italia al suo debutto/bis sulla panchina della Juve e la stessa cosa capito nuovamente anche a Fabio Capello che riuscì, dopo 13 anni, a bissare l’impresa di vincere lo scudetto al suo primo anno in panchina (questa volta alla guida della Juventus, anche se quel titolo, così come quello conquistato l’anno successivo, gli è stato revocato dalla giustizia sportiva). Passano altri quattro anni e fu la volta del portoghese Mourinho riuscire a vincere il campionato al debutto sulla panchina dell’Inter, impresa riuscita dopo di lui ad Allegri nel 2010/11 col Milan, a Conte l’anno dopo con la Juve e nuovamente ad Allegri ancora con la Juve!

Alla luce di ciò, sarebbe opportuno porsi qualche domanda: ma tutti quei “sapientoni” e “sapientini” vari che ci propinano sempre la solita solfa che per raggiungere risultati importanti occorre perseguire la continuità tecnica, di quale sport parlano? Su quale pianeta hanno vissuto negli ultimi trenta anni? Quali droghe assumono?  O davvero pensano che le persone hanno l’anello al naso e si bevono tutte le cazzate che raccontano/scrivono?

 

Giuseppe Santoro

Il calcio è cambiato ma in tanti non vogliono capirlo!

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Sempre più spesso capita di leggere o ascoltare tifosi e addetti ai lavori scrivere/dire, ad esempio, che “il Napoli deve blindare Sarri/Mertens/Insigne”, piuttosto che “la Juve deve blindare Dybala/Allegri”, o che “l’Inter deve blindare Icardi/Perisic”, “la Roma deve blindare Nainggolan/Strootman”, “il Milan fare di tutto per trattenere Donnarumma”, etc, dimenticando che calciatori e allenatori sono dei professionisti e che, in quanto tali, a differenza dei tifosi, hanno il sacrosanto diritto di voler cambiare aria e squadra ogni tot anni, sia per vivere nuove esperienze che per trovare nuovi stimoli. Molti ancora non hanno capito (o fingono di non aver capito) che il calcio delle bandiere, ossia di quei calciatori che vestono la maglia di una sola squadra per più di un decennio, se si escludono pochissime eccezioni, è finito da un bel po’, e in tanti ancora si illudono di essere rimasti a cavallo tra gli anni 80/90 e quasi “pretendono” che un determinato calciatore debba “restare a vita” nella propria squadra, ignorando, appunto, che i calciatori non sono come i tifosi, che una volta sposati i colori della propria squadra del cuore vi restano fedeli in eterno, e che pertanto non devono, come loro, rimanere “prigionieri di una fede” per sempre. Invece sono sempre di più quei tifosi, opinionisti, giornalisti, etc che vorrebbero che la loro squadra acquistasse sempre nuovi calciatori (possibilmente più forti di quelli che già si ha in organico), non cedendo, però, nessuno dei propri beniamini, ignorando che se tutte le società facessero realmente come loro auspicano, di fatto non si potrebbe più fare il calciomercato, dal momento che nessuno venderebbe più i migliori calciatori e, di conseguenza, nessuno potrebbe comprarli!

Si fa altresì notare che spesso la stragrande maggioranza di coloro che vorrebbero che la propria squadra non cedesse nessuno, motiva questa precisa volontà recitando con il solito refrain “altrimenti non si cresce!”, dimenticando però che come loro vorrebbero, giustamente, che la propria squadra cresca e si migliori, anche i calciatori vorrebbero legittimamente crescere e migliorare, magari approdando in un club di fascia superiore; invece i tifosi sono talmente “egoisti” (e talvolta anche un po’ ignoranti…) da non capire che, ad esempio, un Mertens, dopo 4 anni al Napoli, potrebbe ambire a vestire, eventualmente, la maglia del Manchester United, oppure che un Dybala vorrebbe approdare al Real Madrid o al Barcellona, o che un Icardi potrebbe desiderare di passare dall’Inter al Bayern Monaco o uno Strootman dalla Roma al Chelsea… Per quale motivo le loro legittime ambizioni dovrebbero essere frenate? Perché un calciatore professionista, dopo aver dato tanto per una squadra, non potrebbe ambire a giocare in un club superiore? Per quale motivo dovrebbe rimanere a vita in una determinata società? Possibile che i tifosi non capiscono che non si può e non si deve diventare “carcerieri” dei propri beniamini? Se un calciatore desidera cambiare, è giusto che lo faccia. Con buona pace di chi si ostina a non voler capire che il calcio è cambiato e che la visione che hanno loro è sì romantica, ma oramai obsoleta, superata, antiquata!

Ma, a quanto pare, a non volere capire/rassegnarsi che il calcio di una volta non esiste più (purtroppo o per fortuna dipende dai punti di vista…) non sono solo i tifosi e i tantissimi opinionisti locali ma, talvolta, anche gli stessi protagonisti dal calcio giocato, come ad esempio tutti quegli allenatori e/o calciatori che, a distanza di anni, ancora si stupiscono/lamentano della partita domenicale alle 12:30, dell’anticipo del sabato alle 18:00, del posticipo del lunedì sera, del turno infrasettimanale, delle tournèe estive o invernali in Oriente o negli Stati Uniti, delle gare di Europa League al giovedì sera, suddivise a loro volta in due fasce orarie (quelle delle 19:00 e quelle delle 21:05), ossia le stesse che, a quanto pare, saranno adottate a partire dalla stagione 2018/19 anche per le partite di Champions’ League (sia per quelle del martedì che del mercoledì), il tutto ovviamente al fine di ottenere una sempre minore contemporaneità tra più gare e, quindi, maggiori ascolti per ogni singola partita trasmessa in tv, dal momento che meno partite si giocano in simultanea e più possibilità ci sono che il singolo evento venga visto da più persone (con conseguente aumento di introiti economici…). Bisogna ormai rendersi conto che la componente romantico-sportiva del calcio è ormai ridotta ai minimi termini, mentre aumenta sempre di più quella economico-commerciale; del resto, come giustamente fatto notare da più parti, senza i tanto vituperati soldi degli sponsor e dei diritti tv, difficilmente le società potrebbero acquistare i campioni tanto invocati dal pubblico e, parimenti, accontentare le costanti richieste di rinnovi contrattuali (con relativi aumenti di ingaggio) che puntualmente ricevono da parte dei procuratori di calciatori e allenatori: pretendere l’acquisto di calciatori importanti che a loro volta pretendono contratti milionari e nel contempo lamentarsi degli orari strani delle partite equivale a volere “la botte piena e la moglie ubriaca”! Non si può accettare di buon grado il lato “positivo” dei cambiamenti del calcio e, al tempo stesso, stigmatizzare quelli “negativi”. Chi non vuole accettare questo “new deal” può sempre seguire o giocare/allenare squadre di Serie B e/o Lega Pro; chi invece vuole stare nei piani alti del calcio deve accettare le nuove regole, anche perché come ammoniva Darwin “non è la specie più intelligente a sopravvivere e nemmeno quella più forte. E’ quella più predisposta ai cambiamenti.”

 

 Giuseppe Santoro

S.O.S. campionato: il “problema” non sono le 20 squadre…

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“Campionato falsato”: troppe squadre che, ormai, non hanno più nulla da chiedere alla propria stagione e che, in assenza di obiettivi concreti, danno vita a partite inutili, scontate…

Da settimane non si parla di altro e tutti (o quasi) ad attribuire la responsabilità di ciò alla formula del torneo “a 20 squadre” che, secondo molti, darebbe la possibilità di partecipare alla massima competizione nazionale a società e squadre troppo “deboli” e con poco “appeal”, generando così tornei poco competitivi o addirittura “falsati”; eppure sono anni che al campionato di Serie A prendono parte 20 squadre e, a memoria, non si ricordano altre stagioni come questa, con ben tre squadre, a dicembre già “virtualmente” retrocesse, a dimostrazione ciò che non può essere (solo) il format a 20 squadre ad aver cagionato tutto questo (altrimenti sarebbe accaduto anche in passato…).

E se non è la formula stessa del torneo la causa reale di quanto sta accadendo nel campionato italiano di calcio, la motivazione non può che trovarsi nel sempre maggiore divario tra le cosiddette “grandi” e le cosiddette “piccole”; è innegabile, infatti, che nel corso degli anni la forbice (sia dal punto di vista economico che, di conseguenza, tecnico) è aumentata a dismisura e questa distanza sempre più grande comporta campionati squilibrati, a due velocità, con un gruppo di testa che macina record (di punti) su record e un gruppo in coda che si stacca sempre più, incapace di poter competere con le altre.

Pertanto la “soluzione” più efficace non sarebbe quella di un ritorno al passato, ossia ad un campionato a 18 o addirittura a 16 squadre, così come da più parti suggerito/auspicato (si ricorda, tra l’altro, che, a parte la Bundesliga, cui partecipano 18 squadre, in tutti gli altri tornei più importanti vi partecipano 20 squadre…), bensì sarebbe più logico e sensato intervenire in modo concreto per cercare di ridurre il gap tra grandi e piccole società, in modo da ottenere maggiore competitività e, quindi, campionati più equilibrati/interessanti.

Servirebbe, in primis, una più equa distribuzione dei diritti tv, così come accade, per esempio, in Premier League, dove, a differenza di quanto avviene in Italia, anche le “piccole” possono disporre di cifre importanti e, quindi, possono permettersi di rinforzare la squadra sul mercato con determinati acquisti senza dover “elemosinare” prestiti alle “grandi”; basti pensare al Leicester City, al Southampton, allo Stoke City, etc, ossia squadre “equivalenti” più o meno alle nostre Bologna, Atalanta, Chievo, etc ma che, al contrario delle “corrispondenti” italiane, possono permettersi di fare acquisti da 12/15/18/20 e passa milioni (cosa impensabile in Italia…) e, quindi, allestire organici in grado di “infastidire” le grandi o comunque di mantenere “vivo” il campionato.

In secundis, al fine di far incrementare i fatturati delle società, bisognerebbe incentivare/obbligare le stesse a dotarsi di uno stadio di proprietà, visto che ormai nel calcio che conta (Inghilterra, Spagna, Germania ma non solo) quasi tutte le società dispongono di un proprio impianto, mentre in Italia, tolte Juventus, Sassuolo e Udinese, tutte le altre, ad oggi, giocano ancora in stadi non di proprietà: disporre di strutture proprie e, quindi, non in locazione dagli enti locali equivale ad aumentare gli introiti delle singole società, introiti che possono consentire l’allestimento di organici superiori e, di conseguenza, elevare il livello del campionato rendendolo di fatto più competitivo.

Infine, per evitare che eventuali squadre senza più obiettivi (squadre già retrocesse o che hanno raggiunto la salvezza in anticipo ma che non possono più raggiungere posizioni utili per partecipare alle Coppe Europee) possano giocare le rimanenti gare senza stimoli e quindi “falsare” il cammino delle altre, si potrebbero introdurre premi in denaro per ogni singola vittoria, proprio come già avviene in Champions League, dove sovente capita di vedere squadre già qualificate o eliminate che giocano “alla morte” l’ultima gara per ottenere il premio vittoria messo in palio dalla Uefa (ultimo esempio, in ordine di tempo, la Dynamo Kiev che, pur essendo matematicamente ultima nel proprio girone, ha letteralmente surclassato i turchi del Besiktas che, invece, avevano bisogno dei tre punti per qualificarsi agli ottavi di finale!).

Una più equa distribuzione dei diritti tv, stadi di proprietà per tutte le società e premi vittoria corrispondono a più introiti per tutti e una maggiore disponibilità economica per tutti comporta squadre più competitive e, quindi, campionati più equilibrati.

In caso contrario, l’unica alternativa percorribile, per evitare campionati sempre più “noiosi”, privi di interesse, con organici troppo sbilanciati e dall’esito ormai scontato (e, si badi bene, il “problema” non riguarda solo le “piccole” e quindi la coda della classifica, ma anche il vertice, dal momento che, tranne in Premier, ormai sono anni che si assiste ad un dominio incontrato da parte delle solite “note”: in Italia sono già sei anni che, vuoi per bravura, per episodi, per fatturato nettamente più alto rispetto a tutte le altre o per gli immancabili errori/aiuti arbitrali, il campionato lo vince sempre la Juventus, in Francia, tranne in questa stagione, nella quale si sono susseguite in testa al campionato prima la sorpresa Nizza e in seguito il Monaco, sono anni che domina il ricchissimo Paris Saint Germain, in Germania solo in due occasioni il Borussia Dortmund è riuscito nell’impresa di spezzare lo strapotere della corazzata Bayern, vincitrice, con questo, degli ultimi cinque campionati consecutivi, e lo stesso dicasi per la Spagna e il Portogallo, dove le probabilità che il campionato lo vinca una squadra diversa del duo Real-Barcellona/Porto-Benfica sono veramente ridotte al lumicino…) è quella di dar vita alla cosiddetta “Super-Lega”, ossia un unico campionato Europeo che comprenda le società più ricche e, quindi, più forti del continente e che vedrebbe, pertanto, circa una decina di squadre contendersi la vittoria finale; si immagini, ad esempio, un ipotetico campionato a girone unico composto dalle prime 20 squadre del Ranking Uefa oppure, meglio ancora, a due gironi da 16 squadre ciascuno (coinvolgendo in questo modo le prime 32 squadre del continente) con le prime otto classificate di ciascun girone che darebbero vita, al termine della regular season, alla poule-scudetto (ottavi, quarti, semifinale e finale) e le seconde otto (dalla nona alla sedicesima posizione) prendere parte alla poule-salvezza!

Questo sì che sarebbe Calcio (con la C volutamente maiuscola) per veri amatori: altro che…. Carpi-Frosinone (con tutto il dovuto rispetto…)

 

Giuseppe Santoro