Ecco perché credere nell’impresa contro il Real non è (solo) follia.

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Prima Premessa: Il Real Madrid , in generale, non è una semplice squadra di calcio, è molto di più. Il Real è una vera e propria leggenda, non solo per le 11 coppe dei Campioni/ Champions vinte o per i tanti titoli esposti in bacheca. Nell’immaginario di ogni appassionato di calcio, da. qualunque parte del mondo provenga, los blancos rappresentano “la squadra” per antonomasia. Il mito.

Seconda premessa: questo Real Madrid, in particolare,   è uno squadrone con   una rosa stellare. Una squadra capace di andare in gol da ben 46 partite di fila, con un monte ingaggi e un fatturato paurosi.

Queste sono le premesse da tenere a mente. E quindi, la compagine di  Madrid è certamente favorita, e si noti che, tra l’altro, mai è uscita agli ottavi di Champions. Pensare che il Napoli possa riuscire a ribaltare la situazione sembrerebbe una follia. Ma in realtà è una follia lucida, e con degli elementi che possono sostenerla.

In primo luogo, il rendimento esterno delle merengues in tutta la stagione non è stato eccellente. Le sconfitte contro Siviglia e Valencia, l’eliminazione in Copa del rey subita ad opera del Celta, i 3 gol incassati a Varsavia contro il Legia, ci indicano che il rendimento della squadra di Zidane in trasferta non è così devastente. Anzi, ci fa notare come soffra particolarmente gli stadi caldi, e difatti la stampa iberica tende a sottolinare il pericolo dell’Effetto San Paolo.

Come se ciò non bastasse, la squadra spagnola non è certo nel suo miglior periodo. Vero che viene da una confortante vittoria per 4 a 1 sul campo dell’Eibar, ma subito prima, nel giro di poco più di una settimana, aveva incassato una sconfitta a Valencia e raccolto un sofferto pari interno contro il Las Palmas.

E lo stile di gioco del Napoli, con i suoi inserimenti veloci e le sue verticalizzazioni, può davvero fare molto male alla retroguardia dei galacticos, che ha dimostrato in più occasioni di non essere imperforabile. Nell’ultimo meso, in 7 gare ufficiali disputate, ha subito ben 10 reti, riuscendo a tenere la porta inviolata solo in una occasione( al Bernabeu contro l’ Espanyol).

Non a caso, tanti osservatori e commentatori, come ad esempio l’ex madridista Martín Vázquez, mettono in guardia Ronaldo e compagni dei grattacapi che l’attacco azzurro può creargli.

E la partita dell’Olimpico di sabato scorso, ha mostrato un Napoli capace anche di saper soffrire, cosa che a volte gli era amncata in questa stagione, dove abbiamo visto un gioco spettacolare e spumeggiante nella meggior parte dei casi, ma qalche segnale di debolezza caratteriale nelle volte in cui è stato in difficoltà.

Alla lue di tutto questo, se davvero stasera la squadra di Sarri riuscisse ad esprimere al meglio il gioco delle migliori occasioni e fosse capace di farlo accompagnare  anche dalla forza di volontà e dallo spirito di sacrificio visto a Roma, allora si che, per davvero, le speranze di una remontada potrebbero essere non solamente un sogno.

E per concludere, un’ultima annotazione statistica: in 6 occasioni il Real ha vinto l’andata in casa per 3 a 1 e in 4 è stato eliminato.

    Attilio Di Lauro

Cosa resta davvero di Real-Napoli ma non se ne parla

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Va premesso che vivendo in quel di Madrid il mio punto di vista è diverso e con una prospettiva differente rispetto alla percezione che di questo match si è avuta in Italia. Questo sicuramente mi offre una quantità  di spunti e di sensazioni che non sono trapelate sui media Italiani. A distanza di una settimana dalla oramai celebre partita del Bernabeu  la discussione è sempre molto alta, sia in Italia che in Spagna. Ma con toni nettamente divergenti. In Italia il dibattito è stato quasi del tutto monopolizzato dallo sfogo di De Laurentis e dalla reazione di Sarri, ai tweet di Reina e via cantante. Tra l’altro, sembra quasi che il discorso si sia chiuso nella notte di Madrid, e già  quasi non si dà  importanza alla gara di ritorno al San Paolo. Il che è del tutto illogico,  visto che la qualificazione è ancora in bilico. Ma c’è un’altra cosa, che è stata quasi eliminata dai media italiani, e che invece ha avuto grande risalto in terra Iberica: il gran impatto dei tifosi napoletani sulla città. La notte antecedente e il giorno della partita sono stati innanzitutto un grande spettacolo umano. Una vera e propria festa, ricca di colori, in cui l’azzurro incontrava il bianco delle merrngues in tanti bar, vie, piazze e negozi della capitale spagnola. Per la Gran via, Puerta del sol , per il Paseo de la Castellana la fiumana del tifo partenopeo ha letteralmente conquistato la città.  Con un altissimo tasso di simpatia e   di amicizia che si è sparso in ogni lato. Tanto per le strade che nello stesso stadio le due tifoserie si sono mischiate, non solo senza problemi, ma anzi con una forte stima reciproca e in un clima disteso e amichevole. Tanto che sono stati dedicati articoli alle canzoni e alla storia del tifo napoletano dai giornali più prestigiosi come il celebre Marca E guadagnarsi il rispetto e l’amicizia della tifoseria  madri lista, vi assicuro, non è affatto semplice. Inoltre, nonostante la prova non esemplare dell’undici di Sarri, la qualificazione è ancora aperta. E per tutta la città di Madrid si incontra il timore per un ritorno al San Paolo (definito un vero e proprio inferno) che ritengono( a mio avviso a ragione) complicato, tenuto conto anche di alcune prestazioni in trasferta che hanno offerto i blancos  durante la stagione, e conoscendo bene la forza incredibile del Napoli in casa. Ecco quello che invece è sparito( o quasi) dai media italiani. Sarebbe bello che da oggi fino alla gara di ritorno si tornasse a mettere al centro questo: la grande umanità e forza dei napoletani e la speranza reale e concreta di una possibole( seppur difficile) rimonta.

Attilio Di Lauro

Il “papponismo” non esiste: lo dicono gli investimenti fatti sul mercato e i risultati raggiunti dal Napoli in questi anni.

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Con la chiusura della sessione invernale del calciomercato è tempo di fare “due conti” e dimostrare, ancora una volta, come le accuse di “papponismo”, rivolte da una parte sempre più numerosa dell’ambiente partenopeo all’attuale dirigenza del Napoli, siano in realtà campate in aria e basate, esclusivamente, sull’ignoranza di determinati dati o, semplicemente, fatte per “partito preso”:

2016/17: acquisti 97,09* mln, cessioni 116,71
2015/16: acquisti 42,70 mln, cessioni 17,31
2014/15: acquisti 34,05 mln, cessioni 20,45
2013/14: acquisti 106,45 mln, cessioni 74,20
2012/13: acquisti 31,05 mln, cessioni 33,80
2011/12: acquisti 72,70 mln, cessioni 23,94
2010/11: acquisiti 19,80 mln, cessioni 12,80
2009/10: acquisiti 54,95 mln, cessioni 4,75
2008/09: acquisti 26,55 mln, cessioni 10,65
2007/08: acquisti 43,80 mln, cessioni 0,615

*a questa cifra si devono aggiungere altri 33 milioni, ossia i 20 milioni per il riscatto di Maksimovic e i 13 per quello di Rog.

(fonte: http://www.transfermarkt.it/ssc-neapel/alletransfers/verein/6195 ).

Ovviamente tali importi riguardano esclusivamente la compravendita dei calciatori e non l’intero bilancio, dal momento che nelle entrate, oltre ai soldi incassati dalle varie cessioni effettuate in questi anni, ci sono da conteggiare anche quelli incassati per i diritti televisivi, i proventi Uefa (i cosiddetti “soldi della Champions”), quelli versati dai vari sponsor, quelli relativi al merchandising, gli incassi derivanti dal botteghino (biglietti e abbonamenti), quelli (pochi in verità….) derivanti dai “famigerati” diritti d’immagine, etc, mentre nelle uscite, ai soldi spesi per acquistare i calciatori vanno aggiunti quelli del monte ingaggi (aumentato in maniera esponenziale nel corso degli anni), quelli relativi ai costi di gestione e al personale. La differenza tra tutte le entrate (il cosiddetto fatturato) e tutte le uscite generano il bilancio che, tranne nei primi quattro di gestione De Laurentiis (i due anni in C, l’anno in B e il primo in A) e negli ultimi due, sono sempre stati chiusi in attivo, cosa questa che consente al Napoli, come emerge dalle cifre sopra riportate, di poter reinvestire i soldi incassati dalle varie cessioni in nuovi acquisti e non per ripianare eventuali debiti dovuti a bilanci in rosso (come fa, ad esempio, la Roma che ogni anno sul mercato spende in acquisti meno di quanto incassa dalle cessioni, proprio perchè deve rientrare dei debiti accumulati in passato).

14.ima squadra d’Europa (2.a in Italia) per valore assoluto della rosa (fonte: http://www.transfermarkt.it/spieler-statistik/wertvollstemannschaften/marktwertetop ) e 16.imo posto nel Ranking Uefa per club (fonte: http://it.uefa.com/memberassociations/uefarankings/club/index.html ), dati questi due che assumono un significato ancora più rilevante se si tiene conto del non trascurabile fatto che il Napoli non figura nella graduatoria delle 30 squadre europee con i fatturati più alti (fonte: http://www.corrieredellosport.it/foto/calcio/2016/09/04-15042534/ecco_la_top_30_dei_club_europei_per_fatturato/#31 ).

74 milioni di monte ingaggi nella stagione 2015/16 a fronte di un fatturato complessivo di “soli” 120/130 milioni; monte ingaggi 2016/17 aumentato a circa 85/90 milioni.

Stipendi sempre pagati un giorno prima e mai con un giorno di ritardo, mentre in molte altre realtà i calciatori avanzano parecchie mensilità arretrate.

Eppure, secondo moltissimi tifosi, il Napoli ha un presidente spilorcio, “pappone”, che gestisce il Napoli come l’Udinese (argomento questo già ampiamente discusso -e confutato- qui: http://www.ilnapolista.it/2016/11/de-laurentiis-napoli-modello-udinese/ ), che lucra sulla passione dei tifosi, ciarlatano, che distoglie i soldi dalle casse del Napoli per finanziare la FilmAuro o altri progetti extracalcistici -nonostante sia Marco Bellinazzo de Il Sole 24 Ore ( http://marcobellinazzo.blog.ilsole24ore.com/2014/01/21/ssc-napoli-e-gruppo-filmauro-il-calcio-vale-l82-del-fatturato-gli-utili-restano-al-club/?refresh_ce=1 ) sia altri sui relativi blog ( https://napolioutsider.wordpress.com/2015/01/21/le-risposte-ai-papponisti/ ) hanno sempre dimostrato, in modo chiaro ed inequivocabile, l’infondatezza di tali “accuse”- e chi più ne ha più ne metta: e meno male che il Napoli non ha come proprietario un Pozzo o uno Zamparini, ossia uno che ogni anno spende sul mercato 10 e incassa 100!

Per non parlare dell’ormai annosa discussione sulla “questione-strutture” (stadio e centro sportivo) per cui, secondo molti, la società è “colpevole” di non voler investire in questo campo, quando poi è già stato ampiamente spiegato che, allo stato attuale, il Napoli o investe i soldi che incassa per allestire la rosa (cosa che, finora, ha sempre fatto, come dimostrano ampiamente i dati riportati in apertura) o li investe nelle famose strutture, dal momento che, come si dice in gergo, non è possibile “volere la botte piena e la moglie ubriaca”! ( http://www.ilnapolista.it/2016/11/napoli-strutture-proprieta-settimo-posto/ ).

Evidentemente molti tifosi meritavano davvero uno come Gaucci e non uno come De Laurentiis, che in 9 anni (e mezzo) di serie A li ha portati (finora…) per sei volte consecutive tra le prime cinque e, di queste, quattro volte sul podio (mentre fino al 2010 il Napoli, in tutta la sua storia, sul podio vi era arrivato appena 13 volte, di cui 5 col più grande calciatore di tutti i tempi!), per tre volte alla fase a gironi della Champions League, durante le quali il Napoli ha conquistato la bellezza di 34 punti nelle 18 gare disputate (11 nel 2011/12, 12 nel 2013/14 e 11 nel 2016/17), centrando in due occasioni su tre la qualificazione agli ottavi, al raggiungimento di una semifinale di Europa League (nel 2015), manifestazione questa in cui il Napoli, nelle sue ultime due partecipazioni alla fase a gironi, ha conquistato ben 31 punti (13 nel 2014/15 e 18 nel 2015/16) in 12 gare, risultati questi che hanno consentito al Napoli di approdare, come già visto, al 16.imo posto del Ranking Uefa, senza contare le due Coppe Italia vinte e la Supercoppa conquistata a Doha (e un’altra “scippata” a Pechino)…..

Purtroppo spiace dirlo, ma una parte sempre più consistente dei tifosi del Napoli, quelli che hanno sempre da ridire, a prescindere, quelli che non condividono mai le scelte fatte, che sognano 25 top-player, quelli che vorrebbero che la società si indebitasse per assecondare le loro manie di grandezza/protagonismo, che contestano sempre tutto e tutti, quelli sempre arrabbiati, perennemente insoddisfatti, che a parole si dichiarano anti-juventini doc, ma poi guardano sempre alla Juve come punto di riferimento e pretendono sempre di più perchè “Nuje simme ‘o Napule, vulimme vencere!”, sinceramente ricordano tanto quei “pezzenti risagliuti” che per anni hanno mangiato pane asciutto perchè non avevano nemmeno la possibilità di comprarsi la mortadella al discount e oggi che, finalmente, si possono permettere di mangiare spaghetti con le vongole tutti i giorni, si lamentano perchè vorrebbero ostriche e caviale!

Oppure, per azzardare un altro tipo di paragone, ricordano quei lavoratori-dipendenti che per una vita intera hanno lavorato a nero, per 50/54 ore la settimana, percependo 7/800 euro al mese e che, una volta avuta la fortuna di essere assunti con un regolare contratto e percepiscono un regolare stipendio di 1300 euro netti al mese lavorando 40 ore la settimana, con tredicesima, quattordicesima, ferie pagate, straordinari e quanto altro, si lamentano perchè vorrebbero 2000 euro al mese e la segretaria personale (come il loro dirigente, incuranti del fatto che lo stesso, magari, ha due lauree in tasca, un master e lavora in quella azienda da oltre 15 anni!).

Alla luce di tutto ciò, una domanda nasce spontanea: siamo proprio sicuri, come qualcuno sostiene, che questa società non merita questa piazza o forse è questa piazza (o parte consistente di essa) a non meritare questa dirigenza?

Giuseppe Santoro

Fuori dal coro: ecco perché, contrariamente a tanti, condivido lo sfogo di Aurelio De Laurentiis.

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Come volevasi dimostrare: tutti, ma proprio tutti, contro De Laurentiis, tutti a stigmatizzare le sue dichiarazioni, a ritenerle fuori luogo, e nessuno, tranne pochissimi, a soffermarsi sul fatto che, probabilmente, De Laurentiis non era arrabbiato tanto per il risultato (che a dirla tutta non ha penalizzato più di tanto il Napoli, dal momento che basterebbe un gol in casa al ritorno per riaprire tutto…), quanto per il modo in cui il Napoli ha perso, visto che le dichiarazioni del Presidente, e il putiferio mediatico ad esse seguito, hanno distolto l’attenzione dei più dal fatto che, a mio avviso, il Napoli a Madrid ha disputato, dal punto di vista dell’intensità, della qualità di palleggio, dell’applicazione, della concentrazione, etc, una delle sue peggiori partite degli ultimi anni (del resto lo stesso Sarri in conferenza ha parlato di troppi errori): più volte, nel recente passato, al Napoli è capitato di confrontarsi con avversari con organici nettamente superiori ma mai lo ricordo così “passivo”, in più di un’occasione è capitato di subire sconfitte (anche con un passivo più pesante) ma mai lo ricordo così schiacciato nella propria metà campo, in balia dell’avversario ed incapace di tenere la palla per più di 30 secondi consecutivi. Certo, va detto che il Napoli aveva di fronte la squadra campione d’Europa e del mondo in carica, ma credo in tanti si aspettavano una prestazione diversa, altrimenti non si spiegherebbero tutti quelli che, sui vari social-network o nelle varie trasmissioni televisive, si dichiaravano “fiduciosi”, parlavano di un Napoli che se la sarebbe giocata “a testa alta”, che poteva portare a casa un risultato positivo, che avrebbe stravolto ogni pronostico o che, anche in caso di sconfitta, avrebbe venduto cara la pelle.

Ciò detto, aldilà dei tempi e dei toni, vado controcorrente e, pur essendo un grande ammiratore di Sarri da tempi non sospetti (chi mi conosce personalmente sa benissimo che per il dopo-Benitez avevo caldamente auspicato il suo arrivo a Napoli perché letteralmente affascinato del gioco propositivo ed “europeo” del suo Empoli….), condivido lettera per lettera lo sfogo del Presidente, soprattutto quando lamenta uno scarso utilizzo dell’intera rosa e la poca voglia di “sperimentare” formazioni diverse. Ovviamente, come sottolineato dallo stesso De Laurentiis, la “sperimentazione” non andava fatta col Real o solo alla vigilia della Champions, ma prima, anche perché, con tutta la stima, la riconoscenza e la gratitudine che posso provare per Sarri, mi risulta davvero difficile immaginare che un Rog o un Giaccherini, titolare in Croazia-Spagna all’ultimo Europeo e nei preliminari di Champions disputati con la Dinamo Zagabria il primo e in tutte (o quasi) le partite della Nazionale di Conte il secondo, possono trovare spazio, da titolari, solo contro lo Spezia in Coppa Italia (o, per quanto riguarda Giaccherini, in caso di squalifica di Callejon). Ovviamente nessuno, tantomeno De Laurentiis, chiedeva a Sarri di fare turn-over contro il Real, ma contro un Palermo, contro un Pescara, contro un Crotone, contro un Sassuolo, etc, ossia contro quelle squadre sulla carta più “abbordabili”, perché non far giocare, a turno, le cosiddette seconde linee e concedere un po’ di riposo ai vari Callejon, Hysaj, Hamsik, etc (che in alcune partite sono apparsi visibilmente stanchi e appannati…) e far risparmiare loro energie fisiche e mentali in vista del “tour de force” appena iniziato? Del resto, basta dare uno sguardo al sito della Lega Calcio ( http://www.legaseriea.it/it/serie-a-tim/squadre/napoli/statistiche-giocatori ) per vedere come il Napoli ha solo 12 uomini (su 25) con un minutaggio superiore ai 1000 minuti sui 2276 complessivi finora disputati in campionato (ovvero gli 11 titolari più Zielinski), a dimostrazione che l’ottimo Sarri è poco propenso ai cambiamenti, preferendo puntare su un gruppo ristretto di 14/15 calciatori e concedendo agli altri solo poche apparizioni, il più delle volte a risultato già acquisito o in caso di infortunio o squalifica del titolare.

E questo, nonostante il famoso (e colorito) “avvertimento” di De Laurentiis al termine dello scorso campionato (”Adesso sono cazzi tuoi che ne dovrai far giocare 18/19…”), stagione in cui, numeri alla mano, il Napoli aveva impiegato quasi sempre gli stessi e la differenza di minutaggio tra “titolari” e “riserve” era elevatissima; ad onor del vero va detto che lo scorso anno Sarri non aveva una rosa di qualità come quella di quest’anno e le alternative dell’anno passato non erano dello stesso valore di quelle attuali, tuttavia mi chiedo: una volta ogni tanto, contro avversari sulla carta “abbordabili”, Chalobah (Nazionale Under 21 inglese e onesta riserva nel Chelsea di Conte quest’anno) non poteva essere impiegato al posto di Allan, in modo da far così rifiatare un po’ il brasiliano e non farlo arrivare alla fine della stagione boccheggiando? E, per esempio, in una partita come quella contro il Bologna (terminata 6-0…) invece di sostituire Gabbiadini, non si poteva far giocare una mezzora Grassi e far riposare così Hamsik? L’unico che lo scorso anno non aveva un vero ricambio era Callejon, ma in tal caso, sempre contro avversari palesemente più deboli, si poteva anche studiare qualche variante tattica (la famosa “sperimentazione”…) per consentire allo spagnolo di riposare un po’. Volendo, ad esempio, ogni tanto, si sarebbe anche potuto rispolverare un po’ il vecchio “rombo” di centrocampo (tanto caro a Sarri….) con El Kaddouri vertice alto, Valdifiori vertice basso (che, con la copertura centrale di El Kaddouri si sarebbe ritrovato a giocare nelle stesse condizioni di Empoli, quando aveva Saponara davanti) e Gabbiadini al fianco di Higuain; così facendo potevano riposare Callejon, Jorginho e uno tra Mertens e Insigne, si dava un po’ di spazio anche a Valdifiori ed El Kaddouri (che avrebbe giocato nel suo ruolo naturale di trequartista dietro le due punte) e si sarebbero valorizzate al meglio le caratteristiche di Gabbiadini, facendolo giocare nella posizione di seconda punta al fianco di un attaccante di peso!
Invece no: Sarri, che pure reputo un tecnico molto bravo, esperto e preparato, una volta trovata la cosiddetta quadra, preferisce non cambiare quasi mai e anche quest’anno, nonostante può contare su ricambi pagati oltre 100 milioni di euro (Maksimovic 30, Tonelli 10, Rog 15, Diawara 15, Zielinski 15, Gabbiadini/Pavoletti 18), seppur con percentuali diverse dallo scorso anno, sta continuando a gestire la rosa in maniera poco “omogenea”, e questo non lo dico io (o De Laurentiis), ma lo confermano i già citati dati diffusi dalla Lega Calcio, da cui, ripeto, emerge che, finora, solo 12 calciatori del Napoli sono stati impiegati per più di mille minuti sugli oltre 2200 disputati (il che, numeri alla mano, vuol dire che tutti gli altri hanno disputato meno del 36% dei minuti sin qui giocati!).

Ecco perché, a differenza di altri, non reputo infondate e fuori luogo le critiche mosse da De Laurentiis al termine di Real-Napoli e, viceversa, trovo esagerate le critiche che la stragrande maggioranza dell’ambiente (partenopeo e non) sta invece muovendo allo stesso, così come non condivido affatto quest’aria di disfattismo generale secondo cui De Laurentiis, con le sue dichiarazioni, ha di fatto “sfiduciato” il suo allenatore, distruggendo così, in maniera irreversibile, il giocattolo-Napoli incapace, secondo molti, di confermarsi a questi livelli, in caso di un eventuale divorzio a fine anno col tecnico toscano.

Purtroppo in molti a Napoli sembrano essere affetti dalla “sindrome dell’innamoramento facile” e si affezioniamo troppo (e subito!) ad alcuni personaggi, fino al punto di convincersi di non poterne fare più a meno e che in caso di una loro eventuale partenza si debba sempre ricominciare tutto daccapo. Da qui le varie “crociate”, susseguitesi negli anni, al grido di “Lavezzi non si tocca!”, “Mazzarri non si tocca!”, “Cavani non si tocca!”, “Higuain non si tocca!”, “Sarri non si tocca!”, etc, quando poi la storia recente del Napoli insegna l’esatto contrario, ossia che ogni qualvolta un idolo della tifoseria è andato via, è sempre stato degnamente sostituito e la squadra non ne ha mai minimamente risentito la mancanza: nell’estate 2012 Lavezzi lasciò il Napoli per il Paris Saint Germain e l’anno dopo il Napoli centrò la qualificazione diretta ai gironi di Champions, arrivando secondo con 78 punti (record storico); nel 2013 andarono via contemporaneamente Mazzarri e Cavani, e mentre buona parte dell’ambiente napoletano cadeva in depressione all’idea di un Napoli che preferiva la strada della “rivoluzione” a quella della “continuità”, in riva al golfo arrivavano Benitez, Higuain, Callejon, Mertens, Albiol e Reina (più Jorginho e Ghoulam a gennaio) e il Napoli, nonostante il cambio di modulo, nonostante lo “smantellamento” della squadra dei 78 punti, non solo totalizzò i medesimi punti in campionato (eguagliando il record dell’anno precedente) ma centrò anche il record di reti realizzati in stagione e di vittorie esterne, il tutto in una stagione che, a differenza di quella precedente, vide gli azzurri (sfortunati) protagonisti in Champions (dove non si qualificarono agli ottavi nonostante i 12 punti realizzati in un girone “di ferro” che comprendeva inglesi, tedeschi e francesi che, con tutto il rispetto per turchi, ucraini, danesi, svizzeri e bielorussi, sono avversari sempre difficili da affrontare…) e vincere la quinta Coppa Italia delle sua storia; due anni dopo fu la volta di Benitez a lasciare Napoli e mentre la stragrande maggioranza dell’ambiente Napoletano si divideva tra chi voleva Montella e chi preferiva Mihajilovic (e la rimanente parte “tifava” in ordine sparso per i vari Spalletti, Prandelli, Guidolin, etc…) De Laurentiis, sfidando tutto e tutti, affidò la panchina del Napoli all’emergente Maurizio Sarri, che fino ad allora aveva all’attivo un solo campionato in serie A ad Empoli, e nonostante in tanti (compresi quelli che oggi difendono Sarri e attaccano De Laurentiis) si lamentavano per l’ennesima rifondazione, parlavano di ridimensionamento tecnico e si dannavano l’anima all’idea di dover ricominciare di nuovo daccapo, il Napoli polverizzava tutti o quasi i precedenti record, totalizzando 82 punti in campionato e 18 (su 18!) nel girone di Europa League e, se non avesse perso lo scontro diretto a Torino, probabilmente avrebbe addirittura vinto lo scudetto!

Pertanto mi chiedo: possibile che questo tifoseria (e tutto l’ambiente) non matura mai e non faccia mai tesoro delle esperienze vissute? Perché tutti a dire/temere che nel caso in cui a fine anno le strade del Napoli e quella di Sarri dovessero separarsi, per il Napoli sarebbe una catastrofe? Non lo è stato nel recente passato, non vedo perché dovrebbe esserlo in futuro. Qualora il Napoli a giugno dovesse cambiare guida tecnica, molto probabilmente non giocherà così bene, a memoria, come fa con Sarri, ma chissà che non possa diventare più cinico e concreto, chissà che utilizzando e facendo ruotare con regolarità 20 uomini (e non più solo 14/15) non possa a fine campionato trovarsi con qualche punto in più anche perché, mi duole dirlo, PURTROPPO in Italia quasi mai vince chi gioca meglio: il Napoli di Sarri, ad esempio, gioca molto meglio della Juventus di Allegri eppure la Juve è sempre in testa; il Napoli del primo anno di Benitez, nonostante quello che possono pensare/dire i tantissimi detrattori dello spagnolo, giocava meglio della Juve di Conte, eppure quest’ultima ha stravinto il campionato con 24 punti in più Napoli; la prima Roma di Spalletti era molto più bella dell’Inter di Mourinho e lo stesso dicasi per la Lazio e la Roma di Zeman che giocavano meglio della Juve di Lippi che invece vinceva i campionati. Forse l’unica eccezione a questa regola non scritta è stato il Milan di Sacchi, che, comunque, in Italia ha vinto un solo campionato, complice anche l’improvviso e per certi versi inspiegabile crollo del Napoli di Maradona….

Ecco perché non comprendo questa sorta di psicodramma collettivo, questo continuo piangersi addosso, quest’aria di pessimismo cosmico che aleggia a Napoli e sul Napoli ogni qualvolta si prospetta all’orizzonte l’ipotesi di un divorzio illustre: “morto un Papa, se ne fa un altro!” Di sicuro potrà dispiacerci, di sicuro saremo sempre riconoscenti (anche se, in tutta onestà, non capisco perché la riconoscenza a Napoli spetta solo ad alcuni e non ad altri…) e non dimenticheremo mai quanto di ottimo fatto, ma si va avanti; non è che se, per caso, a fine stagione Sarri dovesse andar via finisce il calcio a Napoli o il Napoli non sarà più competitivo come lo è da 7 anni a questa parte!

E lo stesso dicasi per i calciatori: come ricordato prima, quando è andato via Cavani a Napoli sono arrivati Higuain, Albiol, Callejon e Mertens, quando è andato via Higuain sono arrivati Milik, Zielinski, Diawara, Maksimovic, Rog, Tonelli e Giaccherini. Quindi se anche in estate dovesse andar via qualcuno tra i vari Zielinski, Koulibaly, Milik e Ghoulam, di sicuro i soldi incassati dalle eventuali cessioni saranno reinvestiti in altri calciatori che li sostituiranno; poi un giorno andranno via anche questi e ne arriveranno altri ancora. Ormai, tranne pochi sporadici casi (vedi Zanetti, Totti, Hamsik, etc) il calcio delle bandiere non esiste più ed è bene che i tifosi (e non solo) se ne facciano una ragione…

 

P.S.: tra le tantissime critiche rivolte a De Laurentiis, ho anche letto che, secondo alcuni, farebbe meglio a tacere perché, a dire di molti, non capisce un tubo di calcio. Ora, a parte il fatto che lo stesso lo si potrebbe dire anche a coloro che lo accusano di essere un incompetente, dal momento che nessuno tra quelli che gli muovono critiche e lo invitano a tacere è mai stato presidente/allenatore/calciatore di una squadra di calcio di serie A o che partecipa, ininterrottamente da sette anni, alle competizioni europee per cui non capisco da dove nasce questa convinzione che De Laurentiis non capisce di calcio e chi lo critica sì, ma anche volendo prendere per buona questa tesi mi chiedo: ma Sarri, chi lo ha scelto? Chi lo ha voluto al Napoli? E lo stesso dicasi per Cavani, Higuain (seppure i meriti del suo arrivo a Napoli vanno divisi al 50% con Benitez), Milik. Per non parlare di Giuntoli (a detta di Criscitiello il miglior direttore sportivo d’Italia) andato a pescare in B a Carpi. Davvero niente male per uno che non capisce nulla di calcio…


Giuseppe Santoro

 

 

Addio al Duca Bianco

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Ci ha lasciato uno degli artisti più poliedrici che ci siano stati negli ultimi decenni, il grande David Bowie. Oltre alle tante fasi della sua carriera musicale, dove è stato in grado di affrontare tanti generi e stili diversi, anticipando spesso i tempi, ne ricordo anche le sue qualità d’attore e d’autore.

Per me resteranno sempre indimenticabili i suoi ruoli in “L’ultima tentazione di Cristo” o “Labyrinth”.

La leggenda vuole che in realtà Bowie sia un vampiro e che sia immortale, e quindi questa altro non sarebbe che una tappa del suo percorso tra i secoli. Di sicuro ciò che resta immortale è la sua arte.

Addio Duca.

 

Il Ritorno dalle feste

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Con colpevole ritardo, auguro un buon 2016 a tutti!
Durante le vacanze natalizie ho trascurato il blog (ma non credo che ne abbiate sofferto :D) dedicandomi, come tradizione vuole, alla famiglia e agli amici. Tuttavia, ora riprendo a postare, sperando che questo nuovo anno sia proficuo e ricco di spunti!
E quindi…… Si torna!

1 Dicembre, giornata mondiale contro l’AIDS.

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Negli Anni ’80 dello scorso secolo, il Mondo venne travolto da una malattia, fino a quel momento praticamente sconosciuta, che in poco tempo divenne una vera e propria epidemia planetaria: l’AIDS.

All’epoca, la malattia aveva un tasso di mortalità quasi del 100%.

Come noto, le principali vie di trasmissione del virus sono attreverso il sangue e i liquidi seminali e vaginali, oltre che, ovviamente, da madre a feto.

Grazie alla ricerca medica, si sono fatti enormi passi in avanti su questo tema e ad oggi, grazie alle cure, circa 15 milioni di persone sieropositive riescono ancora a vivere.

Tuttavia l’epidemia non può certo dirsi conclusa, anzi!

Ad oggi si contano infatti circa 37 milioni di persone infettate e solo nel 2014 ci sono stati 1,2 milioni di morti e grossomodo 2 milioni di nuovi contaggi.

Per questo, oggi più che mai, è importante informare e sostenere la Ricerca.

Anche perchè vi è una generazione intera, quella che ha avuto la sua formazione sessuale nell’ultimo decennio, che quasi disconosce i rischi del contaggio per via sessuale dell’ HIV e sottovaluta l’importanza dell’uso del preservativo.

Informare, tenere alta la guardia, e stigmatizzare le bufale gigantesche che girano su questo tema delicato e serio e che possono solo portare danni.