Quelli che…. Viaggio tra l’incoerenza e le mille contraddizioni del tifo (e dell’ambiente) Napoletano.

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Quelli che: “al Napoli serve un portiere che para e non uno che fa i tweet” e poi, dopo la bellissima parata di Reina contro la Roma, gli dedicano i “meme” sui social-network invocando “Reina santo subito!”.

Quelli che: “Sarri fa bene a non fare il ricorso al turn-over scientifico perché “squadra che vince non si cambia” (salvo poi reclamare la panchina lunga e 22 calciatori dello stesso livello…), ma poi, quando la squadra arriva a febbraio/marzo in affanno, se la prendono con l’allenatore che fa giocare quasi sempre gli stessi!

Quelli che quando il Napoli di Benitez prendeva gol era colpa dell’allenatore che non sapeva fare la fase difensiva mentre quando subisce gol il Napoli di Sarri è per colpa degli errori individuali e, viceversa, quelli che quando il Napoli di Sarri prende gol è colpa dell’allenatore che pretende la marcatura a zona anche sulle palle inattive mentre quando li subiva il Napoli di Benitez era per colpa di Britos, Maggio e Albiol.

Quelli che criticavano ferocemente la fase difensiva di Benitez (quella dei 73 gol subiti in 59 gare nella stagione 2014/15 con una media gol di 1,237) ma poi omettono di dire che quest’anno il Napoli, fino a 3 giorni fa, aveva subito 44 gol in 36 partite (dopo Roma 45 in 37) con una media di 1,222 gol subito a partita (praticamente la stessa di due anni fa!).

Quelli che: “Sarri non è un allenatore da Napoli e con lui in panchina non si vincerà mai nulla perché prima di venire a Napoli ha allenato solo ad Empoli e in B o Lega Pro”, ma poi dimenticano (o fanno finta di dimenticare) che Ottavio Bianchi prima di venire a Napoli aveva allenato a Como e ad Avellino e Albertino Bigon a Cesena!

Quelli che: “Io la Juve la schifo e la odio!”, ma poi quando vince la vorrebbero prendere come esempio e modello da seguire.

Quelli che: “De Laurentiis non è tifoso del Napoli perché è nato a Roma” (nonostante le origini Napoletane della sua famiglia), ma poi sognano lo sceicco, rimpiangono Ferlaino (napoletano di nascita ma di origini calabresi e milanesi) e inneggiavano a Gaucci!

Quelli che: “con Benitez siamo arrivati a 24 punti dalla Juve, con Sarri a meno nove!”, ma poi dimenticano (o fanno finta di dimenticare) che con gli 82 punti conquistati lo scorso anno dal Napoli di Sarri, due anni prima il Napoli sarebbe arrivato lo stesso a 20 punti dalla quella Juve!

Quelli che: “Cannavaro (Paolo) non era un difensore da Napoli” (per alcuni era un calciatore da serie B!) ma poi dopo la sua cessione lo hanno rimpianto (e quando torna a Napoli gli riservano un’accoglienza da eroe, con cori e striscioni)! E lo stesso dicasi per Gabbiadini ritenuto “non da Napoli” e da vendere il prima possibile, salvo poi essere rimpianto non appena ha iniziato a segnare gol a raffica in Premier.

Quelli che: “la stampa del Nord è razzista e odia i Napoletani”, ma poi non fanno nulla per smentirla, anzi quando vanno in trasferta si comportano come dei veri e propri vandali, saccheggiano gli autogrill, cercano sempre lo scontro fisico con le tifoserie avversarie, importunano le donne negli aeroporti oppure quando vengono le squadre avversarie a Napoli fanno gli incivili sotto il loro albergo o aggrediscono/derubano per strada i tifosi ospiti, etc dando così ragione, ancora una volta, a Claudio Mattone che, nella sua famosissima canzone “’A Città ‘e Pulecenella”, scriveva “…me dispiace sulamente ca l’orgoglio ‘e chesta gente se murtifica ogni juorno pe’ ‘na manica ‘e fetiente, ca nun teneno cuscienza e nun teneno rispetto…..”

Quelli che: “Sarri ha rivalutato il valore economico di una rosa che Benitez aveva depauperato” ma poi dimenticano (o fanno finta di dimenticare) che dopo il primo anno di Benitez, Higuain (pagato a luglio 38 milioni + 2 di bonus) ne valeva almeno 60, Callejon e Mertens (pagati 9,5 a testa) ne valevano 20/25, Ghoulam (pagato 5) ne valeva 15.

Quelli che: “Sarri non è un allenatore da grande club perché veste in tuta” ma poi dimenticano che Lippi ha vinto un mondiale in tuta e che lo stesso Klopp indossa sempre la tuta.

Quelli che: si scandalizzano per le tante parolacce di Sarri nelle conferenze ma poi tollerano il linguaggio scurrile di De Laurentiis e quelli che, viceversa, condannano il linguaggio “da cafone” di De Laurentiis ma poi giustificano quello del tecnico.

Quelli che: “se Sarri va via da Napoli, con un altro in panchina al suo posto, il Napoli non lotterà più per le primissime posizioni” ma dimenticano (o fanno finta di dimenticare) che ogni qualvolta il Napoli, nell’ultimo decennio, ha cambiato guida tecnica lo score stagionale della squadra è sempre andato a migliorare (e che lo stesso Empoli l’anno scorso con Giampaolo al posto di Sarri -e senza Rugani, Vecino, Hysaj e Valdifiori- ha fatto addirittura meglio dell’anno precedente).

Quelli che lo scorso anno ritenevano Jorginho il miglior regista del campionato italiano, tanto da scandalizzarsi per la sua mancata convocazione agli Europei e che “se prima non giocava bene era per colpa del modulo di Benitez” e adesso, ogni volta che lo vedono in campo, bestemmiano in aramaico asserendo che Jorginho non è buono nemmeno per giocare con la Primavera e che a giugno il Napoli deve darlo via (anche gratis!)

Quelli che accusavano Benitez di essere un integralista perché non cambiava mai modulo ma poi difendono Sarri che, come lo spagnolo, non lo cambia mai e, viceversa, quelli che accusano Sarri di essere troppo integralista sul modulo ma poi difendevano le scelte di Benitez!

Quelli che: “Benitez stava rovinando Hamsik perché lo faceva giocare in uno ruolo (trequartista) e un modulo non adatto a lui” ma poi dimenticano (o fanno finta di dimenticare) che il primo ad impiegare Hamsik da trequartista (per tre anni e mezzo) è stato Mazzarri che nel suo 3-4-2-1 schierava lui e Lavezzi/Pandev/Insigne alle spalle di Cavani e davanti alla linea a quattro formata da Maggio-Pazienza/Behrami-Gargano/Inler-Zuniga, e che da trequartista Hamsik ha giocato per tanto tempo in Nazionale proprio nel 4-2-3-1 (lo stesso modulo utilizzato da Benitez!)

Quelli che due anni fa, dopo il “rocambolesco” quinto posto in classifica (se Higuain non avesse sbagliato il rigore con la Lazio il Napoli sarebbe arrivato terzo e se non avesse sbagliato tutti gli altri in stagione addirittura secondo!), con il raggiungimento di due semifinali e la vittoria della Supercoppa, il tutto in una stagione massacrante, iniziata coi preliminari di Champions’ (persi) col Bilbao e dopo un Mondiale che aveva visto ben tredici azzurri impegnati con le rispettive Nazionali, hanno parlato di “fallimento” e già adesso mettono “le mani avanti” e dicono che, se anche il Napoli dovesse uscire dalle Coppe per mano di Real Madrid e Juve e non arrivare tra le prime tre, non sarebbe –comunque- una stagione “da buttare” e, viceversa, quelli che, due anni fa, riconoscendo a Benitez tutte le attenuanti del caso, parlavano di stagione nel complesso ugualmente soddisfacente, soprattutto alla luce dei tantissimi impegni, e che oggi, in caso di eliminazione dalle Coppe ed una eventuale mancata qualificazione alla prossima Champions’ League, non esiterebbero a puntare i fucili contro Sarri.

Quelli che quando il Presidente (e non solo) si lamentava per il mancato impiego di Rog rispondevano che solo Sarri era in grado di stabilire se e quando Rog era pronto per giocare e adesso, dopo averlo visto giganteggiare a Torino e Roma, stanno dicendo “Mamma mia che jucatore!” e si stanno chiedendo come ha fatto Sarri a rinunciare a lui per così tanto tempo.

Quelli che: “Presidè, caccj ‘e sord’!” ma poi si lamentano sempre del caro biglietti, delle amichevoli estive in pay per view, comprano i prodotti del Napoli taroccati, hanno il “pezzotto” di Sky e/o Mediaset Premium a casa o se gli chiedi di versare 100 euro (l’anno) per aprire un Club Napoli ufficiale fanno orecchie da mercante e “vanno fujenno”!


Giuseppe Santoro

“Lo strano caso del campano che tifa Juve”

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Noi non siamo come loro; noi, a differenza loro, non abbiamo scelto per quale squadra tifare, in quanto per noi ha deciso il destino, nel momento in cui ha scelto di farci nascere in questa terra tanto bella quanto martoriata.
Personalmente, fossi nato in Sicilia avrei tifato Palermo o Catania, così come se fossi venuto al mondo in Toscana avrei tifato sicuramente Fiorentina, fossi nato, invece, in Liguria per il Genoa, in Lombardia per il Milan, nel Lazio per la Lazio, in Piemonte per il Torino; così come se, ad esempio, fossi nato a in Castiglia avrei tifato per il Real Madrid, nell’Alta Renania per il Borussia Dortmund, in Inghilterra per il Liverpool, in Olanda per l’Ajax, in Argentina per il Boca Junior, a Rio de Janeiro per il Flamengo, in Guangdong per il Guangzhou Evergrande, etc. Ma siccome nessuno ha la facoltà di poter decidere dove nascere, ci affidiamo alla sorte, che per noi ha scelto la Campania e, per questo, tifiamo Napoli!

Loro invece no: loro, non avendo potuto (come noi) scegliere dove venire al mondo, hanno preferito decidere per chi tifare e, guarda caso, hanno optato per la squadra più ricca, la più vincente, la più titolata… Chissà come mai, infatti, nessuno tra tutti quelli che rivendicano il diritto di poter liberamente decidere per quale squadra tifare, ha mai scelto, ad esempio, l’Atalanta, la Spal, l’Alessandria, il Brescia, l’Ascoli, il Padova o il Bari. Ma poi, in tutta sincerità, se c’è una cosa che francamente si stenta a capire, è come mai questa famosa/presunta “libertà di scelta”, tanto cara ai nostri conterranei che hanno deciso di tifare per la seconda squadra di Torino, riguardi solo le squadre di serie A: avete mai visto, per esempio, uno di Torre del Greco tifare Juve Stabia? Oppure uno di Castellammare tifare Nola? E uno di Nola tifare per il Savoia? Io, francamente, no (a meno che non si tratti di qualcuno originario di una determinata città e poi trasferitosi a vivere in un’altra). E questo, perché, giustamente, il torrese-oplontino tifa Savoia, lo stabiese Juve Stabia, il nolano per il Nola e il torrese-corallino la Turris! Del resto se si prova, per caso, a chiedere ad un tifoso “non colorato” di Scafati per quale motivo segue la Scafatese piuttosto che la Paganese, lui –giustamente- risponderà “Perché io sono di Scafati, mica di Pagani!” E lo stesso accade relativamente alle selezioni Nazionali: se si prova a chiedere ad un tifoso “non colorato” di Napoli e provincia come mai quando ci sono i Mondiali e/o gli Europei di calcio, mette la bandiera tricolore in bella mostra sul balcone della sua abitazione, lui risponderà, magari rigonfiando il petto per un ritrovato senso di orgoglio nazionale, “Perché sono Italiano e tifo Italia!” Non a caso, volendo allargare il discorso al di fuori dei confini nazionali, ci sono più probabilità di trovare un cane che miagola o un gallo che fa l’uovo piuttosto che trovare un francese che tifa Inghilterra, o un inglese che tifa Germania, un tedesco che tifa Brasile o un brasiliano che tifa Argentina: ognuno, giustamente, tifa per la squadra del proprio Paese.

Ci spieghino, allora, questi pseudo “libertini” del tifo, come mai quando si tratta delle Nazionali o delle squadre dilettantistiche, scelgono in base al senso di appartenenza, al principio di territorialità, al “campanile”; quando invece si tratta di tifare Juve, questo legame con la propria terra viene messo da parte!

La verità è un’altra e siccome -parafrasando Caterina Caselli- la stessa spesse volte “fa male”, non vogliono ammetterlo: la verità è che costoro hanno scelto la squadra per cui tifare guardando, esclusivamente, il palmares, la bacheca piena, il numero dei titoli vinti (altrimenti tiferebbero Sassuolo, Chievo, Udinese, etc); un po’ come quelle signorine di indubbia moralità che scelgono il proprio marito/fidanzato esclusivamente in base al conto in banca o alla dichiarazione dei redditi.

Ecco perché i meridionali che tifano Juventus sono e resteranno per sempre… le “puttane” del tifo!

Giuseppe Santoro

Dalle decisioni arbitrali di Juve-Napoli alla Primavera azzurra: considerazioni, spunti, riflessioni, proposte…

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Durante la semifinale di andata di Coppa Italia Juventus-Napoli ci sono stati ben 4 episodi dubbi in area di rigore che potevano o meno essere puniti con il penalty: la leggera spinta di Strinic ai danni di Dybala (non sanzionata), il contatto tra Koulibaly e Dybala (sanzionato), il contatto tra Pjanic e Albiol (non sanzionato) e il contatto tra Reina e Cuadrado (sanzionato).

Senza voler entrare troppo nel merito dei singoli casi (a mio modestissimo parere sono tutti e quattro episodi “al limite” in quanto, in tutti i casi, il contatto c’è stato ma è molto difficile stabilire con precisione se ha cagionato o meno un reale danno all’avversario oppure, nel caso Reina-Cuadrado, dal momento che il contatto tra i due avviene dopo l’intervento del portiere sulla palla, valutare se la stessa era ancora nella “disponibilità” di Cuadrado oppure se, come riferito anche dall’ex arbitro Bergonzi, il fatto che la palla resti lì non significa nulla…), ciò che salta subito agli occhi è che in tre casi (su quattro) l’arbitro ha fischiato a favore della Juve (e, quindi, a danno del Napoli) e in solo uno dei quattro la decisione dell’arbitro avrebbe “danneggiato” la squadra di casa e “favorito” il Napoli. Come volevasi dimostrare, la sempre più diffusa diceria secondo cui la classe arbitrale adotterebbe il famigerato principio “in dubio pro juve”, ancora una volta è stata, ahinoi, confermata!

Che si tratti di sudditanza, incapacità, o favoritismo non ci è dato sapere: fatto sta che ogni qualvolta si gioca contro la Juve, le polemiche non mancano mai.

E, sicuramente, destinata a suscitare non poche polemiche sarà l’indiscrezione (non confermata) secondo cui il Presidente del Napoli sarebbe tentato/intenzionato, come forma di protesta, a far disputare la gara di ritorno al San Paolo alla formazione Primavera! Personalmente questa “provocazione” non mi trova molto d’accordo, ma non perché non condivida la protesta, bensì in quanto ritengo che la stessa o vada fatta fino in fondo o non ha motivo di esistere. Mi spiego: a mio avviso la Primavera non andrebbe schierata in casa al ritorno (sarebbe, tra l’altro, una mancanza di rispetto verso il proprio pubblico e verso una competizione –la Coppa Italia- che va comunque onorata fino in fondo e portata a termine così come la si è iniziata) ma andrebbe schierata, a partire dalla prossima stagione, ogni qualvolta si gioca allo Juventus Stadium (dove tra l’altro, a torto o a ragione, i tifosi partenopei non vengono quasi mai ammessi e la città di Napoli e l’intero popolo Napoletano vengono continuamente infamati e offesi dai soliti e beceri cori discriminatori)!

Questa sì che sarebbe una forma di protesta “ad hoc” e che, tra l’altro, potrebbe anche essere imitata e seguita da tutte quelle società che, a torto o a ragione, ritengono di essere sfavorite/danneggiate quando affrontano i bianconeri! E, a ben pensarci, anche ai fini della classifica questa singolare protesta risulterebbe essere “ininfluente”, dal momento che, vuoi per bravura, vuoi per episodi, vuoi per errori/aiuti arbitrali, questa squadra sono due anni circa che in casa vince sempre: tanto vale, allora, mandare direttamente i giovani, offrire loro una vetrina d’occasione e far “risparmiare” la prima squadra in vista degli altri incontri di campionato. Inoltre, se tutti o quasi facessero così, allo Juventus Stadium ci andrebbero sempre meno spettatori, soprattutto dal Sud in quanto sarebbe veramente da folli affrontare, ad esempio, un viaggio da Palermo o da Reggio Calabria a Torino per andare a vedere la propria squadra giocare contro la Primavera del Napoli, della Lazio, della Fiorentina o del Milan… Si pensi, tra l’altro, al danno d’immagine (non da poco) che si cagionerebbe così all’arrogantissima società torinese, oltre al fatto che alcuni calciatori di livello internazionale potrebbero anche non aver più “stimoli” ad indossare la maglia bianconera in siffatte condizioni; per non parlare dell’enorme soddisfazione se per caso, per la legge dei grandi numeri (e in virtù del famoso adagio “la palla è rotonda”…), qualche volta la blasonatissima compagine bianconera dovesse impattare in casa contro una squadra di ragazzini…..

.…a proposito di ragazzini e della formazione Primavera: sono giorni che si leggono, sui vari siti e giornali sportivi, ottime cose circa il giovanissimo talento brasiliano Leandrinho (prelevato a gennaio scorso dal Ponte Preta dal bravissimo Giuntoli e già protagonista nelle nazionali giovanili brasiliane). A tal riguardo è d’obbligo una riflessione: premesso che le prestazioni con la Primavera lasciano il tempo che trovano e la storia del calcio è piena di presunti fenomeni delle giovanili che poi si smarriscono per strada e restano solo delle promesse mancate, tuttavia, considerato che Leandrinho ha da poco compiuto 18 anni e che, alla stessa età, lo scorso anno Diawara già giocava titolare in prima squadra a Bologna o che il gioiellino del Monaco Kylian Mbappè (di due mesi più piccolo di Leandrinho…) ha già esordito un anno fa sia in prima squadra che nelle Coppe Europee (e la lista di giovanissimi che, a 18 anni, già sono/sono stati protagonisti anche in squadre molto blasonate è lunghissima, da Donnarumma a Locatelli, da Rashford a Tielemans, passando per Embolo, Dembelè, Pol Lirola, Dioussè, etc), perché relegare quello che, a detta di molti, è un potenziale “fenomeno” in Primavera e non aggregarlo, come fanno altrove, direttamente in Prima squadra? Possibile mai che a Napoli i talenti (o presunti tali) debbano essere sempre “parcheggiati” prima nelle giovanili o mandati in prestito in Serie B o, peggio ancora, in Lega Pro a rischio di perderli e bruciarli (anche perché, si badi bene, contrariamente a quanto possano pensare alcuni, i talenti si bruciano più facilmente se non giocano o se si mandano a giocare nelle categorie inferiori, piuttosto che facendoli giocare al fianco di campioni e calciatori affermati dai quali possono solo imparare).

Certo, qualcuno potrebbe, giustamente, far notare che nel Napoli già ci sono alcuni della prima squadra che giocano poco, figurarsi se ad essi si aggiungesse anche Leandrinho e/o qualche altro prodotto del vivaio…. A questo punto, però, è lecito porsi un ulteriore interrogativo: possibile mai che il Napoli non sia in grado di creare una “sinergia” con qualche società di A, cui girare in prestito i propri talenti per farli crescere e maturare, magari con contratti che prevedono anche premi-valorizzazione a favore della società stessa? Si pensi, ad esempio, alla collaborazione nata, già da anni, tra la Juventus e l’Atalanta o il Sassuolo, grazie alla quale, tra giovani cresciuti nel vivaio bianconero e dati in prestito (e valorizzati) da bergamaschi ed emiliani e, viceversa, prodotti delle giovanili di queste due società prelevati dai torinesi ma lasciati lì in prestito per qualche anno a giocare e maturare, la Juventus si è assicurata i migliori giovani calciatori italiani in circolazione!

Spesso si muovono tantissime critiche alla società del Napoli, talune davvero infondate e pretestuose, e nessuno (o quasi) ha mai posto l’accento su questa gravissima mancanza; un vero peccato, soprattutto se si considera che l’attuale Direttore Sportivo del Napoli è ritenuto, da tutti o quasi, uno dei migliori scopritori di talenti attualmente in circolazione: dalla serie avere il pane e non avere i denti!

Giuseppe Santoro

A Napoli si “litiga” sempre su tutto, anche sul turn-over!

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Continua, senza esclusione di colpi, la polemica (sui vari siti, nelle trasmissioni sportive, sui social-network o in piazza e/o al bar) tra chi accusa l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri di fare poco ricorso al turn-over e utilizzare quasi sempre gli stessi calciatori e chi, invece, contesta tali accuse e difende a spada tratta, “senza se e senza ma”, le scelte del tecnico.

A tal riguardo, fermo restando che, come spesso accade, è difficile trovare un punto d’incontro e che le conclusioni variano a seconda della prospettiva di lettura e dei singoli punti di vista, si invita a soffermarsi (e a riflettere) su alcuni numeri:

Reina 2466 minuti* / Sepe+Rafael 0

Hysaj 2064 / Maggio 410

Koulibaly+Albiol 3114 (1646+1468) / Chiriches+Maksimovic+Tonelli 1818 (808+722+288)

Ghoulam 1829 / Strinic (629)

Hamsik 2199 / Rog 74

Jorginho 1299 / Diawara 910

Allan 1202 / Zielinski 1493

Callejon 2194 / Giaccherini 270

Milik 499 / Gabbiadini+Pavoletti 684 (545+139)

Insigne 1976 / Mertens 1714

*minuti di gioco relativi al solo campionato (fonte: http://www.legaseriea.it/it/serie-a-tim/squadre/napoli/statistiche-giocatorihttp://sport.sky.it/statistiche/calcio/serie_a/scheda_giocatore.shtml?gabbiadini_manolo_105673 )

Da questi dati (così rapportati) si evince, in maniera chiara ed inequivocabile, che:

1) sui quasi 2500 minuti fin qui disputati in campionato, solo 12 dei 24 elementi che compongono attualmente la rosa del Napoli (11 su 21 se si escludono i portieri) hanno finora raggiunto i mille minuti di gioco;

2) tranne nei ballottaggi Jorginho-Diawara e Allan-Zielinski, la “forbice” tra i minuti di impiego dei cosiddetti “titolari” e quelli delle cosiddette “alternative” è, a mio modesto parere, un po’ troppo ampia! Qui nessuno chiede il 50% – 50% ma, con questi numeri, siamo ben al di sotto anche del 66% – 33% (e in alcuni casi persino del 75% – 25% o dell’80% – 20%).

Poi nessuno si deve lamentare quando alcuni calciatori rifiutano di venire a Napoli (e altri, invece,  chiedono di essere ceduti…) perché spaventati dalla prospettiva di giocare troppo poco; chi “giustifica” questi dati non può poi pretendere di avere la cosiddetta “panchina lunga” e lamentarsi ogni anno che il Napoli non ha “rincalzi all’altezza dei titolari”: non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca!

E, nota bene, si presume che se non ci fossero stati gli infortuni di Albiol e Milik e le convocazioni in Coppa d’Africa per Ghoulam e Koulibaly, i minutaggi di Chiriches, Maksimovic, Strinic e di uno tra Mertens e Insigne sarebbero stati sicuramente più bassi!

Ma poi, in tutta sincerità, non si comprende perché ci si deve per forza dividere in due fazioni, ossia tra chi deve “provare” e chi “confutare” il fatto che a Sarri non piace il ricorso al turn-over, quando poi lo stesso tecnico del Napoli, l’anno scorso, durante una conferenza stampa, dichiarò pubblicamente di non amarlo particolarmente! E’ come se, durante un processo, l’accusato rendesse una “confessione spontanea” in cui ammette la fondatezza delle accuse rivolte nei suoi confronti e gli avvocati (d’ufficio) si affannano a voler per forza difendere il “reo confesso” e a smontare “l’accusa”!

Purtroppo, duole dirlo, ma a Napoli si è ormai venuta a creare una vera e propria “lobby” che vede Sarri come una sorta di “divinità intoccabile”, e finanche chi, in più occasioni, ha detto/scritto che sin dalla primavera 2015 considerava il tecnico toscano “la migliore soluzione possibile per il dopo-Benitez” e che tuttora lo reputa tra i primi tre allenatori italiani ma che, al tempo stesso, non ne condivide la gestione dell’organico, oppure chi -come già fatto, a novembre scorso, da Armando Coppola su soccerqube.com- lo definisce “un grande allenatore, ma un pessimo gestore” (http://www.soccerqube.com/archivio/sarri-pessimo-gestore/ ), viene pubblicamente accusato di “lesa maestà” e per questo meritevole “di essere processato dinanzi al Gran Consiglio Sarrista” (così come –ironicamente- riportato da quei simpatici mattacchioni della Pagina “Sarrismo – Gioia e Rivoluzione!).

Ma ciò che più di ogni altra cosa deve far riflettere è come, a Napoli, ci si debba sempre divedere su tutto e su tutti: “turnoveristi” vs anti-“turnoveristi”, filo-societari vs “papponisti”, pro-Sarri vs anti-Sarri, “rafaeliti” vs “mazzarriani”. Aveva proprio ragione il “maestro” Mimmo Carratelli due estati fa quando, ricordando tra l’altro la frase dell’allenatore del Napoli degli anni ‘50/’60 Eraldo Monzeglio “Dottorino, a Napoli non farete mai niente di buono!”, evidenziava come noi Napoletani, “poiché non vinciamo scudetti a ripetizione (…) siamo eternamente insoddisfatti” e, di conseguenza, contestando sempre ogni cosa, ci facciamo la guerra gli uni contro gli altri, essendo incapaci di trovare qualcuno o qualcosa che ci vada bene e ci metta tutti d’accordo…

….a meno che (come scritto tempo fa da qualcuno -che adesso non ricordo- in Rete), considerato che, come visto, è altamente improbabile trovare uno che piaccia e vada bene a tutti, per “cementare” e mettere finalmente d’accordo questa tifoseria perennemente divisa a metà, non si trovi qualcuno che, al contrario, scontenti tutti (o quasi) come, ad esempio, Guidolin allenatore ed Enrico Fedele Presidente (magari, visto che non sembra abbia -da solo- le possibilità per rilevare la società da De Laurentiis, a capo di una cordata di imprenditori napoletani e cinesi)!

Non me ne vogliano assolutamente Guidolin e Fedele ma, al momento, non mi pare che nessuno dei due goda in città di simpatie e popolarità tali da poter “spaccare”, anche loro, l’ambiente a metà… E – magari- chissà che, essendo una volta tanto tutti uniti e remando tutti nella stessa direzione (contro!), non sia la volta buona che anche a Napoli si possa fare, finalmente, qualcosa di buono!

Giuseppe Santoro

“Chi va pe chistu mare… chisti pisce piglia!”

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No, non mi riferisco a Maurizio Sarri, che per me era, è e resta il miglior allenatore italiano (al pari di Ancelotti e, duole ammetterlo, di Conte…), e non sarà questa sconfitta a far cambiare il mio giudizio su di lui, anzi, se anche, per assurdo, il Napoli dovesse malauguratamente perderle tutte, resterò di questa opinione (del resto per lui parlano il gioco –bellissimo- fin qui espresso dalla squadra e i risultati –eccezionali- fin qui ottenuti); ce l’ho, piuttosto con tutto quel “ciarpame” di tifosotti e tifosette, addetti ai lavori, ex calciatori, ex allenatori e ex direttori sportivi tuttora disoccupati, comici, attori, cronisti, “giornalettisti” e opinionisti vari che, pur di andare (talvolta anche per evidenti “diktat editoriali”) contro il Presidente De Laurentiis, che da mesi invoca una maggiore turnazione della rosa, fino al punto di esternarne le sue considerazioni “urbi et orbi” nella non felice serata di Madrid, hanno sempre “giustificato” l’allenatore e continuato a dire che stava facendo benissimo a far giocare (quasi) sempre gli stessi (anche in presenza di più gare ravvicinate dovute alle partite di coppa). Non c’è bisogno di essere un preparatore atletico per sapere che è impensabile giocare ogni 3-4 giorni sempre con gli stessi uomini, a maggior ragione se ogni partita la si gioca a livelli di intensità così elevati come fa il Napoli di Sarri; eppure, la stragrande maggioranza dell’ambiente partenopeo, ossia coloro che hanno elevato “il maestro di Figline” quasi allo stesso rango di Maradona e San Gennaro, per cui “qualsiasi cosa faccia va sempre tutto bene” (che poi, in buona parte, sono gli stessi che, due estati fa, contestarono De Laurentiis per aver ingaggiato l’ex tecnico dell’Empoli…) si sono guardati bene dal sottolinearlo, anzi, quasi lo esortavano a continuare (a sbagliare), preferendo puntare il dito contro De Laurentiis e contro quei pochi che, invece, invocavano e auspicavano un maggior coinvolgimento dell’intero organico, bollandoli, dispregiativamente come “vedove di Benitez” (che invece del turn-over aveva fatto una sorta di dogma imprescindibile)!

Chissà cosa starà passando adesso per la testa ad Aurelio De Laurentiis e, soprattutto, se qualcuno dei tantissimi che in questi giorni hanno caricato i fucili contro di lui starà facendo “mea culpa” e magari riconoscendo che forse il Presidente non aveva poi tutti i torti…
Tornando a De Laurentiis spero vivamente che non gli parta l’embolo e, soprattutto, che non agisca di impulso, fino a poter arrivare a prendere decisioni affrettate e immotivate: il mondo intero sta ancora gridando allo scandalo per l’esonero di Ranieri (con il Leicester a ridosso della zona retrocessione) per cui sarebbe ancora più ridicolo (e, francamente, da irriconoscenti…) solo pensare di esonerare un allenatore che, dopo l’eccellente campionato dello scorso anno, è ancora terzo in classifica, agli ottavi di Champions League e alle semifinali di Coppa Italia. Certo, qualcuno potrebbe anche dire che c’è un terzo posto da salvaguardare e che, talvolta, il fine giustifica il mezzo, ma la faccia, lo stile e la riconoscenza valgono, a mio avviso, di più: del resto, ricordiamolo, il Napoli non è mica “obbligato” ad andare in Champions tutti gli anni, il Napoli, piaccia o no, non fa parte delle famose “top-10”, come lo sono, ad esempio, il Real Madrid, il Bayern Monaco, il Barcellona o la stessa Juventus, società per le quali, in virtù di fatturati, blasone, bacino d’utenza, ranking, monte-ingaggi, etc, si parlerebbe di fallimento sportivo se, per ipotesi, un anno non dovessero centrare la qualificazione alla massima competizione continentale; il Napoli fa parte della cosiddetta “seconda fascia”, ossia la stessa che comprende, tra le altre, anche squadre di rango come Liverpool e Borussia Dortmund e, in tutta sincerità, non mi pare che due anni fa Klopp fu esonerato dai giallo-neri quando la squadra toppò clamorosamente la qualificazione alla Champions e lo stesso dicasi con il Liverpool (al momento la squadra di Klopp, dopo essere stata a lungo seconda, è quinta e, pertanto, virtualmente fuori dalla Champions, eppure nessuno si sogna l’esonero dell’allenatore per cercare di arrivare perlomeno ai preliminari).

Pertanto, non resta che “fare quadrato” attorno a squadra, allenatore e società (il famoso “spalla a spalla” predicato a suo tempo da Benitez) e andare avanti, magari sperando che il tecnico comprenda, finalmente, che ha una rosa di 24 elementi validi e che deve fare affidamento su tutti ma, soprattutto, che l’intero ambiente capisca che non si fa il bene del Napoli e dello stesso Sarri, giustificando sempre, per “fideismo” o “partito preso”, ogni sua scelta: chi davvero stima il tecnico toscano deve fargli capire che nella gestione dell’organico sta sbagliando! Chi invece continua a negare l’evidenza, dicendo che sta facendo bene così, non lo aiuta affatto e non aiuta il Napoli.

Poi a giugno se ne (ri)parla…

Giuseppe Santoro

Napoli, se con Sarri si arriva ai “saluti”, prendi Paulo Sousa!

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Premessa: ho riflettuto a lungo se pubblicare o meno queste mie considerazioni-riflessioni (tra l’altro già “partorite” all’indomani delle indiscrezioni pubblicate su “Il Tempo” in cui si riferiva di un ipotetico contatto tra l’entourage di Sarri e alcuni intermediari della Juventus…), in quanto, visto il vespaio di polemiche scatenato dalle dichiarazioni rilasciate da De Laurentiis al termine della gara di Madrid, avrei voluto evitare strumentalizzazioni e passare per uno che vuole “destabilizzare” l’ambiente, in particolar modo in prossimità di un filotto di partite importantissime per il prosieguo della stagione, ma poi mi sono detto:

1) figuriamoci se i calciatori e l’allenatore del Napoli leggeranno mai questo mio “articolo”;

2) e se anche, per assurdo, queste mie considerazioni fossero state pubblicate sul New York Times e riportate dai media di tutto il mondo, non capisco come e perché dei professionisti seri, retribuiti fior di milioni e che militano in una squadra che staziona stabilmente ai vertici del campionato nazionale e partecipa alle coppe europee ormai da anni, possano farsi condizionare da talune considerazioni. Ripeto: sono professionisti, non… “peracottari”! E cosa dovrebbero dire, allora, alla Juventus, dove già tutti o quasi sanno dell’ormai certo addio di Allegri a fine stagione? Oppure al Bayern Monaco, dove ogni volta la società ha deciso per un avvicendamento in panchina lo ha sempre reso noto con largo anticipo (Jupp Heyncken nel 2013 centrò il “triplete” già sapendo che era stato scelto Guardiola al suo posto e lo stesso Guardiola, lo scorso anno, comunicò a stagione in corso che a giugno sarebbe passato al Manchester City e già sapeva che Ancelotti lo avrebbe sostituito sulla panchina dei bavaresi)? Parlare, quindi, di “destabilizzazione” e/o condizionamenti, è a mio avviso da “provinciali”, non da squadra di vertice quale è, invece, il Napoli.

Quando circa due anni or sono (febbraio/marzo 2015) a Napoli iniziavano a circolare le prime ipotesi sul futuro dell’allora tecnico Rafa Benitez (che aveva il contratto in scadenza al 30 giugno…) e la sua permanenza sulla panchina azzurra non appariva più così certa come lo era invece qualche mese prima (ricordo che all’indomani della partita di Doha l’allenatore del Napoli appariva blindatissimo e intoccabile), il sottoscritto fu uno dei primi (e pochissimi!) ad auspicare, nel caso in cui ci fosse stato un cambio in panchina a fine anno, l’ingaggio dell’allora tecnico dell’Empoli Maurizio Sarri, in quanto letteralmente affascinato dal gioco “propositivo ed europeo” dei toscani (e per questo ritenevo -e tuttora ritengo- la scelta del tecnico di Figline la migliore soluzione possibile per il dopo-Benitez…) ed enorme fu la mia soddisfazione quando, in estate, una volta consumatasi nel peggiore dei modi possibili (leggi mancato raggiungimento del terzo posto che avrebbe consentito al Napoli di disputare i preliminari di Champions per il secondo anno consecutivo…) la separazione dal tecnico spagnolo e dopo aver incassato il rifiuto dell’allora allenatore del Siviglia (e attuale tecnico del Paris Saint Germain) Unai Emery, il Napoli -dopo aver valutato anche altre soluzioni (Mihajlovic, Prandelli, Montella, Spalletti, etc)- decise di puntare, tra lo stupore generale, sul tecnico toscano.

Sono passati quasi due anni e, paradossalmente, sembra di essere un po’ tornati a quei tempi: il Napoli, oggi come allora, è in corsa su tre fronti -terzo in campionato oggi, terzo/quarto due stagioni fa a poca distanza dalla Roma seconda, è giunto in ambedue casi alle semifinali di Coppa Italia e mentre oggi è arrivato agli ottavi di Champions, due anni fa, dopo aver superato i turchi del Trabzonspor ai sedicesimi, era in attesa di disputare gli ottavi di Europa League contro la Dinamo Mosca (la corsa del Napoli terminò poi in semifinale dove fu, a sorpresa, eliminato dagli ucraini del Dnipro)- e, oggi come allora, la permanenza dell’allenatore sulla panchina del Napoli per la prossima stagione non appare più così scontata come lo era qualche settimana fa.
E come due anni orsono, dissi -a marzo- che nel caso in cui Benitez fosse andato via da Napoli mi sarebbe piaciuto vedere Maurizio Sarri alla guida degli azzurri, oggi dico che, nel caso in cui a fine stagione Sarri dovesse lasciare la panchina del Napoli (per scelta sua, perché la società dovesse decidere di cambiare puntando su un altro tecnico, perché il rendimento della squadra dovesse malauguratamente calare nella parte finale della stagione e gli azzurri non dovessero centrare la qualificazione alla prossima Champions, oppure perché, al contrario, il Napoli dovesse essere protagonista di un grandissimo finale di stagione -magari arrivando secondi e vincendo la Coppa Italia- e Sarri dovesse, per questo, ricevere qualche proposta “irrinunciabile” da parte di un top-club europeo), mi piacerebbe che l’eventuale erede dell’allenatore toscano sia l’attuale tecnico della Fiorentina Paulo Sousa.

Naturalmente qualcuno potrebbe storcere la bocca al pensiero di un avvicendamento in panchina tra Sarri e il portoghese, sostenendo che tra i due non vi sia paragone e ritenendo, almeno a livello di gioco, il toscano superiore all’attuale allenatore dei viola, tuttavia -premesso che se prendiamo per buono ciò che tutti diciamo, ossia che il Napoli pratica il miglior calcio d’Italia, questo discorso non dovrebbe valere solo nei confronti di Sousa ma per qualsiasi altro allenatore- ritengo che la Fiorentina sia una di quelle poche squadre (insieme all’Atalanta di Gasperini, l’Empoli di Giampaolo e, a sprazzi, la Roma di Spalletti e il Sassuolo di Di Francesco dello scorso anno) che, negli ultimi due campionati hanno espresso, dopo il Napoli, un gioco apprezzabile e divertente. Certo, come appena detto, non come quello offerto dal Napoli, anche se, per onestà intellettuale, va ricordato che il livello tecnico e la qualità complessiva della rosa della Fiorentina non è come quella degli azzurri, per cui non si può escludere che, alla guida di un organico superiore, Sousa possa raggiungere livelli come quelli del Napoli di Sarri. Pertanto azzardare un paragone adesso e affermare sin d’ora che il Napoli, con un eventuale cambio, farebbe un passo indietro (un po’ come quelli che sostenevano/temevano un ridimensionamento tecnico all’arrivo di Sarri sulla panchina azzurra…) è quanto mai pretestuoso. E a coloro che ritengono il portoghese un allenatore più adatto ad squadra che lotta per l’Europa League o, al massimo, per il terzo posto e, quindi, non ancora pronto per lottare per le primissime posizioni, vorrei ricordare che Allegri, prima di approdare al Milan e vincere il campionato, aveva allenato in A solo il Cagliari (tra l’altro non terminò neanche l’ultima stagione essendo stato esonerato…), che Conte, prima di approdare a Torino e vincere con la Juve, aveva allenato il Siena in B e, in precedenza, aveva collezionato una sola esperienza in A alla guida dell’Atalanta (anche per lui conclusa anzitempo) e che lo stesso Sarri, prima di giungere sulla panchina del Napoli, aveva allenato in A solo l’Empoli (condotto brillantemente alla salvezza). Faccio, altresì, notare che Paulo Sousa è stato in più occasioni accostato alla panchina della Juve come uno dei papali sostituti di Allegri per la prossima stagione… Ergo: se a Torino lo ritengono all’altezza non vedo perché il portoghese non potrebbe fare al caso del Napoli!

Ciò detto, va anche ricordato che Sousa, finora, vanta anche una piccola, ma discreta, esperienza nelle Coppe Europee, avendo all’attivo una partecipazione in Champions League alla guida del Basilea (terminata agli ottavi dopo aver superato il girone all’italiana) e tre partecipazioni Europa League, di cui una con il Maccabi Tel Aviv (conclusasi ai sedicesimi di finale dopo essere arrivato secondo nel proprio girone) e due con la Fiorentina (anche queste terminate prematuramente ai sedicesimi dopo aver, in entrambi i casi, superato il girone iniziale); obiettivamente ancora poco se rapportato ai mostri sacri delle panchine europee ma nemmeno pochissimo se si considera che, ad esempio, Montella, da più parti e a ragion veduta ritenuto uno dei tecnici italiani più interessanti, conta finora solo due partecipazioni all’Europa League (seppur più “longeve” essendo arrivato rispettivamente agli ottavi e alle semifinali…) o che lo stesso Sarri annovera, finora, solo due partecipazioni alle Coppe: l’Europa League dello scorso anno (terminata ai sedicesimi di finale proprio come la Fiorentina di Sousa) e la Champions League di quest’anno.

Ma, aldilà di queste nozioni meramente “statistiche” e oltre al già menzionato fatto che le sue squadre hanno sempre praticato un buon calcio, ciò che mi farebbe maggiormente protendere per il tecnico portoghese, qualora a fine anno le strade del Napoli e di Sarri dovessero separarsi, è l’indubbia e fin qui dimostrata capacità dell’attuale tecnico della Fiorentina di saper valorizzare i giovani (in particolare quelli cresciuti nel vivaio della squadra mentre, mi duole dirlo, Sarri finora non ha lanciato praticamente nessun prodotto delle giovanili, non avendo concesso nemmeno un minuto in A ai vari Luperto, Dezi, Roberto Insigne, Lasicki, etc, anzi, addirittura, va detto che neanche in una situazione di emergenza, come quella venutasi a creare con l’infortunio di Milik e la contemporanea squalifica di Gabbiadini, ha ritenuto opportuno portare in panchina il centravanti della Primavera Negro, al contrario di quanto fatto, ad esempio, da Allegri a Torino che, in una situazione analoga, ha convocato –e fatto esordire sia in campionato che in Champions- il sedicenne Kean!) e l’intero organico, praticando un discreto turn-over (ossia proprio ciò che maggiormente si “rimprovera” al pur ottimo Sarri…), senza contare il non trascurabile dato che, dopo i vari Mazzarri, Benitez e Sarri, il Napoli potrebbe contare su un tecnico “meno integralista” dal punto di vista tattico, dal momento che Sousa, pur schierando spesso un 3-4-2-1 (ad onor del vero molto diverso da quello utilizzato per tre stagioni e mezzo a Napoli da Mazzarri, ossia con un’ala molto offensiva come il giovane Chiesa a destra e un terzino a sinistra piuttosto che due terzini e dei centrocampisti palleggiatori di indubbia qualità in mezzo al campo -come Bedelj, Vecino e/o Borja Valero- piuttosto che dei mediani di lotta e quantità alle spalle dei trequartisti), ha dimostrato di possedere una certa duttilità, provando anche altri moduli e sperimentando diverse soluzioni a seconda dell’avversario (basti pensare a Sanchez schierato, all’occorrenza, da centrocampista centrale, da difensore centrale o da esterno basso di destra in una linea difensiva a quattro, a Borja Valero schierato sia a centrocampo come regista/interno che come trequartista, a Bernardeschi utilizzato prevalentemente da trequartista ma provato, all’occorrenza, anche come mezzala o esterno di centrocampo, etc).

Senza contare che, essendo relativamente giovane (classe 1970), con uno come Paulo Sousa si potrebbero, eventualmente, anche porre le basi per quel famoso “progetto a lunga scadenza” tanto caro a molti, dal momento che, in più occasioni mi è capitato di leggere e/o ascoltare tifosi che immaginano/desiderano per l’allenatore del Napoli un tragitto e una permanenza sulla panchina azzurra simile a quella di Ferguson con il Manchester United o di Wenger con l’Arsenal: sorvolando il non trascurabile fatto che in ambedue i casi si è trattato della classica figura “all’inglese” dell’allenatore-manager, figura questa ancora non prevista in Italia, men che meno attuabile a Napoli con un Presidente molto “presenzialista” come De Laurentiis, tuttavia vorrei far notare che Ferguson approdò sulla panchina dei Red Devils all’età di 45 anni circa e Wenger su quella dell’Arsenal a 48; pertanto un’ipotesi simile, per quanto difficilmente praticabile, è più probabile da perseguibile con uno di 47 anni che non con un allenatore prossimo ai 60….

Per tutto quanto sopra esposto, nel caso in cui a giugno, per qualsiasi motivo, il Napoli dovesse cambiare guida tecnica, la mia personalissima preferenza va a Paulo Sousa e, considerato che il contratto che lega il portoghese alla Fiorentina è in scadenza a giugno, spero che il Napoli, in attesa di vedere come si evolverà la situazione relativa alla posizione di Sarri, possa quanto meno “opzionarlo”, anticipando così la concorrenza di altre squadre ed evitare di rimanere poi spiazzato in caso di eventuale “divorzio” dal tecnico di Figline; una società moderna ed efficiente quale il Napoli punta ad essere sempre di più, deve sapersi muovere d’anticipo e prevenire ogni eventuale evenienza.

Giuseppe Santoro

P.S.: è doveroso precisare, a scanso di equivoci, che –personalmente- mi auguro solo che il Napoli continui a migliorare sempre di più nel corso degli anni e ad inseguire successi sempre maggiori, a prescindere dall’allenatore; che sia Benitez, Sarri, Sousa o…… Guidolin, a me interessa solo il “bene” del Napoli! Ovviamente, come tutti, ho le mie preferenze e non ho remore ad esporle (e motivarle), possibilmente in tempi non sospetti, proprio come feci due anni or sono con Sarri!

Cosa resta davvero di Real-Napoli ma non se ne parla

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Va premesso che vivendo in quel di Madrid il mio punto di vista è diverso e con una prospettiva differente rispetto alla percezione che di questo match si è avuta in Italia. Questo sicuramente mi offre una quantità  di spunti e di sensazioni che non sono trapelate sui media Italiani. A distanza di una settimana dalla oramai celebre partita del Bernabeu  la discussione è sempre molto alta, sia in Italia che in Spagna. Ma con toni nettamente divergenti. In Italia il dibattito è stato quasi del tutto monopolizzato dallo sfogo di De Laurentis e dalla reazione di Sarri, ai tweet di Reina e via cantante. Tra l’altro, sembra quasi che il discorso si sia chiuso nella notte di Madrid, e già  quasi non si dà  importanza alla gara di ritorno al San Paolo. Il che è del tutto illogico,  visto che la qualificazione è ancora in bilico. Ma c’è un’altra cosa, che è stata quasi eliminata dai media italiani, e che invece ha avuto grande risalto in terra Iberica: il gran impatto dei tifosi napoletani sulla città. La notte antecedente e il giorno della partita sono stati innanzitutto un grande spettacolo umano. Una vera e propria festa, ricca di colori, in cui l’azzurro incontrava il bianco delle merrngues in tanti bar, vie, piazze e negozi della capitale spagnola. Per la Gran via, Puerta del sol , per il Paseo de la Castellana la fiumana del tifo partenopeo ha letteralmente conquistato la città.  Con un altissimo tasso di simpatia e   di amicizia che si è sparso in ogni lato. Tanto per le strade che nello stesso stadio le due tifoserie si sono mischiate, non solo senza problemi, ma anzi con una forte stima reciproca e in un clima disteso e amichevole. Tanto che sono stati dedicati articoli alle canzoni e alla storia del tifo napoletano dai giornali più prestigiosi come il celebre Marca E guadagnarsi il rispetto e l’amicizia della tifoseria  madri lista, vi assicuro, non è affatto semplice. Inoltre, nonostante la prova non esemplare dell’undici di Sarri, la qualificazione è ancora aperta. E per tutta la città di Madrid si incontra il timore per un ritorno al San Paolo (definito un vero e proprio inferno) che ritengono( a mio avviso a ragione) complicato, tenuto conto anche di alcune prestazioni in trasferta che hanno offerto i blancos  durante la stagione, e conoscendo bene la forza incredibile del Napoli in casa. Ecco quello che invece è sparito( o quasi) dai media italiani. Sarebbe bello che da oggi fino alla gara di ritorno si tornasse a mettere al centro questo: la grande umanità e forza dei napoletani e la speranza reale e concreta di una possibole( seppur difficile) rimonta.

Attilio Di Lauro