SARRI E’ UN GRANDISSIMO ALLENATORE, MA NON HA FATTO NESSUN MIRACOLO…

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A tutti coloro che sostengono che il Napoli (e, quindi, Sarri…) non poteva fare di più perchè non ha in panchina ricambi all’altezza vorrei ricordare che:

la Juventus lo scorso anno ha vinto Scudetto, Coppa Italia e fino al 45.imo della finale di Cardiff era ancora in piena corsa per la Champions’, avendo in panchina, come alternative agli attaccanti titolari, i soli Pjaca (infortunato) e Kean (16 anni) e come alternative ai centrocampisti Marchisio (anche lui infortunato), Lemina, Sturaro e Rincon;

sempre lo scorso anno il Monaco ha vinto il campionato francese (avendo la meglio sul più forte e attrezzato Paris Saint Germain…) ed è arrivato in semifinale di Europa League (eliminando agli ottavi il Manchester City di Guardiola e ai quarti il Borussia Dortmund…) avendo in panchina gente come Germain, Carrillo, Nabil Dirar, Almamy Touré, Raggi, Boschilia, Abdou Diallo, N’Doram, Adama Traoré, Cardona, Ivan Cavaleiro, Corentin Jean, Jorge, Badiashile, De Sanctis, Seydou Sy, Tisserand;

quattro anni fa l’Atletico Madrid vinse il campionato spagnolo (primeggiando sulle “corazzate” Barcellona e Real Madrid…) e per pochi secondi non fece uno storico “double” vincendo anche la Champions League, avendo in panchina gli “scarti” della Juve di Del Neri (Diego e Thiago) e del Napoli di Mazzarri (Josè “Guallarito” Sosa);

la stessa Juve di Antonio Conte (vincitrice di tre campionati consecutivi) annoverava in rosa, tra gli altri, gente del calibro di Padoin, Peluso, Matri, Marrone, De Ceglie Estigarribia, Pepe, Vucinic, Quagliarella, Isla, Elia, Krasic, (oltre allo stesso Giaccherini).

In tutta franchezza stento a credere che i cambi della Juve dello scorso anno (così come quelli del Monaco, dell’Atletico Madrid di quattro anni o della Juve di Conte…) fossero migliori di quelli del Napoli attuale; eppure loro sono riusciti a competere su più fronti (e a vincere!!!), mentre qui c’è chi si lamenta sempre di non avere una rosa adeguata…
…del resto si sa che “lamentarsi e piangere” è un po’ lo sport preferito dai Napoletani!

E ai tantissimi che denigrano le seconde linee del Napoli, che non le ritengono affidabili e pensano che non siano all’altezza di giocare da titolari nemmeno contro squadre che lottano per non retrocedere, vorrei ricordare che le riserve del Napoli valgono, da sole, più degli interi organici di oltre la metà delle squadre di Serie A senza contare che:

1) Giaccherini, prima di venire al Napoli, giocava da titolare nel Bologna (e anche discretamente bene, tanto da guadagnarsi la convocazione in Nazionale…), esattamente come ha giocato quest’anno da titolare nel Bologna Simone Verdi e il “papu” Gomez nell’Atalanta;
2) Maksimovic, prima di approdare, dopo due anni di estenuanti trattative, a Napoli era titolare inamovibile nel Torino e veniva unanimemente reputato uno dei migliori difensori centrali in circolazione;
3) Rog giocava titolare sia nella Dinamo Zagabria (aveva disputato i preliminari di Champions’) sia in Nazionale (aveva disputato gli Europei) ed era ritenuto uno dei giovani croati più promettenti e validi;
4) Tonelli all’Empoli era titolare fisso, era stato, insieme al compagno di reparto Rugani, uno dei protagonisti della tanto ammirata linea difensiva dell’Empoli di Sarri e, l’anno successivo, pur senza Rugani, si era confermato nell’Empoli di Giampaolo (migliorando il rendimento dell’anno precedente…) ed era considerato uno dei centrali italiani più interessanti (tanto da essere seguito sul mercato anche Lazio e Roma);
5) Mario Rui era titolare a pieno merito nell’Empoli di Sarri prima e di Giampaolo poi e, se non si fosse infortunato, avrebbe giocato titolare anche nella Roma di Spalletti;
6) Milik era titolare e capocannoniere all’Ajax e appena arrivato a Napoli era considerato il nuovo Higuain e un potenziale top player;
7) Diawara era titolare inamovibile nel Bologna di Donadoni ed era considerato da tutti un talento, tanto che quando il Napoli lo ha prelevato in molti hanno parlato di un vero e proprio “colpo di mercato”;
8) Zielinski era, al pari di Tonelli e Mario Rui, una delle pedine fondamentali dell’Empoli di Giampaolo, nonchè Nazionale polacco;
9) Chiriches era un rincalzo del Tottenham, nonché titolare (e capitano!) della Nazionale rumena;
10) Pavoletti era titolare nel Genoa e figurava anche tra i pre-convocati della Nazionale di Conte per gli Europei del 2016;
11) Grassi era titolare nell’Atalanta e nella Nazionale Under 21 di Di Biagio;
12) Regini era titolare nella Sampdoria di Mihajovic e lo è tornato ad essere una volta rientrato a Genova dopo la fine del prestito….

Infine, ai tantissimi che sostengono che, senza Sarri, il Napoli arriverebbe al massimo al sesto/settimo posto, vorrei ricordare che, prima di Sarri, nei cinque anni antecedenti il suo arrivo sulla panchina azzurra, il Napoli, con un organico meno completo e competitivo di quello attuale, si era già classificato una volta secondo (2012/13), due volte terzo (2010/11 e 2013/14) e due volte quinto (2011/12 e 2014/15), per cui era già una squadra che stazionava, stabilmente, tra le prime posizioni, e aveva vinto due Coppe Italia e una Supercoppa (e un’altra non l’ha vinta solo perché gliel’hanno scippata a Pechino…), ha partecipato a due edizioni di Champions’ League facendo rispettivamente 11 e 12 punti (contro avversarie del calibro di Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Manchester City, Arsenal, Olimpique Marsiglia e Villareal) e ha disputato una semifinale di Europa League.
Ecco perché, a mio avviso, chi parla di “miracolo” da parte di Sarri (il più delle volte al fine di sminuire i sacrosanti meriti della società) o mente o è in malafede in quanto, per me, per “miracolo” si intende condurre una squadra di centroclassifica nelle prime posizioni (come fatto, ad esempio, l’anno scorso da Gasperini con l’Atalanta, oppure da Nagelsmann e Favre in Bundeliga, rispettivamente alla guida di Hoffeinhem e Borussia Monchendablach, prese a ridosso dalla zona retrocessione e condotte in Champions, pur avendo, sulla carta, almeno 3-4 squadre con organici nettamente superiori) e non portare una squadra come il Napoli, che da otto anni arriva sempre tra le prime cinque, al secondo o terzo posto (e potendo contare, tra l’altro, su quello che, sulla carta, è ritenuto il secondo/terzo organico della serie A)!

E così come è sbagliatissimo parlare di “miracolo”, è altrettanto sbagliato sostenere, come fanno in tanti, che se Sarri dovesse andar via da Napoli sarebbe una tragedia: prima di lui sono andati via i vari Lavezzi, Cavani, Mazzarri, Benitez e Higuain e il Napoli, nel peggiore dei casi, si è confermato (se non addirittura migliorato…), rimanendo sempre e comunque ai vertici; di contro, vorrei ricordare che l’Empoli, nell’anno in cui Sarri è andato via, sostituito da Giampaolo, pur avendo perso giocatori importanti come Hysaj, Rugani, Valdifiori e Vecino, ha fatto addirittura meglio dell’anno precedente.
Ecco perché, pur senza togliere nulla all’ottimo Sarri, chi paventa catastrofi (sportive) in caso di un suo eventuale addio fa solo del “terrorismo psicologico”, visto che i fatti dimostrano l’esatto contrario!

Purtroppo, però, da un paio d’anni a Napoli si registra una sorta di invaghimento collettivo, di innamoramento, di stordimento, per cui Sarri è il deus ex machina, colui che non sbaglia mai, che non si può criticare nemmeno quando commette palesi errori e a cui vanno per forza riconosciuti meriti ancora più grandi di quelli che pur ha; un esempio eclatante è dato dalla più volte decantata trasformazione di Mertens da attaccante esterno a punta centrale, mossa questa in più occasioni celebrata dagli adepti del “Gran Consiglio del Sarrismo” come un autentico colpo di genio. Peccato però che gli adulatori del tecnico di Figline non sanno (o fingono di non sapere) che molti anni prima di Sarri un certo Guidolin si era “inventato” Di Natale centravanti, spostandolo, esattamente come fatto da Sarri con Mertens, dalla sinistra al centro e, numeri alla mano, Di Natale ha realizzato addirittura più gol di Mertens, pur giocando in una squadra che costruiva molte meno occasioni da gol rispetto al Napoli di Sarri, eppure non si ricorda di elogi o celebrazioni per Guidolin al pari di quelle che si leggono oggi per Sarri! E mi limito a citare il caso di Guidolin con Di Natale, ma di esempi di attaccanti esterni/seconde punte reinventate prime punte ce ne sarebbero tantissime: penso, ad esempio ad Aubameyang, che fino a qualche anno fa agiva sulla fascia per poi essere spostato al centro con numeri da “scarpa d’oro”, a Miccoli che negli ultimi anni a Palermo veniva utilizzato sovente da prima (con Cavani sull’esterno!!!!) e prima ancora a Di Vaio, Totti e tantissimi altri ancora; ergo, Sarri con Mertens non si è inventato assolutamente nulla, eppure sentendo/leggendo i tantissimi “sarriti” convinti, pare che abbia avuto chissà quale felice intuizione.

Per carità Sarri è bravo, bravissimo (il sottoscritto fu tra i primissimi, e in tempi non sospetti, ad auspicare il suo arrivo a Napoli e per lui il toscano è e resta secondo solo a Guardiola per il gioco che riesce a far esprimere alle sue squadre) ma ho l’impressione che in tanti stiano davvero esagerando, volendolo a tutti i costi incensare anche più del dovuto: di questo passo, non mi meraviglierei che qualcuno arrivasse, col tempo, a proporre di intitolargli lo Stadio San Paolo o, addirittura, Piazza del Plebiscito!
E questa infatuazione collettiva fa, addirittura non accorgersi dei difetti che il tecnico ha, difetti messi subito a tacere dai più coi risultati finora raggiunti: in tantissimi, infatti, all’accusa più volte mossa al tecnico sullo scarso utilizzo delle seconde linee, e di contro l’eccessivo utilizzo da parte dei titolari, rispondono elencando i tantissimi record ottenuti dal Napoli di Sarri; tuttavia, se il tutto deve essere ridotto al risultato finale, allora, risultati per risultati, vorrei ricordare a chi utilizza questo metro di giudizio per sottacere i difetti del tecnico che –finora- in quasi tre anni siamo ancora a “zero titoli”, che nelle Coppe il Napoli di Sarri a febbraio era già fuori, e quest’anno, ha totalizzato la miseria di sei punti (frutto di due vittorie e quattro sconfitte), ossia il minimo storico di punti del Napoli in Champions, in un girone sulla carta abbastanza abbordabile. Anche questi sono risultati, o no?

 

Giuseppe Santoro

https://napolioutsider.wordpress.com/2017/11/10/la-rosa-non-e-corta/

https://napolioutsider.wordpress.com/2017/12/12/quanto-vale-la-rosa-del-napoli/

 

P.S.: si ricorda, altresì, che negli ultimi tre anni il Napoli ha speso, per le cosiddette “riserve”, circa 175 milioni:

Milik 32
Maksimovic 25
Pavoletti 18
Rog 14,50
Diawara 14,50
Zielinski 14
Ounas 10
Tonelli 10
Mario Rui 9,25
Grassi 8
Chiriches 7
Valdifiori 5,5
Giaccherini 1,5
Regini (prestito) 1,5
Leandrinho 0,59
Chalobah (prestito) 0,25

 

 

Bazoole e il mio “poligono.”

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Ho da poco scoperto un sito che si chiama Bazoole. Un’azienda innovativa  tutta italiana con sede a Napoli

In cosa consistel’operato di questa impresa? L’app di Bazoole consente di calcolare i flussi dei tuoi social( Twitter, Facebook, instagram etc.) e analizzarne i dati( cioè che tipologie di profili sono maggiormente in contatto con i vostri network, di quali argomenti si discute maggiormente e via discorrendo).  Fatto questo traccia un poligono( il mio lo allego in fondo a questo pezzo) dove vengono riassunti tutti questi dati.

Lo strumento e utile per chi vuole sapere quali sono le sue sfere come influencer nel web, o per chi( come me) semplicemente è curioso.

Inoltre, per chi volesse, il sito concede anche la possibilità  di avere  guadagni extra( in forma di buoni amazon o prodotti o in denaro, se si arriva a un certo target). Come? Partecipando, facedosi “ambasciatore social”, alle campagne pubblicitarie che il sito pianifica per le azinde( come Alfa, Audi, Algida, Panini, e tatissimi grandi marchi). La tipologia di partecipazione cambia da campagna a campagna e da impresa a impresa ma, in genere, consiste nel dedicare qualche tweet o qualche post all’argomento desugnato.

Semplice e s veloce.

SE vuoi iscriverti a Bazoole o saperene di piú clicca quì:

https://buzzoole.com/referral/invite/b34J1666n7pO1X6V.

E questo in fondo è il mio poligono, niente male vero? 🙂

https://buzzoole.com/b34J1666n7pO1X6V/influence

 

Umberto Eco, l’ultimo dei “sapienti”.

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Con la morte di Umberto Eco non se ne va semplicemente un intelletuale ma anche una personalità sempre più rara ai nostri giorni, quella che una volta era definita come”intelletuale poliedrico”, termine coniato per indicare  una mente  il cui genio e campo di studi fosse difficilmente indirizzabile in un unico  settore.

Anzi, forse per il grande Eco andrebbe utilizzato il termine  di σοφός , che gli antichi greci usavano per indicare i “sapienti”.

L’autore de Il nome della rosa è stato un tipo di umanista a tutto tondo, come i tanti filosofi e letterati  che hanno caratterizato la storia dell’occidente fino al secolo XIX. Un tipo di personaggio che, data la sempre maggiore settorialità e specializzazione  del mondo attuale, difficilmete può formarsi nuovamente.

Proprio questa sua dote e capacitá, non a caso,é quella maggiormente ricordata dai tanti che in queste ore lo stanno ricordando.

Per questo mi sento di azzardare che con la dipartita di Eco scompare, forse per sempre, la figura del pensatore globale.

17 Febbraio

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Il 17 Febbraio del 1600 moriva a Roma il filosofo nolano Giordano Bruno, condannato al rogo dalla Santa Inquisizione.

Oggi, come allora, la libertà di pensiero e di azione è sotto l’attacco degli oscurantismi e dei dogmatismi. È facile pensare a quanto avviene in Africa e Asia per mano del fondamentalismo Islamico.

Ma il rischio di tentativi di  ingerenze della “Fede” sui  diritti di ognuno di noi  è sempre possibile, anche da noi.

Senza voler fare paragoni e parallelismi pericolosi, è tuttavia sotto gli occhi di tutti quanto sta accadendo in Italia nella discussione del Disegno di legge per il riconoscimento dei diritti civili ai conviventi.

Gli Strali della Chiesa di Roma sono molto di più che semplici opinioni, ma vere e proprie intromissioni nel dibattito politico.

E, fatto ancor più grave, intromissioni che tendono a negare diritti, non affermare valori.

Mi auguro che la politica sappia reagire in modo libero ed “eretico”, come avrebbe fatto il mio compaesano Bruno, anche se alcuni segnali, come quelli lanciati dal M5S, delle ultime ore non sembrano andare in questa direzione

Oggi, come ieri, va quindi ricoradto e celebrato chi, a costo della vita, difese il libero pensiero e la scienza dai fanatismi.

 

Grillo si è fermato a Quarto

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La vicenda che coinvolge la giunta pentastellata di Quarto in Campania, guidata dal sindaco Capuozzo, ha tanti aspetti opachi e a tratti inquietanti che vanno ben aldilà della semplice cronaca  locale e oltre le eventuali responsabilità penali,  per una serie di fattori.

I Tanti nodi nell’operato dell’amministrazione (insediatasi solo lo scorso Giugno) delineano un quadro a tinte foschissime.

E come se non bastassero i tanti fronti aperti (quali la vicenda dell’appalto sull’acqua, dello stadio, dei presunti abusi edilizi etc.) Vi sono anche altre questioni che mettono in seria discussione il sindaco Capuozzo.

Come ad esempio l’atteggiamento che mostra nei confronti di un consigliere comunale di opposizione dichiarandosi felice per l’idea di spaventarlo, e mostrandosi  compiacente nei confronti di un dubbio personaggio che dichiara di volerlo far “abbuscare”.

Una mancanza gravissima e inaccettabile nei confronti del dibattito democratico che va denunciata e stigmatizzata.

E risuonano, inoltre,  alquanto agghiaccianti le parole pronunciate da un imprenditore ritenuto vicino ai Boss che invita a “portare a votare pure le ottantenni” per favorire la vittoria della candidata a cinquestelle, proprio nei giorni in cui Fico e Di Maio sfilavano per le strade della cittadina Campana mostrandosi orgogliosi della propria esponente, mettendo in qualche modo il proprio “timbro” su quella scelta.

Ed è proprio nell’atteggiamento del M5S che vi è l’aspetto più politico della vicenda e che, come dicevo, travalica i limiti locali per farlo assurgere a questione nazionale.

A Cominciare dalle dichiarazioni di Grillo che definisce “non determinanti” i voti della camorra per far eleggere la sua candidata, ammettendo, di fatto, l’inquinamento presente nel risultato elettorale, passando per i tanti silenzi dei “paladini dell’onestà”, come la stessa stella nascente Di Maio che pure (come detto sopra) andò a Quarto a far aperta campagna, che a quanto pare sulla vicenda non trovano nulla di strano né di deprecabile.

Una presa di posizione totalmente diversa e contraria a quanto fatto da Renzi su  altre questioni, come ad esempio Mafia Capitale.

L’impressione che si ha è quella che i Pentastellati non vogliano  affatto prendere le distanze ma intendano semplicemente “fare quadrato” intorno alla poltrona del sindaco discusso, costi quel che costi.

Infischiandosene di tutto (camorra, appalti poco chiari, minacce e quant’altro) dimostrando semplicemente che per loro il potere( anche quello di un semplice comune di provincia) conta molto più di qualunque altra cosa. Un monito e un presagio su cosa potrebbe accadere  qualora dovessero governare Stato o regioni.

 

Bassoli-NO, Bassoli-SI e le tante mancanze

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Ispirato da un’intervista rilasciata dal mio amico Peppe Russo anche a me vien da fare qualche oservazione su quello che sta pian pianino diventando un caso politico che travalica i confini Napoletani e che diviene un vero e proprio caso nazionale e cioè la ricandidatura a sindaco di Napoli di Antonio Bassolino.

Una discussione forte e a tratti aspra, che, a mio parere, sta invece indebolendo il dibattito all’interno dei Democrat napoletani e sta anche offuscando quello che, invece, dovrebbe essere il vero punto di una campagna elettorale per le comunali.

Quasi nulla, difatti, negli ultimi tempi si è detto su quanto fatto e (sopratutto) non fatto dal Sindaco uscente De Magistris. Le tante mancanze e inadepienze della giunta del novello Masaniello sono state totalmente tranciate per dar spazio a un dilemma che pare essere oramai quasi Amletico “Bassolino o Non Bassolino, questo è il problema!”

Purtroppo la città di Napoli avrebbe bisogno di ben altro. Avrebbe bisogno di una seria e approfondita discussione su quale debba essere il suo ruolo in questa fase storica, di come possa tornare ad essere Capitale del Mezzogiorno e grande punto di riferimento per tutto il Mediterraneo.

Ma tutto questo è totalmente mancato nel confronto all’imterno del Partito Democratico di Napoli. Non solo in questi ultimi tempi, ma durante gli ultimi anni. Un enorme vuoto di idee e progetti che ha, di fatto, spianato la strada al ritorno di Bassolino.

Una “politica senza politica” operata nella città partenopea che ha messo in  uno status di subordinata tutta una classe dirignte, tanto che in una recente intervista Ciriaco De Mita ha definito i democratici Napoletani come “dilettanti senza pensiero”.

Questo meriterebbe una riflessione seria e profonda che non puó certo limitarsi al semplice niet posto nei confronti dell’ex sindaco e governatore.

Anzi. Il vero pericolo è che questa possa risultare l’occasione per “personaggetti” (per dirla alla Crozza/De Luca) di potersi ergere a salvatori della patria, magari tentando di sfruttare un minimo di bagaglio di voti posseduto, per  farsi investire quale “unica alternativa vera” a Don Antonio e far sprofondare ancora di più Napoli e il Pd partenopeo nell’anonimato. L’unica vera alternativa a Bassolino (e a De Magistris) può solo uscire dalle primarie, come peraltro annunciato anche da Matteo Renzi, e con un nome di alto spessore che possa davvero rappresentare una speranza e un progetto e che possa quindi anche aiutare a completare la buona e preziosa opera di rinnovamento e cambiamento che sta mettendo in campo il Presidente De Luca in Regione.

Se non dovessero darsi le condizioni, sono comunque convinto che debba essere rispettato in ogni caso l’indicazione che uscirà dalle Primarie, e  che non ha legittimità  il discorso” contro Bassolino qualsiasi cosa vale”, perché la politica si svolge “per fare cosa” e non “contro chi”.

1 Dicembre, giornata mondiale contro l’AIDS.

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Negli Anni ’80 dello scorso secolo, il Mondo venne travolto da una malattia, fino a quel momento praticamente sconosciuta, che in poco tempo divenne una vera e propria epidemia planetaria: l’AIDS.

All’epoca, la malattia aveva un tasso di mortalità quasi del 100%.

Come noto, le principali vie di trasmissione del virus sono attreverso il sangue e i liquidi seminali e vaginali, oltre che, ovviamente, da madre a feto.

Grazie alla ricerca medica, si sono fatti enormi passi in avanti su questo tema e ad oggi, grazie alle cure, circa 15 milioni di persone sieropositive riescono ancora a vivere.

Tuttavia l’epidemia non può certo dirsi conclusa, anzi!

Ad oggi si contano infatti circa 37 milioni di persone infettate e solo nel 2014 ci sono stati 1,2 milioni di morti e grossomodo 2 milioni di nuovi contaggi.

Per questo, oggi più che mai, è importante informare e sostenere la Ricerca.

Anche perchè vi è una generazione intera, quella che ha avuto la sua formazione sessuale nell’ultimo decennio, che quasi disconosce i rischi del contaggio per via sessuale dell’ HIV e sottovaluta l’importanza dell’uso del preservativo.

Informare, tenere alta la guardia, e stigmatizzare le bufale gigantesche che girano su questo tema delicato e serio e che possono solo portare danni.