Umberto Eco, l’ultimo dei “sapienti”.

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Con la morte di Umberto Eco non se ne va semplicemente un intelletuale ma anche una personalità sempre più rara ai nostri giorni, quella che una volta era definita come”intelletuale poliedrico”, termine coniato per indicare  una mente  il cui genio e campo di studi fosse difficilmente indirizzabile in un unico  settore.

Anzi, forse per il grande Eco andrebbe utilizzato il termine  di σοφός , che gli antichi greci usavano per indicare i “sapienti”.

L’autore de Il nome della rosa è stato un tipo di umanista a tutto tondo, come i tanti filosofi e letterati  che hanno caratterizato la storia dell’occidente fino al secolo XIX. Un tipo di personaggio che, data la sempre maggiore settorialità e specializzazione  del mondo attuale, difficilmete può formarsi nuovamente.

Proprio questa sua dote e capacitá, non a caso,é quella maggiormente ricordata dai tanti che in queste ore lo stanno ricordando.

Per questo mi sento di azzardare che con la dipartita di Eco scompare, forse per sempre, la figura del pensatore globale.

17 Febbraio

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Il 17 Febbraio del 1600 moriva a Roma il filosofo nolano Giordano Bruno, condannato al rogo dalla Santa Inquisizione.

Oggi, come allora, la libertà di pensiero e di azione è sotto l’attacco degli oscurantismi e dei dogmatismi. È facile pensare a quanto avviene in Africa e Asia per mano del fondamentalismo Islamico.

Ma il rischio di tentativi di  ingerenze della “Fede” sui  diritti di ognuno di noi  è sempre possibile, anche da noi.

Senza voler fare paragoni e parallelismi pericolosi, è tuttavia sotto gli occhi di tutti quanto sta accadendo in Italia nella discussione del Disegno di legge per il riconoscimento dei diritti civili ai conviventi.

Gli Strali della Chiesa di Roma sono molto di più che semplici opinioni, ma vere e proprie intromissioni nel dibattito politico.

E, fatto ancor più grave, intromissioni che tendono a negare diritti, non affermare valori.

Mi auguro che la politica sappia reagire in modo libero ed “eretico”, come avrebbe fatto il mio compaesano Bruno, anche se alcuni segnali, come quelli lanciati dal M5S, delle ultime ore non sembrano andare in questa direzione

Oggi, come ieri, va quindi ricoradto e celebrato chi, a costo della vita, difese il libero pensiero e la scienza dai fanatismi.

 

Grillo si è fermato a Quarto

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La vicenda che coinvolge la giunta pentastellata di Quarto in Campania, guidata dal sindaco Capuozzo, ha tanti aspetti opachi e a tratti inquietanti che vanno ben aldilà della semplice cronaca  locale e oltre le eventuali responsabilità penali,  per una serie di fattori.

I Tanti nodi nell’operato dell’amministrazione (insediatasi solo lo scorso Giugno) delineano un quadro a tinte foschissime.

E come se non bastassero i tanti fronti aperti (quali la vicenda dell’appalto sull’acqua, dello stadio, dei presunti abusi edilizi etc.) Vi sono anche altre questioni che mettono in seria discussione il sindaco Capuozzo.

Come ad esempio l’atteggiamento che mostra nei confronti di un consigliere comunale di opposizione dichiarandosi felice per l’idea di spaventarlo, e mostrandosi  compiacente nei confronti di un dubbio personaggio che dichiara di volerlo far “abbuscare”.

Una mancanza gravissima e inaccettabile nei confronti del dibattito democratico che va denunciata e stigmatizzata.

E risuonano, inoltre,  alquanto agghiaccianti le parole pronunciate da un imprenditore ritenuto vicino ai Boss che invita a “portare a votare pure le ottantenni” per favorire la vittoria della candidata a cinquestelle, proprio nei giorni in cui Fico e Di Maio sfilavano per le strade della cittadina Campana mostrandosi orgogliosi della propria esponente, mettendo in qualche modo il proprio “timbro” su quella scelta.

Ed è proprio nell’atteggiamento del M5S che vi è l’aspetto più politico della vicenda e che, come dicevo, travalica i limiti locali per farlo assurgere a questione nazionale.

A Cominciare dalle dichiarazioni di Grillo che definisce “non determinanti” i voti della camorra per far eleggere la sua candidata, ammettendo, di fatto, l’inquinamento presente nel risultato elettorale, passando per i tanti silenzi dei “paladini dell’onestà”, come la stessa stella nascente Di Maio che pure (come detto sopra) andò a Quarto a far aperta campagna, che a quanto pare sulla vicenda non trovano nulla di strano né di deprecabile.

Una presa di posizione totalmente diversa e contraria a quanto fatto da Renzi su  altre questioni, come ad esempio Mafia Capitale.

L’impressione che si ha è quella che i Pentastellati non vogliano  affatto prendere le distanze ma intendano semplicemente “fare quadrato” intorno alla poltrona del sindaco discusso, costi quel che costi.

Infischiandosene di tutto (camorra, appalti poco chiari, minacce e quant’altro) dimostrando semplicemente che per loro il potere( anche quello di un semplice comune di provincia) conta molto più di qualunque altra cosa. Un monito e un presagio su cosa potrebbe accadere  qualora dovessero governare Stato o regioni.

 

Bassoli-NO, Bassoli-SI e le tante mancanze

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Ispirato da un’intervista rilasciata dal mio amico Peppe Russo anche a me vien da fare qualche oservazione su quello che sta pian pianino diventando un caso politico che travalica i confini Napoletani e che diviene un vero e proprio caso nazionale e cioè la ricandidatura a sindaco di Napoli di Antonio Bassolino.

Una discussione forte e a tratti aspra, che, a mio parere, sta invece indebolendo il dibattito all’interno dei Democrat napoletani e sta anche offuscando quello che, invece, dovrebbe essere il vero punto di una campagna elettorale per le comunali.

Quasi nulla, difatti, negli ultimi tempi si è detto su quanto fatto e (sopratutto) non fatto dal Sindaco uscente De Magistris. Le tante mancanze e inadepienze della giunta del novello Masaniello sono state totalmente tranciate per dar spazio a un dilemma che pare essere oramai quasi Amletico “Bassolino o Non Bassolino, questo è il problema!”

Purtroppo la città di Napoli avrebbe bisogno di ben altro. Avrebbe bisogno di una seria e approfondita discussione su quale debba essere il suo ruolo in questa fase storica, di come possa tornare ad essere Capitale del Mezzogiorno e grande punto di riferimento per tutto il Mediterraneo.

Ma tutto questo è totalmente mancato nel confronto all’imterno del Partito Democratico di Napoli. Non solo in questi ultimi tempi, ma durante gli ultimi anni. Un enorme vuoto di idee e progetti che ha, di fatto, spianato la strada al ritorno di Bassolino.

Una “politica senza politica” operata nella città partenopea che ha messo in  uno status di subordinata tutta una classe dirignte, tanto che in una recente intervista Ciriaco De Mita ha definito i democratici Napoletani come “dilettanti senza pensiero”.

Questo meriterebbe una riflessione seria e profonda che non puó certo limitarsi al semplice niet posto nei confronti dell’ex sindaco e governatore.

Anzi. Il vero pericolo è che questa possa risultare l’occasione per “personaggetti” (per dirla alla Crozza/De Luca) di potersi ergere a salvatori della patria, magari tentando di sfruttare un minimo di bagaglio di voti posseduto, per  farsi investire quale “unica alternativa vera” a Don Antonio e far sprofondare ancora di più Napoli e il Pd partenopeo nell’anonimato. L’unica vera alternativa a Bassolino (e a De Magistris) può solo uscire dalle primarie, come peraltro annunciato anche da Matteo Renzi, e con un nome di alto spessore che possa davvero rappresentare una speranza e un progetto e che possa quindi anche aiutare a completare la buona e preziosa opera di rinnovamento e cambiamento che sta mettendo in campo il Presidente De Luca in Regione.

Se non dovessero darsi le condizioni, sono comunque convinto che debba essere rispettato in ogni caso l’indicazione che uscirà dalle Primarie, e  che non ha legittimità  il discorso” contro Bassolino qualsiasi cosa vale”, perché la politica si svolge “per fare cosa” e non “contro chi”.

1 Dicembre, giornata mondiale contro l’AIDS.

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Negli Anni ’80 dello scorso secolo, il Mondo venne travolto da una malattia, fino a quel momento praticamente sconosciuta, che in poco tempo divenne una vera e propria epidemia planetaria: l’AIDS.

All’epoca, la malattia aveva un tasso di mortalità quasi del 100%.

Come noto, le principali vie di trasmissione del virus sono attreverso il sangue e i liquidi seminali e vaginali, oltre che, ovviamente, da madre a feto.

Grazie alla ricerca medica, si sono fatti enormi passi in avanti su questo tema e ad oggi, grazie alle cure, circa 15 milioni di persone sieropositive riescono ancora a vivere.

Tuttavia l’epidemia non può certo dirsi conclusa, anzi!

Ad oggi si contano infatti circa 37 milioni di persone infettate e solo nel 2014 ci sono stati 1,2 milioni di morti e grossomodo 2 milioni di nuovi contaggi.

Per questo, oggi più che mai, è importante informare e sostenere la Ricerca.

Anche perchè vi è una generazione intera, quella che ha avuto la sua formazione sessuale nell’ultimo decennio, che quasi disconosce i rischi del contaggio per via sessuale dell’ HIV e sottovaluta l’importanza dell’uso del preservativo.

Informare, tenere alta la guardia, e stigmatizzare le bufale gigantesche che girano su questo tema delicato e serio e che possono solo portare danni.